Populismo e demagogia hanno ucciso il nostro Natale

Lacco Ameno spegne tutto per 2 mila euro. Ma davvero "far bene ai poveri" è solo dargli un buono spesa?

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Gaetano Di Meglio | Populismo e demagogia sono due “cosi” strani che, all’improvviso, dopo una sorte di golpe democratico, hanno preso il comando della nostra isola.
All’improvviso, più di tante altre volte, ci siamo ritrovati con loro al governo delle nostre sorti senza che nessuno di noi glielo avesse detto.
Prima di commentare e di fare un riflessione generale, vi vorrei farvi leggere i comunicati di Giacomo Pascale e di Luigi Di Vaia.

Iniziamo con il sindaco di Lacco Ameno: «No alle luminarie di natale: così stanzieremo altri 15.000 euro per i bisognosi. Cari concittadini, questa pandemia sta mettendo a dura prova tutti noi, soprattutto le fasce più fragili economicamente. Pertanto, la nostra Amministrazione ha deciso di intervenire in modo massiccio per tendere una mano a chi fatica seriamente ad arrivare a fine mese. Come promesso, queste categorie verranno aiutate con dei buoni spesa, frutto dei nostri tagli agli stipendi, della solidarietà di alcuni nostri imprenditori illuminati (e di una professoressa!) e degli stanziamenti del decreto Ristori. Ci siamo mossi per primi e questo ci ha consentito di raccogliere ben 58.500 euro, anche grazie ad ulteriori fondi comunali: infatti, piuttosto che installare le luminarie di Natale, utilizzeremo 15.000 euro per i bisognosi. »

Per il vicesindaco di Ischia, invece, “Non è pensabile rischiare una terza ondata a causa degli assembramenti che, inevitabilmente, si verificherebbero durante le festività natalizie. Del Natale che per certi aspetti non ci sarà, mi preoccupa il fatto che possa venir meno l’entusiasmo che tanti commercianti e lavoratori, ripongono ogni fine anno nel tentativo di ristorare anche in minima parte, un bilancio che da troppi anni è in forte sofferenza. Del Natale ischitano mi mancheranno i tantissimi sorrisi dei più piccoli per le nostre strade e l’orgoglio dei loro genitori mentre li immortalano nelle fotografie ricche di colori e suggestioni luminose. L’amministrazione sta cercando di restituire un po’ di quella magia allestendo piccole zone del territorio con le sagome che hanno sempre animato il bosco incantato. In un momento così difficile, senza assumere importanti impegni di spesa, grazie alla preziosa collaborazione degli amici che si occupano della illuminazione pubblica, di Susanna e Francesca Verde, abbiamo comunque voluto dare un segno, un presidio di bellezza, un messaggio di speranza in un futuro prossimo che possa segnare il riscatto della nostra comunità”.

Abbiamo capito che il comune di Lacco Ameno e quello di Ischia hanno rinunciato al “Natale” – come molti in verità – e lo hanno fatto per motivazioni diverse.
Diverse nella forma, uguali nella sostanza: populismo e demagogia. Entrambe offensive. Vediamole nel dettaglio e proviamo a capire di cosa stiamo parlando.
Senza dubbio l’offesa di Pascale è quella più grande. Quella che merita di essere maggiormente evidenziata. Vorrei partire con voi un po’ da lontano.
Pascale, nel 2018, durante il suo ultimo Natale da sindaco, ha speso 40 mila euro per le luminarie di Natale e per quelle di Santa Restituta. Precisamente € 32.640,00 più iva e oneri di sicurezza.

Quest’anno, nel 2020, ne ha spesi 12 mila per noleggiare 6 alberelli inutilizzabili.
Sapete quanto il comune di Lacco Ameno ha speso nel 2019, l’anno scorso, per la fornitura, installazione, manutenzione e smontaggio luminarie per festività natalizie e Santa Restituta? 35 mila euro più iva.
E’ noto a tutti che a Lacco Ameno, la festività di Santa Restituta vale più di Natale. E così, nel 2019, la ditta Criscuolo ha incassato 21mila euro per Santa Restituta e 14 mila euro per Natale.
Aiutatemi con i calcoli. Se quest’anno Pacale ha speso 12 mila euro per 6 alberelli e l’anno scorso 14 mila per le luminarie, quanto si è risparmiato in quest’anno? Ma davvero Giacomo e i suoi “piccoli Morisi crescono” pensano di prenderci con l’anello al naso? Ma dai…. Diciamocelo, quella di Pascale è solo un’uscita a favore di qualche like, qualche condivisione e la citazione del comunicato stampa da chi, (giustamente direi, ndr) se ne frega di andare oltre il comunicato.

Passiamo a Ischia.
Il vicesindaco di Ischia, Gigi Di Vaia, ci ha fatto sapere che quest’anno il comune di Ischia non ha realizzato installazioni per evitare assembramenti. Legittima come scelta se non fosse che la stessa amministrazione, però, ha realizzato diverse occasioni di “assembramento” usando gli oggetti scenici natalizi acquistati (menomale, ndr) negli anni scorsi.
Il vice di Enzo Ferrandino ci assicura che “senza assumere importanti impegni di spesa” la sua amministrazione ha voluto realizzare “un presidio di bellezza” per diffondere “un messaggio di speranza in un futuro prossimo”. Lo scorso anno tra errori e altro, il Comune di Ischia per le luminarie di Natale ha investito oltre 130 mila euro. Si, avete capito bene, 130mila euro.

In questo quadro, però, è giusto fare un’altra riflessione.
Chi scrive non festeggia il Natale cattolico perché ha una fede ben salda in quello che è il vero messaggio del Vangelo di Gesù. Il periodo feriale di Natale, però, non è solo un argomento di fede, di dottrina e di “religione” ma assume un valore civile, sociale, economico, educativo, di comunità e, soprattutto, turistico. Le luminarie le mettiamo per introdurci in un contesto festivo, per aiutare il commercio e il turismo. Addirittura Salerno le ha sapute trasformare in un business vero e proprio (con i soldi nostri, tra l’altro!). Ma è solo turismo? Ma è solo mera commercializzazione parallela di un evento religioso o, invece, è uno strumento sociale che serve a tutti? Credo che le luminarie natalizie rappresentano, insieme a tutte le altre attività che abbiamo creato dal cibo, alle leggende, alla musica, al mood, alla sua socializzazione tipica un modo per darci coraggio, per darci sostegno, per farci sentire comunità. Toglierle, evitare di installarle, privarci del senso di festa (che non significa fare assembramento), toglierci quel senso di comunità, quel senso di allegria credo sia un danno che facciamo anche a chi è nel bisogno. Spegnere le nostre città serve solo a rimarcare, ancora una volta, “tu sei povero, io sono ricco”. Spegnere la festa non serve a nessuno. Magari a prender due like al post facebook.

Nel vangelo di Marco, ma anche in Matteo e Giovanni, c’è una gemma preziosa che vorrei condividere con quanti pensano che i soldi che le luminarie sono sprecati: “Poiché i poveri li avete sempre con voi; quando volete, potete far loro del bene”.
Vi lascio i riferimenti dei Vangeli, magari vi leggete i brani e capirete il contesto: Marco 14:7 oppure Matteo 26:11 o, ancora, Giovanni 12:8.
L’unico risultato che raggiungeremo, come collettività, è che nonostante tutto avremo strade spente e feste immolate sull’altarino dei like dei nostri politici. Come quelle del sindaco di Lacco Ameno. Un paese spento per risparmiare 2 mila euro. O come quello del vice sindaco di Ischia che ha detto “no” ai fili colorati in cielo e ha messo le ranocchie e gli orsi per terra. Ma davvero far bene ai poveri è solo dargli un buono spesa?

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