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Procida e il carcere riaperto, tra fascino e polemiche

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Pasquale Raicaldo | Il fascino della storia si intreccia con l’acre retrogusto delle polemiche. Procida riapre le porte del vecchio carcere di Terra Murata in un week end che restituisce un pezzo di storia dimenticata all’isola, in attesa che prenda forma il programma di valorizzazione, siglato dal Comune di Procida (che ha rilevato il bene nel 2013) con l’Agenzia del demanio e la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, ai sensi dell’articolo 5 comma 5 del decreto legislativo sul federalismo demaniale.

In cinquecento hanno potuto varcare, tra ieri e domenica, la struttura decadente che domina il promontorio di Terra Murata e che ospitò alcuni gerarchi del ventennio fascista, dopo essere stato “bagno penale” borbonico e – pensate – anche apprezzato set cinematografico di “Detenuto in attesa di giudizio”, un film di Nanni Loy con un superbo Alberto Sordi. Il carcere ha chiuso i battenti del 1988 e l’intero complesso, a cominciare da Palazzo D’Avalos, denuncia il trascorrere di lunghi anni di incuria e degrado. Così, Procida si spacca in due. Gongola il delegato al Turismo, Giuseppe Giaquinto, tirando le somme della due giorni: «E’ stata un’esperienza tanto attesa per molti di voi e a dir poco suggestiva. Per tutti noi si sono aperte le porte del futuro. E’ solo il primo passo, tantissimo c’è da fare. La prima bonifica è stata realizzata, altri interventi saranno fatti nei prossimi mesi. Certamente un pezzo di Procida, grazie all’impegno profuso dal sindaco Vincenzo Capezzuto, ritorna ai procidani ed è pronto per essere fatto vedere alla cittadinanza e a tutti quelli che sceglieranno quest’isola per emozionarsi». Le visite – annuncia poi Giaquinto – saranno consentite a numero programmato nei prossimi fine settimana (info: procidaturismo@libero.it, info 081.8967516).
Ma il boom di visitatori e l’entusiasmo per la restituzione, ancorché parziale, alla collettività di un bene comune e delle storie che vi si sono intrecciate fa a pugni con le polemiche di un’infuocata vigilia, alimentate – tra gli altri – dal consigliere di minoranza Mariano Cascone, che ha tuonato: ««Il Sindaco, all’insaputa del Consiglio Comunale (ma questa ormai è una sua abitudine) ed in gran segreto, ha annunciato l’avvio delle visite all’ex carcere. Considerando lo stato di enorme pericolosità strutturale in cui versa tutta la struttura, mi domando: quanto è pericoloso portarci centinaia di persone? Il responsabile dell’ufficio tecnico ha dato la sua autorizzazione? I vigili urbani hanno espresso qualche parere per loro competenza? Non essendo la struttura assicurata, se qualcuno si fa male chi paga i danni? Non è che per farsi una marchetta elettorale il Sindaco mette a rischio l’incolumità dei suoi cittadini?». Interrogativi sui quali l’amministrazione comunale ha sin qui glissato: certo, le condizioni del complesso sono parse decisamente fatiscenti ai visitatori:. Palazzo D’Avalos, costruito nel ‘500 insieme alle mura dalla famiglia D’Avalos, governatori dell’isola fino al ‘700, necessita di un consistente intervento di ristrutturazione.
Nel pomeriggio di ieri, Giaquinto ha replicato alle «tante malelingue che avevano screditato tale iniziativa prefigurando percorsi impervi ed insicuri, suggerisco di provare a verificare di persona prima di giudicare perché l’intero tour guidato è in perfetta sicurezza per adulti e bambini».
Certo è  però che il Comune – pur alimentato dalle migliori intenzioni – non sembra aver ancora individuato interlocutori privati in grado di sostenere il progetto che lo trasformi, nel giro di una decina d’anni, in un complesso turistico polivalente «con la presenza in pianta stabile di un’Università del Mare, che si integrerebbe alla perfezione sull’isola che di fatto col mare interagisce da sempre e che, particolare non trascurabile, contribuirebbe non poco ad implementare quel lavoro che va nell’ottica della destagionalizzazione del turismo». Già, ma con che tempi?

 

 

 

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