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Riforma della giustizia? Sarà per la prossima volta!

Referendum 12 giugno 2022: Il dato definitivo ha fissato un’ affluenza poco sopra al 20,9% e per nessuno dei 5 quesiti è stato dunque raggiunto il quorum. Con l’affluenza alle urne più bassa della storia, il flop dei flop referendari è davvero senza precedenti.

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Attore e Spettatori di Anna Fermo | L’ammissione di sconfitta netta nelle parole del senatore della Lega Roberto Calderoli: “Adesso succede che abbiamo perso. E’ inutile nasconderlo. Non ci sono storie. I numeri dimostrano che 10 milioni hanno partecipato, gli altri non hanno inteso farlo”.
Intanto, ieri, Lunedì 13 giugno, alla sera, è comunque ripartito in Commissione giustizia del Senato la discussione sulla riforma Cartabia per la quale sono stati presentati, non solo dalla Lega, ma da tutti i partiti, inclusi quelli di governo, più di 300 proposte di modifica. Per il Carroccio, è chiara intenzione quella di riproporre tutti gli emendamenti già presentati alla Camera e tra questi, ha aggiunto proprio Calderoli, “credo che vi siano anche quelli che raggiungerebbero il medesimo risultato di un eventuale referendum approvato”, auspicando che la riforma Cartabia venga approvata “con quelle modifiche per cui la si possa chiamare riforma, cosa che oggi non è”.

La battaglia per cambiare la giustizia dunque non si sarebbe fermata con l’esito referendario di domenica, “ma anzi riparte con rinnovato slancio”, hanno assicurato fonti della Lega, certe, insieme al Partito Radicale, che “una volta vinte le prossime politiche nel 2023, verrà messo mano al sistema”. Tuttavia, resta il dato del Flop definitivo fornito dal Viminale che ha completato il calcolo dei votanti nei 7.903 Comuni italiani, fissando l’affluenza poco sopra al 20,9%, la più bassa della storia, e, sentenziando che per nessuno dei quesiti referendari è stato raggiunto il quorum. Ai minimi storici anche i dati registrati nelle grandi città: Milano al 20,7%, Roma al 16,7%, Napoli al 14,8%. Su scala nazionale questi gli esiti di dettaglio:

Per il primo quesito, quello sulla Legge Severino, c’è stata un’affluenza del 20,9%, la più alta;

Per il secondo, quello sulla limitazione delle misure cautelari, del 20,88%;

Per il terzo, quello sulla separazione delle funzioni dei magistrati, stessa percentuale del 20,89%;

Per il quarto, quello sul diritto di voto per i laici nei consigli giudiziari sulle valutazioni dei magistrati del 20,88%;

Per il quinto, sull’abolizione della raccolta di firme per la candidatura dei togati al CSM anche 20,88%.
I partiti degli italiani che hanno votato di più ? Il 52,3% dei votanti al referendum è di centrodestra e il 26,4% di centrosinistra. Per appartenenza politica: Fratelli d’Italia 23,9%, Partito democratico 21,5%, Lega 17,5%
Movimento 5 Stelle 10,5%, Forza Italia 8,8%, altri partiti di centrosinistra 4,9%, Azione / + Europa 3,2%
altri di centrodestra 2,1%, Italia Viva 2,1%, altri partiti 5,5%. Non si sa mai che questa percentuali si rivelino poi le stesse per le prossime elezioni politiche!
E’ davvero stata tutta colpa dei media, che non ne avrebbero parlato abbastanza, come ha sottolineato la senatrice Giulia Bongiorno, in prima linea, con Salvini, sui referendum sulla giustizia? Forse, la verità è anche da ricercarsi nello scarso impegno messo al riguardo proprio dai promotori, Lega e Radicali insieme. Salvini, tra viaggio in Russia, battaglia sul catasto (decreto fiscale) o sulle concessioni balneari (decreto concorrenza), forse si era dimenticato dei 5 quesiti referendari e non li ha messi al centro della sua propaganda politica?
Può dirsi che solo negli ultimi giorni si son dati una mossa, avviando quella che è stata dagli stessi definita “una fortissima iniziativa politica” che, insieme con i Radicali, avrebbe dovuto sensibilizzare l’opinione pubblica e “sradicare la cappa di silenzio calata sui referendum” con tanto di lettera di allarme inviata dal vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, al Capo dello Stato, sul silenzio colpevole dei media. Ma gli spot promossi dalla Lega sono stati forse troppo pochi, per non parlare poi dei banchetti, qualche centinaio, mentre i Radicali in fin dei conti hanno fatto quello che potevano, seppur nei limiti che contraddistinguono le loro forze. Non che gli altri partiti del centrodestra abbiano poi fatto la loro parte, macchè!

Forza Italia ha appoggiato i cinque quesiti per cambiare la giustizia, ma l’impegno non c’è l’ha proprio messo e si è visto. Fratelli d’Italia non ha partecipato nemmeno alla raccolta delle firme ed ha detto “no” a due quesiti su cinque (quello sui limiti alla custodia cautelare e quello sull’abolizione della legge Severino). Italia viva e Azione seppur a favore, essendo partiti molto piccoli, non hanno né messo né tolto. In ogni caso, Renzi ha dato la colpa dell’assai probabile flop alla Consulta visto che “sono saltati i tre quesiti fondamentali per attirare le persone, quelli su cannabis, eutanasia e responsabilità civile” (dei magistrati). Dal canto suo, il M5s, contrario, ha tifato per il flop ed ha avuto ragione, mentre il Pd, con una posizione più articolata, lasciando formalmente “libertà di coscienza” a ciascuno, ha comunque palesato, nelle parole delò
Segretario Enrico Letta, che “la vittoria del sì sarebbe un problema” perché “una riforma compatta della giustizia (Cartabia, ndr) non si può fare coi referendum abrogativi”.

In ogni caso, i risultati di oggi hanno dato ragione alle opinioni dei principali sondaggisti sulla sorte dei referendum. Nelle ultime rilevazioni, il raggiungimento del quorum si era già rivelato un obiettivo piuttosto difficile se non impossibile.
Come si sa, un referendum, per essere valido, deve raggiungere un quorum di tutto rispetto: il 50% più uno degli aventi diritti al voto. Alle elezioni politiche del 2018 (ultimo dato disponibile) gli aventi diritto al voto erano 46.604.925 di cittadini per la Camera dei Deputati, giacchè votano anche i 18 enni, e la metà più uno fa 23.302.426. Una cifra ritenuta, dai più, siderale. Ecco, bisognava raggiungere proprio questo stesso numero! Di qui il Flop storico visto che il numero dei votanti è stato davvero lontanissimo da questo tetto minimo.

Il dato “effettivo” della partecipazione, tra l’altro, potrebbe essere stato ancora più basso. Secondo un’elaborazione di YouTrend sui dati diffusi dal ministero dell’Interno, escludendo i comuni in cui si è votato anche per le elezioni amministrative, l’affluenza per i referendum è stata pari 14,7%.
Il dato complessivo finale è stato “trascinato” oltre il 20% solo perché laddove si votava anche per i sindaci e i consigli comunali (poco meno di 1.000 comuni) a ritirare le schede per i quesiti referendari è stato ben il 50,9% degli aventi diritto.

In altre parole, il quorum per i referendum sulla giustizia è stato virtualmente superato (di poco) solo nei comuni in cui si votava contestualmente anche per le elezioni amministrative.
Il “traino” delle elezioni amministrative sui referendum poi, non ha avuto come effetto solo un aumento dell’affluenza, ma anche un’altra conseguenza: l’aumento esponenziale dei voti non validi (schede bianche, nulle e contestate) nei comuni in cui si è votato anche per il sindaco. Secondo i dati del ministero dell’Interno relativi al primo quesito, elaborati da YouTrend, in questi comuni, le schede non valide sono state infatti ben il 13,7% di quelle depositate nelle urne, sfiorando il 20% in comuni capoluogo come Barletta e Messina. Per avere un’idea dell’enormità di questo dato basti pensare che, nei comuni dove non si è votato anche per le amministrative, i voti non validi sono stati solo il 2,4%.
A scrutinio quasi terminato, i 5 referendum sulla giustizi hanno tuttavia registrato la vittoria platonica dei sì. Ma se quest’ ultima è stata schiacciante per la separazione delle carriere dei magistrati (74,2% sì e 25,8% no), per la valutazione dei magistrati estesa ai membri laici dei consigli giudiziari (72,1% sì e 27,9% no) e per l’abolizione della raccolta di firme per l’elezione dei componenti togati del Csm (72,7% sì e 27,3% no), lo è stata meno per gli altri due referendum. Il quesito sull’abolizione della legge Severino ha registrato infatti il 54,1% di sì e il 45,9% di no. E quello sulla limitazione della custodia cautelare il 56,2% di sì e il 43,8% di no.

In definitiva, l’obiettivo di chi intendeva introdurre una serie di cambiamenti in materia di magistratura e di amministrazione della Giustizia non è stato centrato e ciò, oltretutto, accomuna questi referendum alle altre consultazioni referendarie che si sono svolte in Italia nell’ultima decina d’anni. Tutti flop!
Va da se che il flop dei flop alla fine riveli la peggiore delle verità: noi italiani ci stiamo allontanando sempre più dalla partecipazione politica diretta quanto indiretta.
Occorrerà ripensare davvero al nostro senso civico, ai nostri diritti, ma soprattutto doveri!

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