Regime di “libertà provvisoria” per Paolo Amalfitano. La famiglia smentisce Il Golfo

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C’è chi lavora sodo e chi no. E’ questa la sintesi del nuovo comunicato stampa prodotto dalla famiglia del marittimo ischitano, Paolo Amalfitano, tratto in arresto nei mesi scorsi a Dakar, in Senegal, dopo il fermo del cargo “Grande Nigeria” della Grimaldi Lines in seguito al ritrovamento di oltre 750 kg di droga a bordo.

Prima di proseguire con la nota della famiglia Amalfitano è opportuno, però, chiarire alcuni aspetti importanti. Pur non comprendendo la richiesta di non dare risalto mediatico alla vicenda, l’abbiamo, fin dall’inizio, accettata. Però il nostro compito è raccontare quello che accade al marittimo ischitano insieme agli sviluppi di questa vicenda che lo vede protagonista. E’ impensabile non scrivere, ad esempio, delle esternazioni, dai toni forti, dell’ex primo ministro Senegalese, ora all’opposizione, che critica il suo governo e chiede spiegazioni al “suo” Procuratore.

IL COMUNICATO DELLA FAMIGLIA

Gentile Direttore, rileviamo che sui quotidiani locali odierni sono stati pubblicati nuovamente articoli di stampa relativi alla vicenda che vede, loro malgrado, coinvolti in Senegal il Comandante Biagio Pasquale Mattera e il Primo ufficiale Paolo Amalfitano. Nel ribadire, ancora una volta, che l’indagine “antidroga” condotta dalle Autorità senegalesi è stata agli stessi estesa in virtù del solo ruolo funzionale da essi ricoperto in nave e senza che sussistano indizi di coinvolgimento, neppure labili, a loro carico, occorre precisare, ai fini della corretta informazione, che, da giorni, Comandante e Primo Ufficiale si trovano in regime di “libertà provvisoria”.

Si tratta –come è evidente- di un ulteriore passo in avanti verso la definitiva risoluzione della vicenda che, come già ribadito dai familiari, è in continua evoluzione ed è seguita e monitorata costantemente e sin nell’immediatezza dal Ministero degli Esteri, con la locale Ambasciata, delle Autorità consolari con una propria delegazione e, non da ultimo, dalla stessa compagnia di navigazione “Grimaldi” che è stata e continua ad operare sempre in prima linea, a fianco delle Istituzioni competenti, nella tutela dei diritti dei propri dipendenti ingiustamente coinvolti: tutti, secondo le proprie prerogative, sono attivi e si stanno adoperando, affinché Comandante e Primo Ufficiale siano definitivamente liberi e possano far rientro in Italia.

I familiari del comandante Biagio Pasquale Mattera e del Primo Ufficiale Paolo Amalfitano, anche alla luce della favorevole evoluzione della vicenda, ribadiscono la piena fiducia nelle Autorità preposte e ribadiscono la loro contrarietà all’ amplificazione mediatica del caso che, se ridotta ad una rappresentazione non aggiornata e parziale dei fatti, risulta sicuramente controproducente.

In particolare, i familiari del Comandante e del Primo Ufficiale intendono affermare la propria estraneità rispetto ai contenuti e ai toni del comunicato COSMAR, e al relativo articolo giornalistico a corredo, oggi pubblicato sul Quotidiano “Il Golfo”, rispetto ai quali dissentono.

Contrariamente a quanto ivi si legge, le Autorità italiane, al pari di quelle tedesche, stanno monitorando con la massima attenzione il caso e interloquendo con le competenti Autorità senegalesi, tanto che tutti i cittadini – italiani e tedeschi- che sono stati coinvolti nella attività investigativa senegalese, non si trovano più detenuti in carcere senza che sia stata pagata alcuna cauzione come erroneamente riportato da alcuni mezzi di informazione e, in ogni caso, anche durante il regime detentivo, hanno sempre visto garantite dignitose condizioni di vita e periodiche comunicazioni con i familiari che, sin dal principio, sono state sempre assicurate e non si sono mai interrotte.

Attesa l’estrema delicatezza della vicenda che non è ancora giunta alla definitiva risoluzione, i familiari del Com.te Mattera e del Primo Ufficiale Amalfitano, nel ringraziare tutti quanti hanno manifestato ampia solidarietà e partecipazione, ribadiscono la propria piena fiducia nelle Istituzioni e la volontà di evitare l’amplificazione mediatica del caso, sino al suo favorevole esito conclusivo.

Le famiglie

Mattera e Amalfitano

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