Regno di Nettuno, ecco il marangone dal ciuffo: presenza in aumento a Ischia

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Prezioso bioindicatore della salute del mare, lungo il promontorio di Zaro le ultime interessanti osservazioni

Una famiglia di marangoni dal ciuffo al completo e alcuni giovani, accompagnati da un adulto: l’ultima osservazione tra le rocce del promontorio di Zaro, a Ischia, conferma la straordinaria biodiversità dell’avifauna dell’area marina protetta “Regno di Nettuno”. Si tratta, infatti, di una specie piuttosto rara a queste latitudini. “Ma come è accaduto per gli altri uccelli marini minacciati e prioritari per le politiche di conservazione dell’Unione Europea, l’istituzione delle aree marine protette ne ha favorito il ritorno nel Golfo di Napoli”, spiega l’ornitologo Vincenzo Cavaliere, inanellatore di uccelli marini e autore degli scatti durante un’uscita con lo staff del Regno di Nettuno.
“In particolare – aggiunge  – questa specie è osservata regolarmente in estate nel Regno di Nettuno a partire dalla prima decade di giugno dal 2009, con una presenza in aumento. Il marangone dal ciuffo (Phalarocrocorax aristotelis desmarestii il nome scientifico) – come il gabbiano corso, la berta maggiore e la berta minore, anch’esse presenti nel Regno di Nettuno, sono endemismi del Mediterraneo: la loro sopravvivenza è strettamente legata allo stato di conservazione del Mare Nostrum”.
La presenza dei marangoni in periodo estivo non è tuttavia un indizio utile ad accertare la riproduzione nel Golfo di Napoli, in quanto la speciae ha un periodo riproduttivo molto precoce (in inverno) ed abitudini dispersive nel periodo post riproduttivo. “Gli individui osservati tutte le estati a Ischia – spiega Cavaliere – provengono con alta probabilità dalle vicine colonie riproduttive dell’arcipelago ponziano”.
“Vista l’importanza della specie per le politiche comunitarie – annuncia il direttore del Regno di Nettuno, Antonino Miccio – sarà impegno del Regno di Nettuno organizzare monitoraggi mirati nel periodo riproduttivo”. Monitoraggi volti anche a verificare l’attesa colonizzazione riproduttiva nell’area marina protetta. “Il ritorno di queste specie nel Golfo di Napoli sono un importante segnale dell’efficacia delle politiche di conservazione, quando correttamente applicate”, conclude Miccio.

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