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Quello che le Donne non dicono. #25novembre

Dott. Enzo Sarnelli: "Nel rapporto con la madre, ogni donna impara a dire NO alla violenza"

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Dott. Enzo Sarnelli | La femminilità spaventa e affascina donne e uomini: ogni donna deve inventarsi il proprio modo di abitare e soggettivare l’essenza dell’héteros, ossia delle differenze. Ma oggi sappiamo che l’inconsapevolezza del proprio essere, conduce alla deriva. L’uomo che non coltiva il suo romanzo interiore perde se stesso e diviene violento, ovvero colpisce la femminilità, libera e irraggiungibile, la vuole dominare. Si oppone al confronto con la sua ossessione di possedere controllando. La violenza maschile è necessariamente ripetitiva, inizia con le parole, con uno schiaffo e poi con gli agiti. Gli uomini esercitano l’atto violento, probabilmente, perché inizialmente è stato il rapporto fisico, ma nel tempo è divenuto anche psicologico, quindi più complesso da separare. All’uomo violento, non resta altro che mortificare, demolire sistematicamente gli entusiasmi della femminilità. Il tema della violenza sulle donne riguarda tutti, perché tocca il centro vitale della civiltà.

La donna è il nome della differenza, non solo tra i sessi, ma custodisce il senso della differenza. Marx diceva che il livello di civiltà di una società, si misura da come viene considerata la presenza della donna, e da come riesce ad accogliere le sue sfumature. Dove c’è donna c’è heteros, l’amore vive nel rispetto delle differenze, che non sono solo quelle anatomiche, ma intese come diversità. La cultura e la famiglia, rappresentano il laboratorio di vita, essenziale per la crescita e lo sviluppo di ogni essere umano. Potremmo dire che sono le fondamenta dell’uomo, dove tutto ha inizio. E’ senza dubbio vero, che ogni periodo storico, è caratterizzato da cambiamenti, innovazioni e criticità.

Rispetto agli anni 1960 e 1970, abbiamo registrato uno scatenamento brutale della violenza sulle donne. Come mai è accaduto ciò? Sociologicamente, la violenza maschile, prima veniva tradotta in leggi e regolamentata in un dominio che passava attraverso il potere del maschio e la negazione dei diritti della donna. Il legislatore sosteneva la condizione di subordinazione della donna, rispetto al maschio, attraverso apposite leggi come il delitto d’onore, il matrimonio riparatore, lo stupro inteso come offesa alla morale. Le battaglie sociali per emancipare la donna, e le trasformazioni della cultura nelle diverse epoche storiche, hanno realizzato la parificazione dei diritti tra uomo e donna. Così facendo, è venuto a mancare il persecutore sociale. La legge non ha più realizzato la violenza del dominio maschile, a questo punto, il maschio si è assunto il libero arbitrio di farsi giustizia da sé, ricorrendo alla sua potenza fisica, in un confronto di genere fuori misura tra un maschile ed un femminile. Ma è anche vero, che tutti viviamo in una società che tende all’appropriazione dell’oggetto desiderato.

Abbiamo sostituito le relazioni con le cose, e la donna incarna l’oggetto misterioso da possedere e controllare. Potremmo dire, che questa violenza fuori misura del maschio sulla donna, trova la sua origine nella mancata punizione della legge sulla donna, al fatto stesso che la legge ha messo un limite alla prepotenza meramente maschile. Storicamente, la nostra cultura patriarcale ha destinato la donna alla sola maternità, una sorta di addomesticamento della femminilità. Per controllare l’héteros e la sua libertà, abbiamo messo la camicia di forza alla donna, relegandola ad oggetto a servizio della padronanza maschile, non solo sessualmente ma anche del prendersi cura dell’uomo. Accade spesso, che nelle coppie la compagna, la moglie diviene una sorta di madre che deve continuare a prendersi cura e sostenere la vita del compagno, del marito. Ma esistono anche madri, che trasmettono alle figlie il fantasma sacrificale che deriva dalla cultura patriarcale, come il non diritto alla propria libertà, il non essere, e quindi sacrificarsi per il maschio. Il dramma della violenza sulle donne, nasce nella trasmissione tra una madre e una figlia.

Per una donna è difficile abitare la propria femminilità, proprio perché a livello generazionale non è stato facile capire come si fa. Ogni donna impara a dire di no alla violenza, nel rapporto con la propria madre, e come questa madre è stata capace di essere amata e rispettata. Oppure il femminile è stato discriminato dal maschile?. Se la madre è stata assoggettata al padre, sarà più complicato per la figlia dire no alla violenza che la vuole oggetto. Inconsciamente, accade che una donna scelga di continuare ad essere brutalizzata in un rapporto malato, con uomini perversi che decidono di gestire e controllare la vita di queste donne. Pur di non sentirsi abbandonate a se stesse, alcune donne preferiscono essere sollevate dalla responsabilità di soggettivare l’eteros, ovvero di viversi il proprio femminile in modo pieno e autentico, perché ne sono spaventate.

Cosa possiamo fare rispetto alla violenza sulle donne? alfabetizzare gli uomini alla cura delle emozioni, è divenuto un vero impegno sociale, ma c’è bisogno di iniziare dalla culla. E a volte non basta, la cultura e la famiglia forgiano le nuove vite, l’ambiente da il suo contributo e la politica potrebbe focalizzare il riconoscimento dell’alterità, come valore civico. In questo modo, ci sarebbero i presupposti per attraversare la criticità del maschio, rispetto al suo pensare secondo una prospettiva meramente oggettuale e di appropriazione. Imparare ad amarsi, e a perdere, per non colpire più l’altro, lasciandosi, continuando a vivere!.

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