martedì, Maggio 18, 2021

Piuttosto che sgomitare e provare a “saltare la fila” di Silvano Arcamone

In primo piano

Il ritmo delle inoculazioni in Europa vede paesi come la Germania, la Francia e la Spagna mettere il turbo, rispettivamente 656mila, 437mila e 453mila dosi giornaliere, mentre l’Italia resta sulle 300mila dosi giornaliere. Nulla di comparabile alla performance britannica che ha toccato le 870mila dosi giornaliere, per un totale ad oggi di circa 32milioni di vaccinati a fronte dei circa 9milioni di italiani.

In un contesto così drammatico il tema in voga in Italia non è legato alla preoccupazione su come accelerare le vaccinazioni, ma, piuttosto, sul come fare in modo di vaccinarsi prima degli altri. Nelle ultime settimane si è scatenata una corsa al “più avente diritto” che ha visto categorie professionali, appartenenti alle più disparate categorie, lobbies e territori lamentare una priorità per grazia ricevuta. Ognuno argomenta con le sue sacrosante ragioni, in una prospettiva evidentemente monoculare.

Il Commissario Straordinario per l’emergenza COVID-19 in Italia, Francesco Figliuolo, con propria Ordinanza ha sancito che la priorità è vaccinare le persone più fragili e gli anziani, ponendo uno stop alla vergognosa corsa al vaccino scatenato dalle varie categorie professionali e da alcuni territori. Per cui sembrerebbe sfumare il sogno propagandistico di De Luca delle isole del golfo di Napoli COVID-Free.

Io sto con Draghi e Figliuolo, non capisco per quale motivo un ventenne ischitano andrebbe vaccinato prima di un settantenne padovano, evidentemente più fragile.
E non regge la storia dell’isola che vive di turismo. Tra borghi, città d’arte, località costiere, lagunari, montane, isole, la quasi totalità del territorio italiano vive di turismo e quasi tutti per lavoro vivono di prossimità con le altre persone, ma non per questo verranno vaccinati prima delle persone più fragili.

Piuttosto che sgomitare e provare a “saltare la fila”, è il caso di prendere ad esempio l’Inghilterra e promuovere un piano di formazione di volontari e coinvolgere maggiormente i medici di base, affinché tutti possano contribuire a dare l’impulso necessario alle vaccinazioni che finora non si è riusciti ad ottenere. Da questa guerra ne possiamo uscire solo tutti e insieme, non ci sarà salvezza per territori e singole categorie di persone che ci porterà fuori da questo incubo.
Va assolutamente data priorità ai più fragili, un’emergenza pandemica non si affronta con spirito propagandistico e con l’irrefrenabile egoismo che contraddistingue sempre più questo tempo.

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