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Riccardo Iovene: “Ischia è stremata. I sindaci si facciano carico del malessere sociale”

Nella nota del sindacato Cobas Turismo Ischia l’analisi degli esiti tangibili e ipotizzabili della crisi socio-economico-sanitaria. Come può la piccola Ischia modificare l’angolo di questo piano inclinato? Forse non può ma ha quantomeno il dovere di provarci. “Camorra SPA & Soci” rappresentano la multinazionale più attiva nel meridione d’Italia

Ugo De Rosa | L’emergenza sociale, il dramma lavoro e la crescente realtà poco positiva che stiamo vivendo è lo scenario sul quale arriva un nuovo affondo di Cobas Ischia. Riccardo Iovene, responsabile del sodalizio sindacale, sottoscrive un attacco forte.

«A distanza di quindici mesi – scrive Iovene – dall’inizio della pandemia è possibile e doveroso effettuare un’analisi degli esiti tangibili e ipotizzabili della crisi socio-economico-sanitaria che vada al di là del semplice cronoracconto. L’illogicità di numerose misure restrittive, il ricorso a forme di sostegno del reddito scriteriate, insufficienti ed inique, l’incapacità da parte delle amministrazioni comunali di partorire piani di rilancio dell’economia locale in vista dell’attivazione dei nuovi fondi europei (POR, Recovery Fund), il tracollo del nostro sistema sanitario, la formulazione di provvedimenti di carattere prettamente emergenziale da parte delle istituzioni di ogni livello: tutto questo non fa altro che alimentare l’involuzione della speranza in illusione.

La classe dirigente dell’ Isola D’Ischia, nel dettaglio, si dimostra ancora una volta incapace di generare una rete, comunicativa ed operativa, tra tutti gli attori in campo: parti sociali ed istituzioni locali.
Si tratta di una frammentazione ingiustificata ed anacronistica, non sussiste infatti alcuna forma di reale conflitto sociale in questo momento e non sussisterà fino a quando le riaperture non consentiranno di dare alla luce un nuovo concetto di normalità. Non esiste campo, non esiste pallone, non esiste partita.

Ma se l’assenza di conflitto si traduce in puro immobilismo, ciò che ci attende, in un futuro estremamente prossimo, altro non è che il fallimento di un sistema Ischia già minato dalla colpevole irragionevolezza di un’intera cittadinanza.
E’ palese – siamo ben consapevoli che questa affermazione ci classificherà come complottisti – la volontà da parte di poteri economici, meno occulti di quanto si possa pensare, di mettere in ginocchio ampi settori produttivi del nostro Paese ed in particolar modo quella piccola-media impresa tanto invisa alle grandi lobbies planetarie.

La finanziarizzazione del settore turistico – continua il sindacalista -, previo rastrellamento low cost dei suoi asset strategici, rappresenta l’obiettivo cardine all’interno di un progetto di multinazionalizzazione più ampio, a cui il nostro governo non può e non vuole opporsi, a causa della totale mancanza di reali e significative partnership con altri paesi europei ed extraeuropei e della conseguente incapacità di incidere su palcoscenici internazionali. Siamo soli ed accerchiati dagli squali. Come può la piccola Ischia modificare l’angolo di questo piano inclinato?

Forse non può ma ha quantomeno il dovere di provarci. “Camorra SPA & Soci” rappresentano la multinazionale più attiva nel meridione d’Italia e la più papabile tra le destinazioni ultime delle nostre aziende a rischio fallimento o già fallite. Patto per lo sviluppo dell’isola, disobbedienza civile organizzata e strutturata che si opponga agli abusi perpetrati dal Governo (attraverso provvedimenti privi di ratio), tavoli di confronto tra le parti sociali, superamento del lavoro in somministrazione che tanto nuoce al dialogo tra dipendenti ed imprese, allontanamento dalle logiche clientelari da parte di eletti ed elettori, abbandono della campagna elettorale permanente che caratterizza l’operato delle giunte comunali: sono solo alcune delle evoluzioni imprescindibili per l’avviamento di un percorso di “Salvezza Isolana”. Consapevoli – conclude Iovene – che questo nostro ennesimo monito possa risultare, come i precedenti, un grido disperato nel bel mezzo di uno sterminato deserto, auspichiamo che i primi cittadini ischitani tutti vogliano abbandonare il chiuso delle loro stanze, facendosi carico di un malessere, profondo e diffuso, prossimo a trasfigurarsi in morte sociale».

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