Pistole e minacce. C’è la denuncia per preside e docente di “Ischia 2”, il caso del bimbo abbandonato arriva in Procura

Le accuse della famiglia a preside e docente. Nello specifico perché, non si sono attivate se non prima delle lettera dell'avvocato. Perché hanno falsamente segnato presente sul registro elettronico il minore nonostante non seguisse le lezioni, perché hanno registrato senza il consenso una lezione, perché non hanno garantito l'obbligo di istruzione elementare e perché hanno interrotto nei confronti del minore un servizio pubblico essenziale. Last but not least un particolare molto delicato legato ad una pistola con tappo rosso.

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Gaetano Di Meglio | La storia del bimbo abbandonato dalla scuola di Cartaromana, Ischia 2, è finita dalle aule, anche digitali, della scuola a quelle della Procura della Repubblica di Napoli.
Una sorte che, con una buona dose di buon senso, molta umiltà e, forse, un po’ di umanità avrebbe avuto un esito diverso.
Purtroppo, quando si ha il posto fisso da una vita, la saccezza di qualificare gli altri come inferiori e una buona dose di menefreghismo che caratterizza l’atteggiamento scolastico di alcune insegnanti che, forse, dovrebbero terminare la loro esperienza in aula avendo dimostrato di aver disprezzato e differenziato gli scolari. Una cosa che a Ischia 2, in queste classi e con queste insegnanti sembra capitare spesso: 4 alunni in 3 anni che se ne vanno sono un record!

Questa volta non era la diagnosi di autismo pronunciata come se niente fosse o altre storie che, per dignità, i genitori non hanno raccontato ma si tratta di ben altro.
I genitori del piccolo Daniel, stanchi e offesi, infatti, si sono rivolti al Signor Procuratore della Repubblica di Napoli per denunciare, penalmente, la preside e l’insegnante.
La denuncia è agli atti della Procura da diversi giorni e, molto probabilmente,sono stati eseguiti anche le elezioni di domicilio come in questo caso.
Una vicenda da tribunale che inizia il suo iter. Ora il pubblico ministero farà le sue indagini, verificherà la bontà e la nutrita corrispondenza allegata alla querela e decidere se procedere con il rinvio a giudizio o con l’archiviazione del procedimento.

IL CASO
Il caso di Daniel lo abbiamo trattato ampiamente nelle settimane scorse. Con il lock down e con l’avvio della didattica a distanza della scuola di Cartaromana, sono iniziati a nascere i primi problemi tecnici. Problemi che sarebbero potuti essere risolti con il buon senso e al disponibilità che, invece, non ci sono stati.
Passano i giorni e Daniel non riesce a collegarsi nonostante l’ottima scelta tecnica utilizzata dalla scuola. Daniel non si connette e la maestre fanno finta di niente. Si nascondono dietro alcuni divieti a poter interloquire con il loro alunno fino a quando, però, i genitori non si rivolgono ad un legale per chiedere alla scuola un intervento diverso e immediato. Per 50 giorni, Daniel, tra vicende alterne, non riesce a collegarsi e a seguire le lezioni come gli altri alunni. La classe lo abbandona e i genitori si vedono costretti a reagire. Una reazione prima mediatica e poi giudiziaria nata dopo un incontro, sui generis, con le insegnanti e la preside Rossetti.

LA DENUNCIA
Domenico Maria e Giovanna Mazzella, i genitori del piccolo Daniel, che abbiamo imparato a conoscere nelle settimana scorse si sono rivolte ai giudici napoletani chiedendo giustizia perché, secondo la loro difesa, l’insegnante e la preside sono responsabili dei seguenti reati: abbandono di minori e falsità materiale in atti pubblici; interferenze illecite nella vita privata mediante strumenti di registrazione; interruzione di pubblico servizio; violenza privata; inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare.
Nello specifico perché, non si sono attivate se non prima delle lettera dell’avvocato. Perché hanno falsamente segnato presente sul registro elettronico il minore nonostante non seguisse le lezioni, perché hanno registrato senza il consenso una lezione, perché non hanno garantito l’obbligo di istruzione elementare e perché hanno interrotto nei confronti del minore un servizio pubblico essenziale. Last but not least un particolare molto delicato legato ad una pistola con tappo rosso.

La difesa della famiglia Maria, curata dall’avvocato Raffaele Bernardo ha messo in evidenza gli aspetti più gravi di questa vicenda. Una vicenda talmente triste che, in parte, potremmo commentare con un episodio: la maestra non sa che lavoro svolge il papà di un alunno che ha in classe da 3 anni. Chissà, forse, non nipote di assessori o di genitori abituati all’osanna e, allora, questo bimbo poteva essere discriminato.
Così, mentre la denuncia fa il suo corso, Daniel ha già chiesto il suo nulla osta per il trasferimento in altro circolo didattico
Con la circolare ministeriale di attivazione della Didattica a Distanza, è opportuno specificalo, è stato predisposto che gli alunni hanno il dovere di seguire le indicazioni dettate regolarmente dai docenti al fine di non interrompere il processo formativo cosicché la partecipazione alle attività da parte degli alunni è obbligatoria.

La mancata partecipazione, quindi, deve essere segnalata dal docente al coordinatore di classe che attiverà le opportune procedure di segnalazione alla famiglia, come una normale assenza. Il rito dell’appello in classe, è rimasto lo stesso, anche se collegati in cam.
E così, come per le assenze i “presenza” la reiterata mancata partecipazione deve essere tempestivamente segnalata al Dirigente scolastico per gli opportuni provvedimenti connessi all’adempimento dell’obbligo scolastico. Ma se l’avvocato Bernardo non avesse iniziato ad inviare PEC fin dal mese di aprile, forse, della mancata partecipata di Daniel nessuno se ne sarebbe accordo.
Diciamocelo, in questo, sia il dirigente scolastico sia il docente coordinatore si sono resi responsabili di un atteggiamento che non è certo di lode.

“Gli stessi infatti sin dal mese di Aprile 2020 si sono disinteressati di tutti i problemi inerenti la mancata frequenza del minore senza predisporre alcuna vigilanza ovvero contattare la famiglia al fine di risolvere la problematica” è questo uno dei passaggi che i genitori di Daniel hanno rimarcato durante le nostre interviste con maggiore intenzione.
Volendo tradurre in un linguaggio diverso, potremmo dire che “L’abbandono può concretizzarsi in una condotta commissiva od omissiva. Nel caso di specie la condotta è consistita nell’omettere ogni riscontro e/o comunicazione alle richieste di aiuto pervenute dal minore e dalla famiglia. Basti pensare che anche nei compiti assegnati dall’insegnate il piccolo Daniel risultava del tutto estraniato da qualsiasi esercitazione”.
Una circostanza, questa, che emerge anche dalle bacheche on line dove si “ritrovano” gli studenti.
Ma torniamo all’aspetto umano. Secondo la famiglia , infatti, l’insegnante Cenatiempo, ha omesso di segnalare le reiterate assenze al dirigente scolastico ed in ogni caso ha omesso di procedere a contattare la famiglia per chiedere spiegazioni e/o cercare di capire come risolvere il problema ovvero trovare una soluzione”. Una circostanza, triste, quest’ultima che emerge dalla realtà: se la famiglia non avesse attivato la strada legale, di Daniel, nessuno se ne sarebbe preoccupato!

Nel merito c’è anche un pronuncia della Corte di Cassazione che chiarisce, senza dubbio, che “Il registro personale del professore sul quale devono essere annotati la materia spiegata, gli esercizi assegnati o corretti, le assenze e le mancanze degli alunni, i voti dagli stessi riportati, è atto pubblico, in quanto attesta attività compiute dal pubblico ufficiale che lo redige, con riferimento a fatti avvenuti alla sua presenza o da lui percepiti”.
E la tristezza più assurda è che le assenze di Daniel non ci sono. Secondo al scuola, infatti, bastava il primo collegamento in chat. Che poi Daniel capisse la lezione, svolgesse i compiti, interloquisse con gli amici erano un dettaglio irrilevante per la scuola e per i suoi docenti.
Caso strano, però, dopo la prima diffida dell’avvocato Bernardo, come una manna dal cielo, arriva anche la prima assenza. Ops, Daniel inizia ad esistere e ci si accorge anche che non c’è. Strano, no?
“la prima assenza annotata – ci ha detto la famiglia – è arrivata con l’invio della prima diffida dell’avvocato per poi annotarle tutte! Nostro figlio non ha seguito nulla eppure, per la scuola fino al 15 maggio lui era presente! Secondo noi è un falso!”

Poi la vicenda di Daniel inizia ad avere un aspetto più grave. Secondo al difesa della famiglia Maria, infatti, è stata registrata, senza alcun consenso, una lezione,che ha di fatto “captato immagine della vita privata nell’abitazione del minore”
Una circostanza, quest’ultima, che non coincide con il patto di responsabilità e con gli accordi sottoscritti tra scuola e famiglia all’avvio delle azioni di didattica a distanza. Infatti, le norme sulla privacy garantiscono tutte le persone coinvolte nelle video lezioni e vietano qualsiasi forma di registrazione delle stesse.

Senza voler troppo esagerare e senza voler troppo collegare storie diverse, stando a quando ha denunciato la famiglia, durante qualche lezione c’è stato chi, dopo aver letto e ricevuto diverse e numerose diffide ha iniziato ad indagare su argomenti che, sembrano abbastanza fuori luogo.
Fingere di preoccuparsi di come si sentisse il piccolo Daniel dopo mesi di abbandono e distanza, dimostra ancora di più, quanto qualche adulto sia in completa malafede.
L’aspetto più curioso di questa vicenda, però, lo ve lo raccontiamo così come è stato denunciato perché merita molta attenzione
«Ancora sicuramente il Dirigente Scolastico dott.ssa Patrizia Rossetti e l’insegnate coordinatrice Prof. Anna Cenatiempo si sono resi responsabili del reato previsto e punito dall’art. 610 c.p.. L’invito ad una riunione in notturna presso l’istituto scolastico Onofrio Buonocore, la pistola giocattolo poggiata sulla scrivania, l’aver obbligato a spegnere e lasciare fuori aula i cellulari, ed il discorso con le accuse mosse nei confronti dei genitori rientrano sicuramente in quella violenza impropria escogitata al fine di far desistere i genitori dall’avvio delle azioni legali. Prova della presenza della pistola e della discussione è data dalla registrazione che si allega alla presente denuncia. Giova ricordare che l’elemento della violenza viene identificato “in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offesa della libertà” di determinazione e di azione, potendo anche consistere “in una violenza ‘impropria’ che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione.(Cass. n. 11907/2010).

E’ da aggiungere che il comportamento della dirigente scolastica e dell’insegnate coordinatrice di far trovare in bella mostra sulla scrivania una pistola, anche se inoffensiva, rappresenta in maniera evidente il modus operandi di tale scuola. In un istituto scolastico di rieducazione le pistole non dovrebbero mai trovare ingresso ne essere mostrate ad alunni e genitori. Una dirigente scolastica che fa trovare in bella mostra una pistola è quanto più di diseducativo possa esserci. Non si capisce quale è lo scopo educativo di una pistola se non quello di far veicolare agli alunni ed ai genitori segnali di violenza»
E’ questo il racconto che è al vaglio dei magistrati della Procura della Repubblica di Napoli che sono chiamati, ora, a fare le proprie indagini e a decidere se il piccolo Daniel meriti giustizia o se, invece, la scuola si è comportata secondo le regole imposte del Ministero.
L’unica verità che viene fuori è che la scuola ha perso. Ha perso quando una insegnante non ha paura e vergogna di dire che la privacy non le permetteva di contattare un suo alunno.
Ci piace pensare ad insegnanti come Antimina e Giuseppina Piedimonte o come Maria Rescigno e Nuzzi Luberto a Forio o come tutte le altre insegnanti che, per i loro alunni, sono disposte a farsi in quattro.

Chi non conosce la professione del papà di un suo alunno, chi pensa che certi genitori devono essere trattati diversamente da altri, chi non si preoccupa di un proprio alunno per mesi e lo inizia a fare solo dopo le prime pagine e le interviste sui giornali e dopo le diffide degli avvocati è il giusto emblema della scuola che perde.
Questo è il paese e quella è la scuola dove la politica e la casta del comune di Ischia detta regole e leggi. Dove la politica impone i suoi metodi clientelari e dove si fanno figli e figliasti. Ma, per fortuna, ci sono altre scuole e altre docenti.

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