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Riina “non colpevole” per la morte di Federica Taglialatela

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La morte di Totò Riina, avvenuta la notte scorsa nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma, farà estinguere a Firenze il processo di appello sulla strage del treno Rapido 904, la “strage di Natale” del 23 dicembre 1984.

La strage, dove trovò la morte la nostra Federica Taglialatela e che vedeva il boss come unico imputato con l’accusa di esserne mandante. E’ questa la conseguenza della sua morte.

La prossima udienza è fissata al prossimo 21 dicembre e in quella occasione la corte di assise di appello prenderà atto del decesso di Riina dichiarando il processo chiuso per la morte del presunto reo. In primo grado Salvatore Riina era stato assolto dalle accuse che gli erano mosse.

Nella strage del Rapido 904 morirono 16 persone e oltre 260 restarono ferite per lo scoppio di una bomba su treno Napoli-Milano sulla ferrovia fra Firenze e Bologna. C’erano state condanne passate in giudicato, fra cui quella all’ergastolo di Pippo Calò, fedelissimo di Riina.

Una storia processuale, questa che vede coinvolta la nostra Federica e il boss dei boss, molto particolare che a settembre del 2017, ha vissuto una pagina tutta nuova.

Il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Firenze, giudice Salvatore Giardina che ad ottobre è andato in pensione, aveva disposto il rinvio a data da destinarsi dell’udienza spiegando che la composizione del tribunale “non dispone del tempo materiale per la rinnovazione dibattimentale”.

Per lo stato Italiano, ci piaccia o no, Totò Riina non è stato il mandante della strage del Treno 904, quella in cui è morta la nostra Federica

 

La strage del Natale 1984. L’attentato avvenne alle 19.08 del 23 dicembre 1984 all’interno della grande galleria dell’Appenino tosco-emiliano tra Vernio e San Benedetto Val di Sambro. A far esplodere il treno, che proveniva da Napoli ed era diretto a Milano, fu una carica di esplosivo, probabilmente caricata a Firenze in alcune valigie.  Per quella strage sono stati già condannati in concorso, in via definitiva, i boss Giuseppe Calò, Guido Cercola, Franco Di Agostino e l’artificiere Friedrich Schaudinn.

Le motivazioni della strage. La strage terroristica sarebbe stata commessa, secondo l’atto di accusa della Procura di Firenze, “al fine di agevolare od occultare” l’attività di Cosa Nostra per mantenere e assicurare “l’impunità degli affiliati e garantendo la sopravvivenza della stessa organizzazione”. Le indagini che hanno portato al processo di Riina furono riaperte sette anni fa.

 

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