Rilascio provvisorio per Paolo Amalfitano. Scoppia la polemica politica a Dakar

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Gaetano Di Meglio | Paese che vai, strumentalizzazione che trovi. E così che Paolo Amalfitano, lavoratore innocente di Ischia, si è trovato in mezzo ad un casotto internazionale che sembra aver imboccato la strada della soluzione.

La società armatrice non rilascia dichiarazioni e la famiglia, coerente con quanto annunciato nei giorni scorsi, resta nel silenzio “istituzionale” anche se, off record, fa sapere che i contatti con Paolo sono costanti e che la trattativa tra lo stato africano, la compagnia armatrice e lo stato italiano procede con cautela e nel verso giusto.
Le notizie che emergono, sia dai social network che dalla stampa senegalese sono, in parte, confortanti.

Secondo www.dakaractu.com, l’ischitano Paolo Amalfi e il comandante Pasquale Mattera, insieme con la coppia tedesca Lukas Schmitzberger e Carolin Verna Stanzi hanno ricevuto un rilascio provvisorio
Sempre secondo le fonti di stampa senegalesi, i cittadini dei paesi europei sono sottoposti a specifiche misure di controllo giudiziario e non possono, al momento, lasciare il territorio senegalese, sarebbe questa una delle condizioni obbligatorie per il loro rilascio provvisorio.
Lo ricordiamo, Pasquale Mattera e Paolo Amalfitano, membri dell’equipaggio della nave Grimaldi “Great Nigeria”, sono agli onori della cronaca dopo la scoperta di 798 chili di droga sequestrati a Dakar, a bordo del ro-ro.

Pur condividendo la posizione della famiglia Amalfitano e degli armatori che non rilasciano dichiarazioni e chiedono di calare le attezioni mediatiche, non possiamo sottrarci al nostro dovere di informatori.

Sulla vicenda, come un contrappasso di quello che accade in Italia quando si tratta di immigrati, la politica senegalese se le sta “suonando” a suon di twitter.

LA BAGARRE POLITICA

Apre le danze il leader dell’Alleanza per la cittadinanza e il lavoro, l’ex primo ministro Abdoul Mbaye, che lancia il suo attacco con un tweet politico sulla vicenda: “Droga sequestrata al porto. Secondo la stampa, tutti i cittadini stranieri coinvolti sarebbero stati rilasciati su cauzione. Debolezza di un regime ma molto aggressiva quando si tratta dei suoi cittadini? Aspettiamo che la spiegazione del Procuratore capisca meglio.”
E’ evidente che Abdoul Mbaye possa essere il nostro “Salvini”. Ma sulla bacheca dell’ex primo ministro senegalese si amplia la polemica con 91 Retweet e 259 Mi piace.
Noi Italiani, dopo lo sperpetuo e lo squallido teatrino a cui assistiamo da oltre un mese, tra Papeete e Parlamento, non ci meravigliamo a qualche commento: “Per un politico rispettoso, avere prove attendibili è più credibile che dire: “… secondo la stampa …”. Con tutto il rispetto. Dio protegge il Senegal.”

Secondo la stampa africana è in corso una trattativa tra la compagnia armatrice e gli uffici della dogana ma, non avendo dati ufficiali e fonti attendibili, se non qualche tweet, ci fermiamo con il racconto che, fino ad ora sembra positivo.
Se la famiglia è contenta dell’operato dell’armatore e se la stessa ci chiede, ancora, di tenere abbassati i riflettori, dobbiamo credere che forse hanno ragione. Per ora prendiamo ci prendiamo la buona notizia diffusa dall’ex primo ministro del Senegal: “Secondo la stampa, tutti i cittadini stranieri coinvolti sarebbero stati rilasciati su cauzione”. Tanto basta!

LA RICHIESTA DI SILENZIO DELLA FAMIGLIA AMALFITANO
I familiari di Paolo Amalfitano “attesa l’estrema delicatezza della vicenda, non hanno voluto e non vogliono darne amplificazione mediatica che rischierebbe di essere addirittura controproducente.”
E aggiungono “Ciò posto, la famiglia di Paolo Amalfitano, nel ringraziare tutti quanti hanno manifestato ampia solidarietà e partecipazione, invita i Direttori delle testate giornalistiche che hanno divulgato la notizia, alla pubblicazione della presente nota ed appellandoci al diritto all’oblio confidiamo nel ritiro degli articoli da internet”

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