Porto elettorale a Lacco Ameno. 422.231.02 € in 10 giorni

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Gaetano Di Meglio – Ida Trofa | Questa storia, se a breve non si celebrasse un concorso pubblico e se, sempre a breve, non ci fosse un’elezione, sarebbe la solita storia di Lacco Ameno. La solita storia di un privato che gestisce un bene pubblico dove lucra, ovviamente, e il pubblico che fa finta di niente.
La storia dell’approdo lacchese, dell’affidamento a Giuseppe Perrella e della sua storia, ad oggi, non puàò essere più argomento di discussione. A Lacco Ameno sono tutti con le mani sporche e i vergini e le vergini hanno approdato da un’altra parte.

Come un mantra che ritorna, però, anche questa volta, il comune chiede al gestore del porto la somma di oltre 400mila euro i canoni della concessione demaniale non versati e per la tari non corrisposta negli ultimi cinque anni.
Quasi mezzo milione di euro che, fino ad oggi, il comune ha preteso poco. O meglio, ha fatto finta di niente, e creato le condizioni per perdere qualche causa e così via…
Sia chiaro, Perrella deve pagare fino all’ultimo centesimo. E su questo non ci sono dubbi. Però, non possiamo non sottolineare che chi bussa alla porta di Peppe è chi, fino ad oggi e in questi anni, ha fatto felicemente finta di niente.

Così come siamo legittimati a pensare che se il Barone non fosse caduto e la baracca laccaiola sarebbe ancora in piedi, forse, anche il 2020 passava “free”.
La nota è firmata dalla valente e preparata avvocato Lucrezia Galano. La stessa che partecipa al concorso del prossimo 5 febbraio per un posto di D a tempo indeterminato e la stessa che nei mesi scorsi era finita sotto gli strali della minoranza perché si intratteneva troppo, negli uffici comunali, con il sindaco sfiduciato e diventato semplice cittadino. Un ex sindaco, quel Giacomo Pascale, che deve tutto o anche più di tutto, al “gruppo” che ha difeso e difende Perrella. Quell’ex sindaco che ora parla di voto col sentimento ma che, i suoi, per essere eletto, li ha presi a pacchi o buste tra il Dok, il Villa Svizzera e il San Lorenzo.

A scanso di equivoci, chiariamolo un’altra volta, Perrella deve pagare tutto quello che deve al comune di Lacco Ameno, fino all’ultimo centesimo. E, in questo periodo, a Lacco Ameno, soprattutto dopo essersi scambiati, quasi, anche le mogli, tanto era il livello di interscambio politico che abbiamo vissuto, non si può non leggere in questa azione un senso politico. Un senso di ripicca e di vendetta.
Qualcuno potrebbe dire che è il gioco delle parti. Beh, quel qualcuno, però, avrebbe dovuto rispettare le parti ed essere coerente con la storia. Perché le parti a Lacco Ameno sono interscambiabili. Un po’ come le costruzioni. Sapete i mattoncini con cui, alcuni, si divertono a giocare. Bene, proprio, così. C’è chi è mattoncino e chi, invece, senatore. E il senatore gioca con i mattoncini.

Ma con un comune in dissesto, con quale faccia qualcuno potrà parlare, oggi, dei soldi dovuti dal gestore del porto negli ultimi 5 anni? Con nessuna.
Ma leggiamo “la diffida e messa in mora a versare senza ulteriori ritardi le somme dovute per canoni concessione demaniale del porto turistico di Lacco Ameno anni 2015 e 2019 e per TARI anni 2014-2019” che la Galano (Pascale) ha inviato a Perrella (De Siano).
«Facendo seguito alle pregresse richieste già avanzate dagli Uffici Comunali, lette le note a firma del Responsabile del Il Settore Finanziario prot. n. 320 del 13.1.2020 e del Responsabile del III Settore Tributi prot. n. 292 del 13.1.2020, con le quali vengono quantificati i debiti maturati a carico di codesta società nei confronti dell’Ente, Vi invito e diffido a voler versare al Comune di Lacco Ameno senza ulteriori ritardi, e comunque entro e non oltre il termine di 10 giorni dalla ricezione della presente messa in mora, i seguenti importi, che costituiscono crediti dell’Ente certi, liquidi ed esigibili: € 170.000,00 a titolo di canone integrale per la gestione del porto turistico di Lacco Ameno per l’anno 2019; € 57.680,00 a titolo di residuo del canone per la predetta gestione per l’anno 2015 (già oggetto di rateizzazione giusta nota prot. n. 7030 dell’8.6.2016); € 194.551,02, a titolo di TARI per le annualità 2014, 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019. E’ appena il caso di avvisare che, in mancanza di pagamento entro il termine suindicato, il Comune di Lacco Ameno non esiterà ad adire le competenti Autorità Giudiziarie per la tutela dei propri interessi, con aggravio di spese ad esclusivo carico di codesta società. Inoltre, nel concorso di tutti i presupposti, l’Ente potrà avvalersi della formula risolutiva prevista dall’art. 1456 c.c. per violazione delle clausole contrattuali, ai sensi dell’art. 15 della concessione sottoscritta in data 28.3.2017, rep. n. 37/2017.

La presente comunicazione è inviata, per conoscenza, anche ai responsabili degli Uffici Comunali in indirizzo, affinché tengano conto della presente diffida e possano adottare ogni dovuto provvedimento nei confronti del debitore. »
E quest’ultima parte della diffida della Galano ha un sapore strano. Rileggiamo: “l’Ente potrà avvalersi della formula risolutiva prevista dall’art. 1456 c.c. per violazione delle clausole contrattuali, ai sensi dell’art. 15 della concessione sottoscritta”. Ma dov’era il sindaco Pascale e la stessa Galano quando Perrella non pagava negli anni scorsi?
Vengono rivendicati i crediti del 2019, il saldo della laterizzazione e la TARI per degli ultimi 5 anni. Possibile che i nostri valenti difensori della legalità non sapevano che Perrella doveva tutto questo. E che, solo oggi, si ricordano dei poteri dell’Ente nell’invocare la “formula risolutiva… della concessione sottoscritta”?

La nota inviata a Perrella è stata inviata anche al Commissario, al suo vicario, al segretario e ai vari responsabili e sembra più l’iniziativa, sacrosanta del dirigente e del responsabile dell’Ufficio Legale che non di un’azione collegiale. Il dubbio di trovarci davanti ad un’azione prettamente politica in vista elettorale è altissimo. Serve a salire sui balconi o sui palchi per dire che Perrella e i suoi non pagano. Serve per salire sui balconi o sui palchi per dire che se non paga, gli “togliamo” la concessione. Servirà, lo stesso, per dire che qualcuno, quando era sindaco non vedeva. E, quelli sotto ai balconi, dovrebbero dire: “tutti colpevoli”. Ma non lo diranno.

Mi sembra tanto il gioco, stupido, che fanno i grillini con la convenzione di “Autostrade”. Lo stesso e identico caso: un privato che si arricchisce con un bene pubblico, che in alcuni fasi non fa manutenzione e il pubblico che alza la voce e grida “togliamo la convenzione”.
Così come per Autostrade e i Benetton, è così per il porto con i De Siano. Bene pubblico da una parte, potenti gestori dall’altra. Ma come non è credibile lo Stato che ora grida “togliamo la convenzione”, così non è credibile il comune che grida “togliamo la convenzione”, Perrella deve pagare. Qualcuno doveva farsi pagare. Entrambi, però, non l’hanno fatto. E Lacco aspetta.

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