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Richiami elettromagnetici e fucili abusivi: a Ischia parte la stagione del bracconaggio

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«L’obiettivo è quello di richiamare in un unico luogo grandi masse di uccelli migratori. Poi, sarà strage». Luigi Di Meglio e Lina Paolella, guardie dell’Ente Nazionale Protezioni Animali, spiegano con cura il funzionamento di un richiamo elettromagnetico appena sequestrato  nell’ambito di una perlustrazione tra i boschi isolani. E’ un phonopil, uno strumento utilizzato dai bracconieri per “dopare” la battuta di caccia. «Questo non “canterà” più – spiegano gli ambientalisti – perché è stato confiscato. Ma sull’isola sono ancora in tanti ad essere in funzione». E la legge è chiara: il divieto assoluto ai richiami da caccia sussiste per quelli sonori a funzionamento meccanico, elettromagnetico  ed elettronico.  L’articolo 21, lettera “r”, della Legge 157/1992 sulla Caccia, infatti,  recita testualmente:  «E’ vietato a chiunque usare a fini di richiamo uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali e richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono».
Ma non finisce qui: tra i sequestri effettuati nel week end da parte dell’Enpa nell’ambito di un’operazione più vasta, i cui contorni saranno delineati solo nelle prossime ore, è stato sequestrato anche un fucile con relative munizioni.
E’ iniziata dunque col piede decisamente sbagliato la stagione venatoria sull’isola d’Ischia, inaugurata una settimana fa con il ferimento di una poiana a Chiummano: il rapace fu raccolto con un’ala fratturata e trasferito all’ospedale veterinario Frullone, dove gli esami radiografici hanno confermato i sospetti: è stato impallinato. Con chiaro dolo, essendo un animale facilmente riconoscibile durante il volo, tanto più da cacciatori provetti. E allora? E allora continuano a esserci alcune “pecore nere”, sull’isola, che gettano ombre su una categoria foltissima, quella dei cacciatori, peraltro rappresentata da un coordinamento particolarmente attento alle norme e al rispetto per l’ambiente, che è parte integrante del “credo” venatorio. Perché non si raggiungano gli sconfortanti risultati degli ultimi anni, con una vera e propria ecatombe che vide abbattuti gufi, falchi pellegrini, poiane, aironi e persino cicogne, l’auspicio è quello di una ritrovata sensibilità ambientale e di controlli sempre più pervasivi nel nostro territorio.
Anche perché l’isola d’Ischia non si fa certo pubblicità positiva con casi del genere, complice – per la verità – anche una certa dose di evitabile sensazionalismo.
«Non è certamente un caso isolato – ha spiegato nei giorni scorsi a Retenews24 Fabio Procaccini, delegato a Napoli della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) – sull’isola ce ne saranno decine e decine che non sono state trovate ma lasciate lì a terra. A Ischia, nonostante la buona volontà degli agenti di polizia, i controlli sono insufficienti – ha proseguito Procaccini – l’attività di antibracconaggio è stata molto silente negli anni scorsi, e continua ad esserlo oggi. Pensi che in Sicilia addirittura si uccide per scaramanzia: all’inizio della stagione della caccia (fine settembre-inizio ottobre), i bracconieri mettono mano al fucile per uccidere un adorno contro il rischio ‘corna’ della moglie.” Se non colpisci un volatile tua moglie ti tradirà”, è il succo della folle e assurda usanza, non lontana però dalla violenta logica di un comune bracconiere. Perché a quanto pare dietro il fucile, il grilletto e i proiettili non c’è business, interesse economico o esigenza di cacciare per poi cibarsi della preda. E a quanto pare mente anche chi cerca di giustificare le fucilate contro gli uccelli ipotizzando che siano proprio questi ultimi a disturbare la caccia regolare, cibandosi di prede come la quaglia o le lepri. Dietro tutto questo c’è solo l’istinto di uccidere, non esiste altra ragione. A Ischia, terminati i lavori stagionali, non sanno più cosa fare». Ecco un buon esempio di come passare dalla ragione al torto al solo scopo di fare sensazionalismo.
pasrai

1 commento

  1. Un giorno il mio amico “Giosuè” disse: “la pargoletta mano a cui tendevi”…per anni non ci ho capito un “fico secco” di ciò che intendesse, oggi, leggendo “tra le righe” di questo articolo, mi è definitivamente chiaro il pensiero del suo “Antico Pianto” e…a quale “albero” le sue “lacrime”…tendessero arrivare.
    I cacciatori non hanno il tempo per annoiarsi, oltre ad ad andare a caccia, loro, lavorano sempre… le famiglie dei cacciatori non si nutrono di “chiacchiere”; tra l’altro, pur sapendo che tra di loro potrebbero esserci delle “pecore nere”, si guarderebbero bene dal far “casini” nel web. Amano la loro isola, sanno che vivono di turismo e…”i loro panni”, al fine di non perderci pure “il sapone”, guarda caso, con impegno, serietà e sudore… “li lavano in casa” . *Cacciatore a vita

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