Riforndare Ischia sulla bellezza

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Elio Valentino | Impietriti, fermi, attoniti nelle nostre case, impauriti per il nostro futuro. Ma stiamo pensiamo al dopo Covid?
Cosa sarà di noi dopo la pandemia? La nostra isola riuscirà a sviluppare un progetto di rinascita turistica?
La chiusura di un marchio così identitario come il bar Calise, è il segno indelebile del declino, che malinconicamente ci rimanda a ricordi di bei tempi andati, e lascia una inquietudine nel nostro animo. L’ombra oscura di una crisi, economica, umana e professionale, confonde le nostre coscienze e offusca l’orizzonte del futuro.
Dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà che ci attendono ed essere pronti a nuove sfide. Ma sembra che alla nostra classe dirigente questo aspetto passi inosservato. Abituati a “campare” di rendita delle bellezze che la nostra isola ci ha lasciati in eredità. Una eredità che dovrebbe essere tutelata, difesa, ma che evapora giorno dopo giorno tra le tastiere e i buoni propositi degli internauti.

Ricette per la resurrezione eco-turistica, terreno ormai incontrastato dei social, strabordano. Gli “intellettuali di pronto intervento” o come li chiamava Enzo Biagi i “rieccoli”, protagonisti di un chiacchierìccio provinciale poco risolutivo, si arrovellano incauti in un dibattito infinito, in cui prevale l’indifferenza di chi dovrebbe esercitare delle scelte, che mai arriveranno. Ma queste dinamiche appartengono all’uomo digitale, ormai escluso dalle scelte democratiche sul destino del nostro paese. I social hanno ammazzato la democrazia, in cambio di un vacuo dibattito continuo che non pone al centro dell’opinione pubblica le scelte, a volte scellerate, della nostra classe dirigente. Lo strumento offre un’analisi sommaria, che dura qualche minuto, e poi scivola nel dimenticatoio generale che soddisfa solo chi ha scritto il post di turno, per una corsa al maggior numero di commenti compiacenti e like da collezionare.
I social è proprio il terreno fangoso prediletto dal potere politico ed economico, soprattutto perché le opinioni si frammentano, e, per il principio del “Dividi et impera”, i politici locali dormono sogni sereni e continuano a perseverare una politica senza idee, senza progettualità, dimenticandosi del ruolo istituzionale e il motivo per cui sono stati incaricati.

Per porre al centro del dibattito pubblico forse basterebbe che tutte le associazioni di categoria, e gran parte della comunità siano unite, dopo aver scelto e condiviso un tema importante, che sia appoggiato da tutti. Ma soprattutto che persista nel tempo. Per fare ciò l’isolano dovrebbe avere una appartenenza molto forte con il suo territorio.
Mai come in questo momento è il tempo della responsabilità della politica, delle associazioni di categorie, della stampa. Ognuno nel proprio ruolo.
La classe dirigente non può essere innocente è responsabile del futuro dei nostri figli, ormai destinati ad una emigrazione forzata.

La spina dorsale della nostra economica è costituita dagli albergatori, che, dagli anni 60 in poi, hanno incassato, somme stratosferiche, investendo solitamente in ampliamenti in camere vuote, quasi tutto l’anno, per un turismo mordi e fuggi.
L’associazione albergatore sta pensando a qualche azione di promozione del nostro territorio? Ha una proposta? Casomai qualche spot sulle reti nazionali ed internazionali, per ricordare al mondo che Ischia è viva e pronta per l’accoglienza? Gli isolani meritano delle risposte.
Lo stato del sistema di accoglienza e infrastrutture è disarmante. Molti turisti arrivavano ad Ischia, anche se non abbiamo fatto nulla per meritarlo. Prima avevamo l’illusione che il sistema funzionava, ma in realtà non lo stavamo gestendo. Ischia esisteva nonostante noi. Il rischio è quello di una concorrenza estremamente agguerrita rispetto agli anni precedenti, soprattutto dopo quasi un’anno di deserto economico, un periodo siderale, che ci proietta in una povertà ante guerra. Depressi e incazzati, ci chiediamo ogni giorno cosa possiamo fare per fronteggiare la crisi economica, senza accorgerci di quello che abbiamo davanti .Non possiamo accontentarci di una stagione limitata dei mesi di luglio ed agosto e settembre. Il turismo è ancora il settore maggiormente in salute; nonostante tutto, la gente ritornerà a viaggiare.

Avremo raggiunto la nostra maturità offrendo un turismo sostenibile, senza intaccare il territorio o cancellare l’identità.
È necessario ampliare la ricerca di un turismo emozionale ed esperienziale, cioè proprio quello che Ischia può offrire; una concentrazione di qualità, bellezza, storia e benessere che nessuno al mondo possiede. Cambiamo il nostro modo di accogliere il turista. Rifondiamo sulla bellezza la nostra isola, non solo estetica (e qui si aprirebbe un altro capitolo). L’ospite è sacro e va trattato come noi vorremo essere trattati e questo non dipende solo dai politici e da una classe dirigente poco preparata ma soprattutto da tutti noi ischitani. Così quando un amico ci viene a trovare lo ospitiamo in una casa pulita ed accogliente e speriamo che resti soddisfatto; anche la nostra “isola felice” dovrebbe essere un salotto e luogo di cordialità soprattutto di un turismo internazionale.
Serve urgentemente un tavolo di confronto tra tutte le forze di questo paese. Quali saranno le azioni della nostra classe dirigente? I sei sindaci si stanno confrontando in videoconferenza? Come viene spesa la tassa di soggiorno? Le amministrazioni su questo punto latitano. Siamo sicuri che tutte le strutture versano la tassa di soggiorno ai comuni?

Forse; più di grandi opere e di riorganizzazione urbanistica, sarebbe il caso di investire le risorse, nell’ordinaria manutenzione, no ai grandi spazi, ma una seria rivalutazione dei borghi storici, del verde pubblico, dell’artigianato, dei percorsi ecologici, tutto collegato ai tempi che stiamo vivendo (wi-fi gratuito, smart city ), cioè in tutte quelle risorse che la nostra isola offre. Ovvero ricerca di identità. Progettualità, visione del futuro. Saremo di nuovo colonizzati, da forze economiche oscuri, che probabilmente stravolgeranno quello di bello ancora ci è rimasto?
Sorge il dubbio che la nostra classe politica e non solo, forse non è in grado di gestire un momento cosi difficile.
Come disse Alexandre Dumas :” Preferisco i mascalzoni agli imbecilli, perché ogni tanto, si concedono una pausa”.

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