Promozione turistica, non solo cibo e musica

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, dalle colonne del Corriere della Sera vorrebbe farci credere che “bisognava far capire (in Europa -ndr) che maggiori entrate e risparmi di spesa prefiguravano dati contabili diversi da quelli da loro elaborati. E alla fine siamo riusciti a far prevalere i nostri dati. Sono soddisfatto del risultato, perché i abbiamo tutelato l’interesse degli italiani. Numeri alla mano, non c’erano i presupposti per aprire la procedura. È vero, è stato difficile. Ma abbiamo certificato ottimi risultati su entrate fiscali, lotta all’evasione e risparmi di spesa”. Ne sarebbe conseguito, sempre a suo dire, il risultato di aver abilmente evitato l’incombente procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea.

Lo avevo scritto giorni fa su Facebook (e le parole del nostro premier lo confermano al cento per cento): la decisione nei confronti dell’Italia sarebbe stata figlia della capacità dei nostri rappresentanti di assecondare il disegno merkeliano nell’assegnazione delle nomine e degli incarichi elettivi che si sarebbero concretizzati di lì a poco. Non a caso, non appena la bundeskanzlerin ne è uscita vincitrice con esponenti di suo assoluto gradimento, è giunta puntualissima la dichiarazione very friendly del commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici: “L’Italia rispetterà le regole del Patto di Stabilità: i conti sono tornati nei vincoli grazie alle nostre cifre e grazie allo sforzo di tutto il Governo italiano nel metter mano ai conti in modo da correggere le stime iniziali. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni e quindi la procedura per debito non è più giustificata”.

Vedete, cambieranno pure i diversi livelli istituzionali, ma la sostanza è sempre la stessa. Chi giunge ad un posto di potere, pur di attenersi a certe mediazioni più o meno naturali e conservare intatto il privilegio di restarci ben saldo, matura il presuntuoso convincimento di poterci far credere tutto e il contrario di tutto. E’ accaduto nei fatti appena narrati, così come nella gestione dei rapporti nell’ambito della coalizione di governo e, nondimeno, tra i nostri sei sindaci ischitani. Proprio ieri il mio amico Sebastiano Balestriere, acuto e obiettivo -seppur disincantato- osservatore della quotidianità ischitana, mi ha fornito l’assist ideale, con un suo post, per corroborare questo pensiero, scrivendo: “Il Borgo è in festa, Ischia Porto è in festa, Casamicciola è in festa, Lacco Ameno è in festa. La promozione turistica di un isola intera è affidata a chitarre e mandolini. Nulla in contrario, però uagliú sta cos fa rir e pullast!!”.

Seby ha ragione e poco m’importa se qualcuno potrà additarmi di autocelebrazione dopo avermi letto: se da una parte è stato giusto non perdere l’occasione di targare ischitano il vip buffet dell’inaugurazione delle Universiadi (qualcuno, intanto, spieghi a un vicesindaco d’Ischia forse poco avvezzo alla geometria, che quello “di gioco” è un rettangolo, non un quadrato), neppure è concepibile volerci far digerire ad ogni costo il concetto che un’occasionale presenza -seppur prestigiosa- all’insegna del food & beverage, unita ai soliti appuntamenti di simile impronta lungo le zone più accorsate dei nostri Comuni, insieme ad altri eventi sparsi qua e là e totalmente slegati tra loro, possa rappresentare il massimo sforzo che l’Isola intera possa esprimere in fatto di promozione e programmazione turistica. E’ pur vero che mai si è registrato, in questo senso, un vero coordinamento tra le sei realtà locali, ma è altrettanto innegabile che la famosa “ischiacentricità”, oggi palesemente abdicata per convenienza relazionale a favore del Comune del Torrione e del sindaco senza dubbio più navigato tra i sei, un tempo dettava le regole per gli eventi di qualità e per un’eco mediatica che di certo giovava all’intera Isola. Indipendentemente dalla condivisione di spese e intenti, c’è stato un periodo a inizio secolo in cui proprio il Comune di Ischia, con una miriade di eventi di qualità e con la presenza costante di servizi e trasmissioni televisive d’ogni genere, dettava il tempo di una visibilità che tanto ha giovato all’immagine dell’Isola, aggiungendovi anche manifestazioni che esaltassero i gusti e le tradizioni locali ma che, a differenza di quanto accade oggi, non erano e non potevano essere l’unica espressione degna di rappresentare Ischia nella sua forma migliore: c’era competenza, c’era passione, e soprattutto cultura. Tanta cultura. Non solo amministrativa.

Ovviamente, la cosa più grave di tutta questa situazione non è certo l’incapacità di chi ci governa di riuscire a fare qualcosina in più della semplice clonazione di quanto, a mo’ di festa farina e forca, il “Comune accanto” ha intrapreso per primo, pur di emettere un segnale di vita (la scarsa partecipazione ai mercoledì casamicciolesi, ad esempio, dimostra quanto le brutte copie molto spesso creino più danni che vantaggi), bensì la solita incapacità critica e propositiva di chi, parte integrante del “popolo sovrano”, continui ad accettare passivamente, magari facendo anche finta di esserne contento, tutto quanto propinato dal “Palazzo”, senza per questo dimenticare che buona parte di esso, quando si organizzavano eventi ripresi da Rai o Mediaset che portavano migliaia di persone in piazza e una cassa di risonanza di giorni e giorni in tutta Italia, trovava magari il pretesto per lamentarsi di qualcosa, forse perché non coinvolto in prima persona (o attraverso propri congiunti) nell’organizzazione e nello svolgimento degli stessi.

Iamm annanz, fin quando ce ne sarà la forza e la voglia. Ma intanto, chest è!

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