In un tempo in cui la memoria rischia di essere travolta dalla velocità del presente, l’isola dsi ferma per guardare in profondità alle proprie radici spirituali. Il 2026 segna infatti una ricorrenza di straordinario significato: il Millenario dell’Abbazia dell’Angelo, sorta nel 1026 sulla sommità della Terra Murata, là dove già esisteva una Pieve cristiana, centro di fede e di vita comunitaria.
L’apertura ufficiale delle celebrazioni avverrà sabato 14 febbraio 2026, con una Santa Messa solenne presieduta da S.E. Mons. Michele Autuoro, Vescovo Ausiliare di Napoli e figlio della terra procidana. Lo ha annunciato ufficialmente il parroco dell’Abbazia, Mons. Michele Del Prete, in una lettera indirizzata a tutte le comunità parrocchiali dell’isola, invitandole a partecipare attivamente a questo anno di grazia.
La ricorrenza del Millenario non è frutto di una semplice tradizione orale, ma si fonda su documenti precisi, recentemente riportati alla luce grazie al lavoro di ricerca di Tonino Lubrano e Pasquale Lubrano Lavadera, collaboratori della parrocchia. Tra questi, una pergamena originale del 1026, oggi conservata all’Archivio di Stato di Napoli, attesta l’esistenza dell’Abate Leone, ritenuto il primo a reggere l’Abbazia.
Questo documento, una delle 580 pergamene salvate nel 1954 dal Monastero e scampate all’incendio del deposito di San Gregorio, era stato citato nei secoli passati dallo storico Carlo De Lellis, ma se ne erano perse le tracce. Il suo ritrovamento conferma con certezza la presenza dell’Abbazia già nel primo quarto dell’XI secolo, e ne consacra il ruolo centrale nella storia religiosa dell’isola.
Già nel VI secolo, San Gregorio Magno affermava: “Prochyta semper Christiana fuit”. Parole che oggi risuonano con più forza, alla luce di una fede che ha attraversato i secoli nelle pietre della Terra Murata, nei riti, nel respiro stesso della comunità.
Nella sua lettera, Mons. Michele Del Prete ha espresso l’auspicio che tutte le parrocchie dell’isola possano unirsi a questo cammino, partecipando alle celebrazioni e proponendo, dove possibile, iniziative autonome a carattere culturale e sociale, da coordinare entro il 1° maggio 2026. L’obiettivo è giungere a un programma unitario, che valorizzi l’intera comunità procidana, anche nei suoi legami con le realtà emigrate in Italia e all’estero.
“Avverto l’obbligo di celebrare tale storica ricorrenza, che investe primari aspetti non solo religiosi, ma anche culturali e sociali”, scrive il parroco, auspicando che l’interesse suscitato dal Millenario possa anche sensibilizzare le istituzioni per la valorizzazione e il restauro dell’Abbazia, che necessità di interventi importanti per conservarne e rilanciarne la funzione spirituale e culturale.
Restano confermate anche le due celebrazioni tradizionali dedicate all’Arcangelo Michele, patrono dell’isola e titolare dell’Abbazia, che si svolgeranno l’8 maggio e il 29 settembre, come da secolare consuetudine.
Celebrare un Millenario non è solo guardare al passato: è riconoscere la fedeltà di Dio nella storia, e lasciarsi interrogare sul presente. L’Abbazia dell’Angelo non è solo un edificio millenario, ma un segno vivo della Chiesa che ha abitato e animato questa terra. È la voce di uomini e donne che hanno pregato, lavorato, educato e testimoniato la fede nei secoli.
Oggi quella voce chiede di essere ascoltata. Le celebrazioni del Millenario saranno un tempo di grazia e discernimento, con eventi liturgici, incontri culturali, percorsi per i giovani, occasioni di formazione e riscoperta della bellezza. Sarà anche il momento per rafforzare i legami tra le comunità parrocchiali dell’isola, in uno spirito di unità e corresponsabilità ecclesiale.
Il motto che potrebbe accompagnare quest’anno è lo stesso del Vangelo: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16). Per mille anni, Dio ha scelto Procida come luogo di annuncio e di speranza. Ora è il tempo di rinnovare questa alleanza, con gratitudine e coraggio.
Il Millenario dell’Abbazia dell’Angelo è un’occasione per tutti i procidani, credenti e non credenti, residenti e figli della diaspora. È un’opportunità per riscoprire ciò che unisce, ciò che ha fondato la comunità, ciò che può ancora generare futuro.
L’Abate Leone, mille anni fa, ha posto la prima pietra. Oggi, ogni gesto, ogni preghiera, ogni sforzo condiviso sarà una pietra viva per costruire la Chiesa di domani.



