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Ricostruzione, 4 milioni di buoni motivi per dire fermatevi

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Ida Trofa | Continuiamo il nostro viaggio nella vergogna di un atto, il PdRi della Regione Campania che non risponde ai dettami normativi della stessa Legge su cui si fonda e che, di fatto, pone una seria opzione sul futuro delle comunità isolane a partire da quelle colpite del Cratere Sisma di Ischia 2017. Un pericoloso gioco di colori e scatole ad incastro che mettono in evidenza la minaccia rappresentata dalla Legge Genova nella sua versione concordata per riammettere la Regione Campania e i suoi manovrini alla gestione sismica con il suo Piano.
Continuiamo il nostro viaggio nel Piano della Ricostruzione di Ischia. Tra le caselle rosso e arancio di un insano disegno che, sin qui, ha solo indicato i complessi immobiliari potenzialmente delocalizzabili per i quali il Terremoto di Casamicciola, la sua contabilità speciale, ha già pagato la ristrutturazione ed il rientro a casa degli inquilini.

Nei tratteggi e nelle chiazze di rosso è possibile evidenziare l’intollerabile spreco, la totale rispondenza del PdRi al contesto in cui si inserisce, alla sua storia nel recente passato. Appena 6 anni (sic…). Una storia fatta di danno, ordinanze. La totale mancanza di rispondenza del Piano al presente fatto di vita e ripopolazione dei luoghi. Un Piano regionale che Non tiene conto della quotidianità e del vissuto.
Fatti, atti e circostanze che sono state possibili sin qui, ancora, in ossequio alla legge Genova, ai provvedimenti di Commissari delegati, prima, e straordinari, poi. Sono stati resi possibili perché, questi ultimi, hanno consentito l’investimento di fondi pubblici e soldi statali. Soldi ed investimenti a vuoto? Si, leggendo alcune tavole del Piano, è proprio così.
Quel che valutiamo, oggi, nel viaggio tra le mappe regionali è l’aspetto legato ai rischi, prima non rilevati, oggi paventati e non chiariti dall’intervento di Palazzo Santa Lucia. L’aspetto, per così dire, tra il sismico e il “chissà” regionale. Oggi valutiamo anche l’aspetto della economicità, gli sprechi istituzionali di provvedimenti che si sovrappongono e si elidono a vicenda. Contraddizioni in soldoni. 4 milioni di euro di buoni motivi per dire: fermatevi!

La normalità post sisma 2017 e pre PdRi 2022. Tra indennizzi per riparare e CAS chi ha pagato e chi e chi pagherà cosa

Restiamo alle ordinanze n.2 per i danni lievi, le 7 e le 17 per i danni pesanti con tutti “bis” e le repliche che si sono rese necessarie per tutte le suddette disposizioni in questi 5 anni, al fine di consentire il ripristino e la messa in sicurezza delle unità immobiliari, dopo l’evento, e contestualmente favorire il rientro di interi centri cittadini, in questo momento, nuovamente abitati. Ordinanze che, laddove siano state rispettate, hanno consentito di riparare il danno da sisma. Un fenomeno parallelo si è in ciò generato. Ovvero il taglio dei costi del CAS, il contributo di autonoma sistemazione. Man mano che le famiglie rientravano e coscienziosamente rinunciavano al contributo, dove è accaduto, si è ottenuto la revoca degli sgomberi post sisma ed il ritorno a quella che gli esperti chiamando “normalità”. La normalità post sisma 2017 e pre PdRi 2022. Soldi pubblici sprecati, indennizzi e contributi multipli che pesano e peseranno sulle casse dello stato e sulla vita della gente. Tra indennizzi per riparare casa e CAS. Allora val bene chiedersi chi ha pagato e chi e chi pagherà cosa…

Provvedimenti che si “annullano” a vicenda

Restiamo, inoltre, al Capo III del testo coordinato (per riammettere la Regione Campania al gioco delle spartizioni con il PdRi) della Legge Genova troviamo tutti gli elementi che ci aiutano a capire il rischio di emettere provvedimenti che potremmo dire a ritroso e che di fatto annullano ogni precedente atto o, almeno, causano la necessità di prevedere investimenti economici statali multipli se non tripli per sanarne gli effetti e le mancate o tardive previsioni degli atti stessi.
Ci sono alcuni casi emblematici nelle ipotesi tratteggiate sui territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di Ischia interessati che ci aiutano a capire quando sia maldestro lo scacchiere regionale con un rosso delocalizzazione che può causare perdite di tempo, spopolamento e doppi se non tripli indennizzi sullo stesso immobile.
Un atto, il Piano Regionale che da qualsiasi aspetto lo si legga, non fa che disattendere la Legge su cui si bontà e gli stessi dettami che si impone nell’atto della sua redazione.

Prima li riparano con i soldi del terremoto, poi li delocalizzano

Le contraddizioni del Piano Regionale che ci condanna, i rischi economici a cui espone il paese emergono in specifiche aree colorate sulla tavola “DO 02.02 ottobre 2022/presa d’atto 2 novembre 2022”. Nelle specificazioni per la Zona 1 sono indicati ampi nuclei abitati, riparati con fondi del sisma e ora da delocalizzare.
In questa tavola sono indicati immobili prima riparati con i soldi del terremoto, ritenuti dalla regione da delocalizzare. Delocalizzati ancora con i soldi del terremoto? Creiamo nuovi sfollati? Gli sfollati del Piano intervenuto dopo?Dubbi leggiti. Legittime perplessità.
Questi nuclei (Valle del Cotto- Santa Barbara- Majo- Cava-Pantane-Cognole- Scialicco-Baiola […]) dopo il terremoto, gli sgomberi e le AEDES, sono tornati, infatti, ad essere popolati.Dopo avere ottenuto i fondi delle riparazioni dal Terremoto stesso che le aveva danneggiato, hanno rispettato le ordinanze commissariali, hanno ottenuto il riconoscimento degli indennizzi, hanno sanato il danno certificato da Aedes superato il rischio che le stesse contemplavano e, da anni, in alcuni casi mesi, sono ritornati a popolarsi rinunciando al Contributo per l’autonoma sistemazione (CAS) di cui erano destinatari per la perdita della residenza stabile e continuativa.
Un percorso logico che si inserisce anche nei principi di tutela e messa in sicurezza e persegue l’obbiettivo di ottimizzare i costi ed economizzare il sostegno agli sfollati del sisma, in particolare, con la cessazione dello Stato di Emergenza che fa gravare questi costi tutti sul bilancio della Ricostruzione vera e propria.

4 milioni di buoni motivi per fermare il Piano degli orrori

La decisione di delocalizzare investe anche i già destinatari di fondi del sisma. Così focalizzeremo l’attenzione su due casi in particolari di indennizzo da danni pesanti che da soli raggiungono la stratosferica cifra di quasi 3 milioni di euro già indennizzati con decreto del Commissario Straordinario per la ricostruzione. Due danni pesanti la cui analisi specifica ci da il senso della incompiutezza e della pericolosità delle scelte regionali e del suo Circo degli orrori.
Con ordinanze 7 -7 bis e 2, almeno da tre anni per un immobile in quel di Piazza Majo a Casamicciola, con Decreto, vengono riconosciuti indennizzi per poco meno di un milione di euro.
Si tratta del Decreto n. 1209 del 16/09/2021.Oggetto: D.L. 109/2018, art. 20, comma 2, lettera a). Ordinanza n. 7 del 27 settembre 2019 e Ordinanza n. 7-bis del 27 novembre 2020.
Provvedimento di concessione dei contributi per il ripristino con miglioramento/adeguamento sismico e la ricostruzione di immobili con struttura ordinaria, a uso abitativo ed a uso produttivo, gravemente danneggiati o distrutti dal sisma del 21 agosto 2017.
Comune di Casamicciola Terme – Contributo concedibile Euro 635.485,76.
Ancora l’interventi di riparazione immediata di edifici ed unità immobiliari ad uso abitativo e produttivo non classificati agibili, che hanno subito danni lievi a causa degli eventi sismici del 21 agosto 2017. Ammissione a contributo -Immobile in Casamicciola Terme, Piazza Maio – scheda AeDES n. 1274 del 04.09.2017 – Ordinanza di sgombero n. 709 del 05/12/2018. Somma ammessa a contributo è di € 73.335,18 escl. IVA e cassa (inferiore al COSTO CONVENZIONALE al netto di IVA e cassa € 73.591,20).

Ancora nell’era dell’ordinanza 17, qualche centinaio di metri più in basso, con decreto dopo la Conferenza Speciale al Decreto vengono riconosciuti poco meo di 1 milione e mezzo di euro per riportare in sicurezza un immobile è consentire il rientro dei suoi occupanti.
Con Decreto n. 1461 del 20.10.2022. Oggetto: D.L. 109/2018, art. 18, comma 1, lett. b). Ordinanza n. 17 del 31 maggio 2022. Conferenza speciale dei servizi ai sensi dell’art. 6 dell’Ordinanza n. 17 del 31 maggio 2022. Contributo per il ripristino con miglioramento/adeguamento sismico e la ricostruzione di immobili con struttura ordinaria, a uso abitativo ed a uso produttivo, gravemente danneggiati o distrutti dal sisma del 21 agosto 2017. Comune di Casamicciola Terme . Contributo concesso € 1.471.387,92 (incluso Iva ed oneri di legge).
Circa 2 milioni di euro investiti nella messa in sicurezza e due casi eclatanti che quanto meno dovrebbero indurre a riflettere i nostri decisori istituzionali,
Se poi si vuole indugiare nel dettaglio, ancora possiamo contare almeno 16 casi di danni lievi (ordinanza commissariale n.2 ) per oltre 2 milione di euro di danni lievi e di immediata riparazione che sono già stati destinati e pagati e che oggi il PdRi rimette. Abbiamo almeno 4 milioni di motivi, quindi, per dire Fermatevi!

PdRi: P come presunzione, D come disastrom R come regionale, I come ignoranza

Su questo scenario che si ci ostina a chiamare piano, PdRi, si legge una macroscopia P di presunzione, l’enorme D di disturbo e la R regionale di una ignoranza funzionale.
Il PdRi fin qui ha aggiunto danno al danno. Ma non solo. Spreco di soldi pubblici. Confusione. Ci si aggiunga una sostanziosa dose di ignoranza ed il quadro desolante e pericoloso di questo piano regionale è tracciato.
L’Ignorante è colui che ignora e, sicuramente, chi ha colorato le mappe regionali ignorava che sotto le campiture “rosso delocalizzazione” c’erano immobili che hanno risolto e da tempo il danno per cosi dire sismico.

Esposti al rischio
Ora, alla luce delle mappe regionali costoro che hanno investito già i soldi del terremoto avranno uno strumento per dire che lo Stato li ha fatti vivere esposti al “Rischio”. E giù con nuove richieste di risarcimento è potenziali canali di indennizzo. Bene, bravi, bis.
Il Piano Regionale crea, infatti, nei presupposti nuovi livelli di potenziali richieste di indennizzo pubblico. Lo fa sconfessando le regole e le disposizioni del passato e di ben due commissari straordinari per al ricostruzione. Lo fa sconfessando tutti gli strumenti che gli stessi organi istituzionali hanno utilizzato per stabilire gli indennizzi di stato e le contestuali revoche delle ordinanze di sgombero da Sisma e di rimando del riconoscimento o meno, del diritto al CAS, il contributo di autonoma sistemazione pagato dallo Stato.
Chi è rientrato in casa lo ha fatto agendo secondo i dettami commissariali e rispettando le regole dello stato. Quelle regole che oggi vengono disconoscete, cancellate, delocalizzare e messe in discussione dal Piano.
Questi 4 milioni di euro spesi chi le paga? State sprecando soldi giocando a riesco con rischi reali e presunti!

La cosa grave è che chi ha redatto il piano non ha tenuto conto della normativa. Lo sapevano a Santa Lucia che l’Italia, da normativa vigente, ha pagato oltre 4 milioni di euro per mettere in sicurezza gli immobili che oggi la regione vuole delocalizzare e che questi immobili sono già abitati? O pensano solo alle aziende della ex funzionari regionali con l’incarico a gettoni che non sapete come gestire politicamente? Non c’è nessuna nobiltà amministrativa, nessuna bontà istituzionale in quello che su sta perpetrando. Solo interessi e speculazioni.
È più che evidente come esista un vuoto normativo che di fatto oggi ancora di più con il PdRi rallenta le procedure di ricostruzione.


Quel che la legge Genova dice la Regione disattende

Riportiamo i passaggi salienti della legge sul terremoto che i gravi vuoti normativi a cui ci destina il PdRi. Basta leggere gli Articoli della norma che lo stesso Piano regionale sconfessa smantellandone i criteri.
All’Art. 17 nell’Ambito di applicazione e Commissario straordinario, quest’ultimo “assicura una ricostruzione unitaria e omogenea nei territori colpiti dal sisma, anche attraverso specifici piani di delocalizzazione e trasformazione urbana ((, finalizzati alla riduzione delle situazioni di rischio sismico e idrogeologico e alla tutela paesaggistica)), e a tal fine programma l’uso delle risorse finanziarie e adotta le direttive necessarie per la progettazione ed esecuzione degli interventi, nonché per la determinazione dei contributi spettanti ai beneficiari sulla base di indicatori del danno, della vulnerabilità e di costi parametrici”.
Per la Ricostruzione privata ai fini del riconoscimento dei contributi nell’ambito dei territori, il Commissario straordinario “provvede a individuare i contenuti del processi di ricostruzione e ripristino del patrimonio danneggiato stabilendo le priorità sulla base dell’entità del danno subito a seguito della ricognizione effettuata, sulla base dei danni effettivamente verificatisi”. Quindi essenziali nelle previsioni normative sono: il danno subito e ricognizione degli agibilitatori, la scheda Aedes e le ordinanze commissariali.

All’Art. 21 i Criteri e le modalita’ generali per la concessione dei contributi per la ricostruzione privata che rafforzano la tesi del vuoto normativo aggravato dal Piano di ricostruzione. Secondo la legge i contributi possono essere concessi, a domanda del soggetto interessato, a favore delle unita’ immobiliari danneggiate o distrutte dal sisma e classificate (Scheda Aedes ndr) con esito B, C o E ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 5 maggio 2011, che alla data del 21 agosto 2017.
All’Art. 22 troviamo indicati gli Interventi di riparazione e ricostruzione degli immobili danneggiati o distrutti e si conferma la necessità di un danno effettivo. Lo stesso che il Piano non contempla. Ancora di più se si consoliderà che il danno da sisma è stato riparato.
Anche Art. 23 per gli interventi di immediata esecuzione “al fine di favorire il rientro nelle unita’ immobiliari e il ritorno alle normali condizioni di vita e di lavoro, per gli edifici con danni lievi non classificati agibili secondo la procedura AeDES, che necessitano soltanto di interventi di immediata riparazione di carattere non strutturale, i soggetti interessati possono, previa presentazione di apposito progetto e asseverazione da parte di un professionista abilitato che documenti il nesso di causalita’ tra gli eventi sismici di cui all’articolo 17 e lo stato della struttura, ((e attesti la valutazione economica)) del danno, effettuare l’immediato ripristino della agibilita’ degli edifici e delle strutture.
Insomma non si scappa dal nesso e soprattutto molti degli edifici cosi indennizzati dal Commissario per la ricostruzione e che hanno permesso il ritorno a casa delle famiglie sono indicati come da delocalizzare. Chi pagherà se il sisma ha già pagato la riparazione? Chiedetelo alla Regione!
Infine all’ Art. 24 la Procedura per la concessione e l’erogazione dei contributi è chiara. “Alla domanda sono obbligatoriamente allegati, oltre alla documentazione necessaria per il rilascio del titolo edilizio soprattutto la “relazione tecnica asseverata a firma di professionista abilitato e in possesso dei requisiti di cui all’articolo 30, attestante la riconoscibilità causale diretta dei danni esistenti agli eventi sismici di cui all’articolo 17, a cui si allega l’eventuale scheda AeDES, se disponibile, o l’ordinanza di sgombero.
Tutte previsioni e fatti che la regione disattende.

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Mentre il main stream si accende sulla parola “condono”, “abusivismo” e segue un infame algoritmico, Andrea Sannino prende posizione...
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