Intervista ricordo. Pino Taglialatela «A Maradona devo tanto…»

«Ogni tanto andava da Dino Celentano. Grazie a lui mi triplicarono lo stipendio. Una volta pagò un volo a un compagno della Primavera»

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Giovanni Sasso | Il 30 ottobre scorso dedicò un pensiero al suo ex compagno di squadra, nel giorno del sessantesimo compleanno. Pino Taglialatela ha avuto la fortuna di vedere all’opera Maradona dal campo, a stretto contatto, ma soprattutto di allenarsi col mito. «In allenamento spesso sembrava un “alieno”, col pallone faceva cose impossibili!», ricorda “Batman”. Non importava se il terreno del centro “Paradiso” di Soccavo era ridotto ad una poltiglia. Punizioni dai canonici sette-otto metri dalla linea dell’area e calci di rigore erano spesso la “razione” supplementare per i portieri. Mister Bigon poteva anche ripetere fino alla noia «ragazzi andate a farvi la doccia», ma quando era il momento di smettere, lo decideva sempre lui: El Capitàn.

Il primo commento di giornata, “Batman” lo ha affidato alle pagine social dell’Ischia Calcio, società di cui da tre stagioni è direttore generale. «E’ stato il più grande in mezzo al campo ma è stato anche una grande persona. Sono sconvolto e addolorato ma in questo momento di smarrimento, per tutti quelli che lo hanno applaudito ed amato, vorrei sottolineare le doti umane di Diego che prima ancora che mio compagno di squadra è stato un amico ed una persona su cui potevo contare. Mi reputo molto fortunato ad aver potuto vivere tanti momenti insieme a lui, giorni fa abbiamo realizzato un video al “Mazzella” per augurargli buon compleanno e la gioia più grande è stata leggere la sua risposta ed i suoi ringraziamenti. Oggi è il tempo del dolore e del rimpianto ma anche della gratitudine: grazie Diego per aver reso il calcio più bello e più grande, chiunque ami lo sport non potrà mai dimenticarti».

CON L’ISOLA – «A Maradona piaceva tantissimo l’isola d’Ischia, girarla in barca – ricorda Taglialatela –. Le sue visite a Ischia sono concentrate quasi tutte su quelle che faceva a Dino Celentano presso la villa di Cartaromana, passando quasi sempre per i Giardini Eden. Qualche volta abbiamo giocato delle partitelle nel campetto attiguo alla residenza di Dino. L’ultima volta che ho abbracciato Diego è stato nel 2017 quando prese la cittadinanza onoraria. Lo portai a Ischia per una sera. Non lo seppe nessuno».

Da anni a Taglialatela viene chiesto un parere o un aneddoto su Maradona, il più intimo e personale possibile. “Batman” ha sempre avuto massimo rispetto della persona, prim’ancora che del suo capitano. Qualche anno fa, sul profilo personale, chiosava: «In tanti mi chiedevano, e mi chiedono tutt’ora qualche storia di Diego Maradona. Non basterebbe un libro intero per raccontare ciò che ho vissuto in quegli anni. Ogni istante trascorso con lui era magia, non esisteva la parola annoiarsi. Lui era allegria, imprevedibilità, schiettezza, genio e sregolatezza. In campo, si è vero eravamo coscienti che potesse fare ciò che volesse con la palla, a volte lo davamo per scontato, per poi restare ore ed ore a chiedersi come cavolo facesse a metterla ovunque lui decidesse di farlo! Devo tanto a lui, mi ha fatto crescere come uomo e come calciatore. E perdonatemi, ma tante volte sorrido nel leggere che paragonano qualche calciatore a Diego. Maradona è come la vita. Una leggenda che resterà unica per sempre».

L’AUMENTO DI STIPENDIO – L’aneddoto degli aneddoti resta quello dell’aumento del suo stipendio. Ricorda tutto come se fosse successo ieri. «Era la vigilia di Napoli-Parma, eravamo nel ritiro di Soccavo. Con Diego c’eravamo io, Crippa, De Napoli, Ferrara e Galli. Mentre mangiava un trancio di pizza con cipolla e tonno dello chef Maresca, mi chiese quanto guadagnassi. Noi ragazzi che provenivamo dal settore giovanile guadagnavamo poco. Risposi “Sessanta milioni”. All’epoca c’erano le lire. “Sessanta milioni al mese?”, chiese Diego. E io di rimando: “Magari, sessanta all’anno…”. Diego replicò in maniera energica, urlando e chiedendo spiegazioni a Luciano Moggi. Nacque una discussione tra i due. Durante la notte non riuscii a dormire. Mi sentivo un po’ in colpa anche se tutti sapevano che l’iniziativa non era partita da me. La vittoria sul Parma per 4-2 (doppiette sua e di Careca) aiutarono a far evolvere la situazione in maniera positiva. Mentre ero nello stanzone, il massaggiatore Carmando mi disse che Moggi voleva parlarmi. Rimasi a lungo sotto la doccia, pensavo a tante cose. All’uscita dallo spogliatoio, Moggi mi disse: “Siediti e firma”. Mi triplicarono lo stipendio, rinnovando il contratto per cinque anni».

QUANDO PAGÒ L’AEREO – Maradona aveva un rapporto speciale con i più giovani della rosa, soprattutto quelli che mostravano impegno e dedizione. «Era sempre presente con noi ragazzi più giovani. Una volta lui arrivò a Soccavo. Era il 22 dicembre 1985. Una Soccavo vuota – continua Taglialatela –. Diego venne a salutare lo chef Maresca e Starace, attuale magazziniere, allora cameriere del centro sportivo. Si accorse che in sala c’eravamo soltanto io (fui convocato in prima squadra come terzo portiere, assistendo poi alla partita dietro la porta insieme a Castellini, nostro preparatore) e Lampugnani, di ritorno da una partita della Primavera. Io aspettavo l’indomani mattina per prendere la nave e far ritorno a Ischia, il mio compagno avrebbe dovuto raggiungere in treno la lontana Mantova. Praticamente quasi due giorni dopo l’ultima partita giocata… Maradona ci chiese cosa ci facessimo ancora lì nonostante il periodo natalizio. Diego chiamò il segretario e pagò a Lampugnani un volo di andata e ritorno. Maradona aveva un cuore grandissimo. Devo molto a lui, mi ha insegnato tante cose. Sono stato sempre coccolato da lui, mi prese sotto la sua ala protettiva. Ho fatto tutta la gavetta con la maglia del Napoli. Non solo Diego, tutto il gruppo era fantastico. Era un Napoli vincente, spesso venivo aggregato alla prima squadra. Ricordo ancora lo scudetto, momento indimenticabile».

NEL CALCIO ODIERNO – Maradona nel calcio di oggi? Avrebbe potuto fare di più, vincere di più? «Forse sarebbe più tutelato, chissà. Diego è stato un campione non semplice da gestire. Poteva anche sbagliare nella vita privata, ma in campo non lesinava mai uno sforzo. Mai. A Napoli lo abbiamo visto solo al 50 per cento delle sue potenzialità. Ed è sempre stato un grande altruista».

OPERE DI BENE – Genio ma anche generosità. «Maradona faceva del bene alle persone bisognose (come dimenticare la partecipazione ad una amichevole benefica ad Acerra, nonostante il divieto della società, ndr). Ha aiutato tanta gente nell’assoluto riserbo. Il problema che lo ha devastato successivamente – spiega “Batman” – non lo ha mai fatto pesare sugli altri. Come uomo era una persona immensa. Nel mio caso, ero l’ultimo arrivato in quel gruppo eppure ha pensato a me…».

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