Periferia procidana. Non possiamo restare fermi a dire bravi

Dobbiamo stare attenti perché, sia chiaro, Procida guarda alla terraferma. Procida non guarda all’altra isola. Non guarda a “sotto” Vivara, ma guarda dove l’orizzonte si ferma

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Gaetano Di Meglio | Da lunedì mattina sembra che siamo tutti Procida. Un coro unanime di apprezzamento e di entusiasmo condivisibile (anche sui social) ha rubato la scena ad una riflessione che Ischia ancora non si appresta a fare.
Capri, a differenza nostra, ha già iniziato sia a prendere le misure (avanzare la candidatura serve proprio a questo), sia a sfruttare l’occasione (e l’intervento sul Beverello è la prova). Noi ci accontentiamo di belare in scia al flusso nazionale di entusiasmo eppure, la nomina di Procida Capitale è solo un danno per Ischia.
Qualcuno parla di rete, di vasi comunicanti (riempiti i 500 posti letto di Procida, verranno a Ischia) e di altre amenità, ma tutto questo diventa una questione vitale per noi.
Con la spocchia che ci caratterizza, pensiamo che siamo il centro del mondo o del golfo quando, invece, siamo solo l’isola più lontana. Quella degli abusi edilizi, del terremoto e di qualche amico cui scroccare qualche piacere di ospitalità. Casetta ad agosto, ingresso al parco termale o cenetta da tizio o da caio.

Nel frattempo, però, restiamo estranei ad ogni tavolo di sviluppo a meno che non sia istituzionale o programmatico, come bandi o altri strumenti amministrativi.
In attesa del prossimo anno turistico, il 2022, non possiamo restare fermi al palo. Non possiamo diventare “periferia procidana”, ma dobbiamo mettere insieme una forza propulsiva che vada in una nuova direzione e trasformare la carenza di posti letto sull’Isola “capitale” in occasione di sviluppo per la nostra isola. Se non sarà così, beh, saremo semplice periferia del Golfo.
L’assessore Clemente del comune di Napoli, ieri, ha scritto un post verità: “A Capri si divertono i ricchi, a Ischia i poveri, a Procida le anime”. Qualcuno sullo scoglio si è rizelato (perché non ha capito cosa aveva scritto la Clemente) sia perché la verità nessuno la vuole leggere. Quel “poveri” racconta bene il nostro mercato di riferimento, il nostro target, il nostro pubblico, il nostro posizionamento e, ci piaccia o meno, da questo dobbiamo ripartire.
Faremo un paragone e una riflessione.

Partiamo dal paragone. Tizio (Ischia) ha un ristorante e, all’improvviso, Caio (Procida) apre un ristorante proprio vicino a quello di Tizio. Tutti, però, dicono che nel ristorante di Caio si mangia benissimo ed è tutto bellissimo. Cosa fa Tizio? Per quanto tempo dirà che Caio è bello, buono e bravo?
E ora passiamo alla riflessione.
Dino Ambrosino, fin dai primi minuti ha iniziato con raccontare e illustrare la necessità di creare una rete con Ischia e con i Campi Flegrei. Una posizione istituzionale giusta e abbastanza mediatica dal suo punto di vista, meno dal nostro.
Le aperture che arrivano dalla terraferma sono state numerose. Nel coro di applausi, giustamente, più di uno ha sottolineato quanto questa nomina sia un valore aggiunto per la Campania. Lo è anche per noi? Lo è anche per Ischia?
Beh, i dubbi sono tanti e tanti.

Siamo chiamati ad uno sforzo enorme. Dobbiamo fare capire al mondo che i ristoranti stellati non stanno in “capitale”, che i parchi termali non stanno in “capitale”, ma stanno in periferia, che le spiagge belle e calde non stanno in “capitale”, che la vera cultura sta in periferia e non in “capitale”, che la Coppa di Nestore e quella del Naufragio stanno in fondo al golfo e non al primo scalo.
Siamo chiamati ad un super sforzo per superare l’argomento “capitale” e per evitare che l’appeal procidano ci superi. Dobbiamo combattere questi due lunghi anni di “sottomissione” mediatica con intelligenza e con forza.
Non possiamo lasciare campo libero al concorrente numero uno, non possiamo accodarci a chi si pavoneggia (giustamente) con il titolo di “capitale”.
La distanza tra Procida e Monte di Procida è poco più di un miglio marino. 10 minuti di navigazione con una scassetta del mare, meno con un mezzo più adatto.
Davvero pensiamo che il nostro sistema possa sostenere che un nostro concorrente diretto si sviluppi in maniera così esponenziale?

Fino ad oggi Procida ci ha mostrato di essere più funzionale, più attenta, più pronta.
La Sagra del Mare, la Graziella, la Processione del Venerdì Santo, i premi letterari, la presenza massiccia e tenace sui tavoli regionali, una buona amministrazione e una tenace opposizione, diverse tracce di storia, una immagine vivace e pulita sono gli argomenti che dobbiamo contrastare e affrontare. E lo dobbiamo fare perché tra poco inizierà la loro comunicazione, il loro posizionamento, la loro azione.
E ogni loro azione può essere qualcosa che ci verrà tolto a noi.
Ci possiamo dire quello che vogliamo, ma un solo aliscafo o un solo traghetto in più per Procida sarà uno perso per noi. Un solo bus in più per Procida (l’EAV lo ha già annunciato), sarà uno tolto a noi.

La consapevolezza che ci faremo trovare impreparati è enorme, ma arrenderci sarebbe n passo falso che, almeno noi, non faremo.
Che Procida sia la città capitale della cultura italiana per il 2022 è una buona notizia per tutti, ma più per Procida che per gli altri.
Dobbiamo stare attenti perché, sia chiaro, Procida guarda alla terraferma. Procida non guarda all’altra isola. Non guarda a “sotto” Vivara, ma guarda dove l’orizzonte si ferma.
Facciamo un salto nei dettagli di questa Capitale procidana: «La programmazione artistica e culturale è divisa in cinque sezioni e durerà 330 giorni: oltre 240 gli artisti coinvolti, 44 i progetti cultura li, 40 le opere originali. Il 2021 servirà per definire i dettagli e confermare le partecipazioni. Alcuni no mi sono già annunciati, tra cui Buren, Fabre e Mimmo Jodice. Per gli altri bisogna attendere. La cerimonia inaugurale unirà Procida, la terraferma e l’ex Italsider di Bagnoli. Due i nomi potenziali: Philipp Glass e la premio Oscar Hildur Gudnadottir”.
Gli indizi sono chiari. Monte di Procida – Procida sono ad un miglio e Procida rilancia “Bagnoli” e i “Campi Flegrei”. E in tutto questo, fino a dicembre 2022, prima che Brescia e Bergamo prendano lo scettro, sarà Procida la protagonista. E noi saremo la periferia o l’isola dello scalo di dopo.
Però noi possiamo decidere di essere la “periferia della cultura” o, invece, l’Isola d’Ischia.

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