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“Qualunque trade in etterno è consunto” di Antimo Puca

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Qualunque trade in etterno è consunto”, scrisse Dante. E situò infatti i traditori nell’ultimo girone dell’Inferno, alla presenza stessa di Lucifero, il Grande Traditore. Eppure l’infedeltà scandisce il nostro vissuto, individuale e collettivo. Fa parte della politica così come della vita. In politica, però, negli ultimi tempi ha attecchito un costume alquanto scostumato. L’infedeltà non viene più nascosta, bensì esibita, sfoggiata come una medaglia al valore. E i suoi apostoli si moltiplicano più che le zanzare d’estate. Del resto tutti i programmi elettorali dei partiti traboccano d’impegni mancati, dimenticati, rinviati.

E il loro nemico di ieri è il fratello d’oggi. Il governo in carica, come il precedente, si regge infatti su una coalizione di partiti che avevano dichiarato di combattersi per tutti i secoli a venire. A presiederlo è lo stesso uomo, al timone dell’esecutivo più a destra della storia repubblicana e poi di quello più a sinistra, senza soluzione di continuità. C’è qualcosa da aggiungere, però. Per tradire un partito occorre che ci sia il partito, altrimenti sarebbe come accusare il vedovo di cornificare la defunta, sposandosi daccapo. Ma possiamo ancora chiamarli partiti, queste folle di cortigiani assiepati attorno a un monarca solitario? Magari qualcuno avrà tradito un po’ se stesso, o forse è uno e bino, come Pinocchio.

Doppia identità, ecco la sindrome che ha contagiato la politica. E quindi bigamia come condizione normale, naturale. Per il codice penale è un reato, punito con 5 anni di galera. Per la Costituzione è altresì un reato l’alto tradimento del capo dello Stato. Nessuna norma castiga, viceversa, il basso tradimento di coloro che infatti ne approfittano a man bassa, come no. Una transumanza collettiva, dentro e fuori le segrete, “sacre” stanze, tanto parlamentari quando Comunali. Dopo di che il transfuga, se è un capo o se si è montato il capo, fonda un nuovo partito. Il problema sono gli altri, tutti gli altri. Mai che ti dicano: vabbè, ho sbagliato, usatemi clemenza. No, pretendono d’aver ragione. Ha torto sempre chi rimane.

Dunque il voltafaccia espone compiaciuto la sua faccia, ne mena vanto presso i suoi (ex) elettori. Rovesciando così la lezione di Machiavelli, uno che di queste cose s’intendeva. Il principe – diceva – può tradire, ma deve dissimulare i propri tradimenti, tanto “colui che inganna troverà sempre chi si lascia ingannare”. Non è più così facile, però. Non da quando l’infedeltà si è tramutata in una cifra di governo, in una prassi dai troppi seguaci. Perché gli italiani, e anche tanti ischitani, non l’hanno presa bene, perché la politica ha perso credibilità dinanzi ai cittadini. Da qui la Nemesi, dea della vendetta: l’eletto traditore viene tradito, in ultimo, dall’elettore.

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