Quella Champions che rigenera | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 22 ottobre 2020

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Il Barcellona perde in campionato contro il Getafe e pochi giorni dopo rifila cinque palloni al Ferencvaros. La Lazio di Inzaghi becca sonore sconfitte in seria A con un inizio a dir poco deludente, per poi togliersi lo sfizio di farne tre al Borussia Dortmund. Il Manchester United gravita in Premier al quindicesimo posto con due vittorie e due sconfitte, salvo poi diventare corsaro in Francia con un bel 1-2 al Paris Saint Germain. La stessa Juventus, dopo il deludentissimo gioco espresso a Crotone che non le ha consentito di andare oltre il pareggio e di sostare già a quattro punti dalla vetta, riesce a spuntarla in trasferta a Kiev per due a zero, pur tutt’altro che brillando.

Questi sono solo alcuni degli esempi utili a dimostrare quanto la Champions League rappresenti una specie di mondo a parte, un pianeta amico in cui ogni squadra che ha la fortuna e l’abilità di qualificarvisi si sente in diritto, compatibilmente con i propri mezzi, di dare il massimo a prescindere dai risultati che sta ottenendo nel campionato in cui milita, mostrando una faccia tecnico-agonistica totalmente diversa. Mi viene in mente il Chelsea di Di Matteo, allenatore italiano subentrato nel 2012 a Villas-Boas sulla panchina dei Blues dopo i deludentissimi risultati in campionato, che riuscì a vincere non solo la FA Cup contro il Liverpool, ma anche la stessa Champions League ai rigori ai danni del Bayern Monaco, pur non riuscendo lo stesso anno a risalire oltre il sesto posto in Premier.

La magia di quella competizione, ambita già solo per il piacere di ascoltare l’inno trionfale che la contraddistingue e che carica oltre ogni immaginazione i tifosi, prima che gli stessi giocatori e addetti ai lavori, riesce ad andare ben oltre il materialissimo fine aziendale di ciascuna società, che in quanto tale e puntando al cospicuo contributo percepito per la partecipazione, il superamento dei vari turni e gli incontri vinti, non può certo ritenerlo materia trascurabile.

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