Razzismo di quantità

4WARD today di Davide Conte di Martedì 05 Novembre 2019

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Una quindicina di esagitati non rappresenta un’intera tifoseria e, quindi, non si penalizza un’intera curva e la società ospitante. Questo, neppure quando il loro capo dichiara apertamente che “Balotelli non sarà mai un vero italiano” e che “anche noi abbiamo un negro in squadra”.

Ecco cosa è successo dopo i cori razzisti ai danni di SuperMario durante Verona-Brescia di domenica scorsa, nel rapporto stilato dagli ispettori federali presenti al Bentegodi e che, a loro dire, hanno osservato con attenzione quanto accaduto nel settore incriminato della tifoseria scaligera. Un comportamento diametralmente opposto a quello dell’arbitro Rocchi nel corso di Roma-Napoli di poche ore prima, pronto a richiamare tutti i giocatori a centrocampo e sospendere la partita, seppure per soli due minuti, dopo lo stesso trattamento riservato a Kalidou Koulibaly e al popolo napoletano, bersaglio di cori e offese ben note ai più. Come dire, quando la quantità è sostanza.

Credo che la mancanza di univocità nell’applicazione del regolamento federale (la stessa che consente a DeLigt di restare impunito per il suo fallo di mano contro il Torino, a differenza di Mario Rui o Callejon regolarmente sanzionati nella stessa giornata di campionato) sia lo specchio fedele della sua stessa inefficacia, basata essenzialmente sulla non volontà di combattere seriamente, prevenendolo con sanzioni oltremodo temibili, il fenomeno della violenza verbale negli stadi di serie A.

Sulla disparità di trattamento in base al colore della maglia indossata, poi, preferisco tacere. Questo calcio italiano sempre più finto e marcio, insieme ai suoi tanti “venduti”, meriterebbe solo il taglio viveri (pay tv, presenza allo stadio e quant’altro alimenti le sue casse): sarà anche doloroso per la passione, ma di certo appagante per la dignità di chi ci riesce.

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