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Porto di Casamicciola, la Regione peggio del fango

Domani sopralluogo per la caratterizzazione dei detriti

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I nemici della nostra isola e, in questo caso, di tutta la Regione sono sempre dalla stessa parte: si chiama Regione Campania e i suoi dirigenti. Ieri mattina, durante il summit al Palazzo Reale sui problemi del porto di Casamicciola abbiamo saputo dalla bocca del rappresentante della Regione che i dragaggi dei porti in Campania non si fanno da trent’anni e, certamente, non si inizierà da Casamicciola. Questa è sintesi, quasi estrema, della vicenda.

Ieri mattina, alla riunione con Legnini, il presidente Ancim Del Deo, il commissario Calcaterra, il Capitano Cipresso, i rappresentanti della Regione Campania (uno in presenza, uno in remoto), i rappresentanti di Caremar, Snav e Medmar e i gestori del porto di Casamicciola (Cala degli Aragonesi e Marina di Casamicciola) si sono capiti due punti. Il primo è che tutti i soggetti al tavolo erano orientati ad una soluzione, ovvero al dragaggio del porto o ad azione simile. Tutti, tranne la Regione Campania che, come abbiamo già detto in apertura, ha sbandierato il vessillo “da trent’anni non si fanno” come una medaglia e come un merito. Assurdo!

Il secondo punto, che vede (quasi) tutti concordi, è quella di fare presto (e speriamo bene) così da poter assumere le più opportune iniziative per affrontare la prossima stagione estiva.

Il problema porto di Casamicciola, in previsione, mette a rischio fino a 22 corse in nave traghetto. Che in termini di persone significato oltre un milione di passeggeri nel 2022 e oltre 150 mila nel periodo di Pasqua dello scorso anno. Uno snodo fondamentale per la nostra isola e che, di riflesso, blocca anche le aziende che gestiscono la portualità di qualità come la Cala degli Aragonesi e quella residenziale come Marina di Casamicciola.

Gli studi batimetrici presentati durante i lavori hanno mostrato, ancora una volta, la Regione Campania impreparata sul tema e che ha dovuto apprendere nozioni e misure realizzate nel 2019 da altri soggetti. A riprova di quanto Ischia per la Regione Campania e qualche direzioni significhi solo biglietti omaggi e passeggiate con i genitori. ASSURDO!

L’evento del 26 novembre ha riversato in mare diversi centinaia di metri cubi di fango. Un residuo si materiale molto più leggero della sabbia che ha reso l’approdo non sicuro per le operazioni di attracco e sbarco dei traghetti di linea di Caremar e Medmar. Il materiale, infatti, movimentato dalla presenza dei traghetti crea difficoltà con le “prese di mare”, ovvero il sistema di raffreddamento dei motori marini, e mette fuori uso il porto.

La soluzione è quella di ripristinare le batimetrie pre-frana e garantire le operazioni di sicurezza. Per questo, come già vi abbiamo detto, le operazioni possibili restano o il dragaggio o lo spostamento del materiale depositato sul fondo.

Domani mattina è previsto un sopralluogo con alcuni tecnici ARPAC e delegati di Concessionari e Compagnie di navigazione al fine di arrivare, presto, alla caratterizzazione del materiale e alla sua classificazione CER. Il prossimo step, non immediato a questo punto, è la cantierizzazione dell’intervento che, in linea di massima, potrebbe essere realizzato dalla Regione Campania e finanziato dalla contabilità speciale del Commissario Legnini in quanto commissario all’emergenza.

Non c’è tempo da perdere. Non ci sono dirigenti regionali da ascoltare bensì, magari, da far spostare e allontanare dalle questioni che riguardano Ischia!

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