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Ricordi. Calcio campano al top con Enzo Pastore

Se n’è andato in ospedale dopo aver lottato come un leone, nonostante la recente perdita della moglie avvenuta solo prima di Natale 2020. Il male che lo aveva attaccato si è rivelato più forte di lui e alla fine ha vinto: con la morte di Enzo Pastore, figura cardine del calcio in Campania a partire dagli anni ’80, finisce un altro pezzo di storia non solo del football locale ma anche nazionale.

Colto, acuto, grande conoscitore di norme e regolamenti federali come forse nessuno in Italia, aveva in epoca remota anche contribuito a scrivere gran parte di quelle fondamenta che, variate non di molto, ancora caratterizzano lo scandire della vita calcistica a livello istituzionale.

Sotto di lui il Comitato Campano arrivò quasi a primeggiare in Italia per numero di Società nonostante le gravi ed ataviche quanto irrisolte problematiche che avviluppavano e ancora limitano la società campana e la carenza di strutture. Fu sempre pronto tuttavia anche ad innovare: a lui si deve l’istituzione dei Corsi regionali per Dirigenti Sportivi poi imitati in tutta Italia e il battesimo presso il polo Universitario di Cassino del Corso di Laurea in Servizi Giuridici per lo Sport, tutt’ora un unicum.

Già capace di scrivere acuti pezzi per alcune delle principali testate giornalistiche nazionali quando neppure era maggiorenne, brillantissimo studente prima al liceo e poi all’università, calciatore per diletto e perfino allenatore abilitato, ha saputo essere un vulcano di idee e a suo modo un innovatore nell’ingessato e pachidermico mondo della FIGC.

Il suo percorso federale, culminato prima con l’incarico di Segretario del Comitato Regionale Campania e poi con l’elezione alla Presidenza dello stesso, fu tranciato di netto solo pochi anni fa da uno scandalo che riguardò l’acquisizione di una sede da parte del Comitato stesso per la quale ancora, indomito, combatteva nelle aule dei tribunali.

La sua competenza è stata trasversalmente riconosciuta ma va detto, nel rispetto di quello che è anche stato il suo personaggio oltre che la sua persona, che non tutti lo hanno amato forse anche in virtù di un ruolo che non poteva certamente piegarsi a sistematici richiami e richieste. E’ stato temuto più che rispettato e di questo se n’è sempre crucciato non poco.

Le sue ultime battaglie contro un calcio che non lo ha più riconosciuto e voluto e contro alcuni dei personaggi che ad oggi ancora si muovono in quel contesto in maniera fumosa e strisciante, sembravano dargli ampie riserve di coraggio e vigoria mentre invece hanno sicuramente minato il suo corpo fino alla resa finale.

Lascia due figli e, che sia chiaro, un vuoto formale e sostanziale che appare difficilmente colmabile nel breve e medio periodo per quanto attiene all’attuale dirigenza regionale e non solo della FIGC.

PALLONE SGONFIATO

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