venerdì, Marzo 5, 2021

Perché scrivo di “economia locale” | I Fatti & Le Idee di Giuseppe Mazzella

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Prologo
E’ una “deformazione professionale”. Il Devoto-Oli dice che che “è l’inconscio automatismo col quale una persona trasferisce gli atteggiamenti mentali propri della professione nel giudicare o nell’affrontare situazioni che con quella non hanno attinenza alcuna”. A 22 anni decisi che volevo fare il giornalista di “informazione generale”.

Avevo cominciato come “giornalista sportivo” alla “Tribuna Sportiva dell’isola d’ Ischia” nel 1970 diretta da Mario Cioffi ma ritenni insufficiente e non completo scrivere solo di sport. L’isola d’Ischia aveva bisogno di una “informazione generale” dove la cronaca politica doveva apparire in prima pagina. C’ erano i problemi di una società complessa che si imponevano negli anni ‘ 70 perché cominciava il boom turistico. Così lasciai la “Tribuna” ed andai da Franco Conte che faceva dal 1971 “Il Giornale d’ Ischia” agli inizi del 1972. Ma già stavo al terzo anno di Economia e Commercio ed avevo fatto 5 anni di Ragioneria (i mei più cari amici erano Jo Scaglione, Antonio Pinto e Raffaele Iacono) con Maestri indimenticabili (Iginio Fascione, Antonio Delle Cave, Luciano Martone, Giovanni Cenatiempo, Carmine Masecchia, Biagio Lauro). Avevo una forma mentis tutta impostata sulla Economia, quella Politica ma anche quella Aziendale. Senza Economia non si poteva spiegare quello che accadeva intorno a noi.
Così la passione per il giornalismo – già manifestata a 15 anni – si univa alla passione politica economica e finanziaria ed il racconto anche sul piano locale.

Siamo parte del Continente e non siamo una “Repubblica” indipendente. Dobbiamo fare il conto con le leggi della Repubblica e le loro applicazioni anche sul piano locale.
Così il COMUNE con i suoi organi (il sindaco, la Giunta ed il Consiglio Comunale) era fondamentale per attuare sul piano locale le teorie economiche e politiche studiate all’ Università. Poi c’erano le discussioni alla sezione PSI di Casamicciola e nel Comitato di Zona. Così la “deformazione professionale” di mettere l’Economia prima di tutto nel contesto delle Leggi e da allora il dibattito sulla “Programmazione Economica” – la nuova politica di centro-sinistra che doveva cambiare l’Italia.

L’ORDOLIBERALISMUS
Queste osservazioni – su me stesso – mi sono state proposte qui – come confessione personale – leggendo l’articolo che l’ economista Alessandro De Nicola ha scritto lunedì 8 febbraio 2021 su “Affari & Finanza de La Repubblica” dal titolo: “E’ lo Stato con le sue regole il guardiano della concorrenza”. Il Prof. De Nicola ricorda il 130simo anniversario della nascita dell’ economista tedesco WALTER EUCKEN (1891-1950) figura poco nota in Italia ma fondatore in Germania di quello che chiamava l’ “Ordoliberalismus” e che è stato alla base del miracolo economico tedesco con le sue idee che hanno fatto della Germania, pur sconfitta nella seconda guerra mondiale, la prima potenza economica d’ Europa. Quali i principi fondamentali? De Nicola li spiega: “la premessa che il mercato non fosse un evento “naturale” ma incardinato in un “ordine giuridico-istituzionale” che richiede una particolare cura per il suo mantenimento e corretta funzione. Lo Stato deve “sorvegliare e attuare la “Costituzione Economica” di un Paese. L’ Ordine giuridico deve creare le condizioni per il mercato. Gli “ordoliberali” quindi vogliono uno STATO FORTE.

L’intervento diretto dello Stato nell’ Economia è eccezione non regola. Lo Stato è il guardiano dell’ assetto competitivo”. Secondo De Nicola il RIGORE TEDESCO delle REGOLE è stato fondamentale per una Unione Europea capace di una politica economica e finanziaria di aiuti agli Stati Membri come abbiamo visto con il “Recovery Fund” di 209 miliardi di euro all’ Italia per il suo rilancio e sconfiggere il Covid-19. Non conoscevo l’ “ ordoliberalismus”. Non conoscevo nemmeno Eucken. I miei punti fermi erano gli economisti classici e neo-classici soprattutto con Keynes e Schumpeter. Fin dall’ inizio dello studio dell’ economia politica il mio sforzo è stato quello di trovare la “ Terza Via” tra il liberismo ed il comunismo e quindi il tema dominante è stato quello della Programmazione Economica. Non so quante volte ho consultato l’ “Espansione Capitalistica” del prof. Giuseppe Palomba. Mio Maestro, e le “Idee per la Programmazione Economica” di Giorgio Fuà e Paolo Sylos-Labini. Quest’ultimo un testo del 1963. Non so quante volte nei miei articoli ho citato Fuà e Sylos-Labini per quella loro osservazione sulla “politica urbanistica” il cui “obiettivo
è di tradurre sul territorio i programmi economici. La Programmazione Economica e la Pianificazione Urbanistica non rappresentano due fasi separate sotto il profilo operativo ma sono due aspetti di un unico processo”. Parole giuste ed inascoltate per 56 anni!!!

Pianificazione e programmazione ad Ischia
Da qui la battaglia “culturale” per il Piano Regolatore Generale Intercomunale dell’Isola d’Ischia previsto dalla Legge Urbanistica del 1942 e ripresa nel 1967 dall’ allora Governo di Centro-Sinistra ( col trattino). “ Generale” significa che il Piano non doveva essere solo “edilizio” ma anche “economico”. Il dibattito sulla “Costituzione Economica” nella nostra isola era favorito dall’ insularità, lo spazio delimitato dal mare, il sistema giuridico di sei Comuni e loro efficienza amministrativa, i vincoli ambientali con le Soprintendenze , una sola strategia economica che era quella dell’ incremento del Turismo. La puntuale applicazione sul piano locale dei temi e delle leggi nazionali sembrava trovare un ambiente perfetto per uno sviluppo “equilibrato”. Queste idee e la condivisione in “ atti amministrativi” erano comuni con ENZO MAZZELLA (1937-1990) e quindi il mio sentimento di affetto e di stima che avevo per Lui e di cui spero di parlarne in altra occasione. Non conoscevo l’ “ordoliberalismo” ma vedo che la buona dottrina economica era ampiamente comune con una “Regolamentazione dello Sviluppo” da parte dello Stato con il suo ordinamento giuridico ed il suo sistema di “ decentramento” imperniato sulla Regione con un ruolo decisivo soprattutto dei Comuni. Il fallimento è stato la NON applicazione delle Leggi. Il NON rispetto per le Regole.

Il puc di Lacco Ameno o la ridicolizzazione della programmazione
Ci vuole poco ad affermare che le “osservazioni” del dirigente della Città Metropolitana, ing. Gaudino,al Piano Urbanistico Comunale (PUC) di Lacco Ameno pubblicate interamente su “Il Dispari” di mercoledì 10 febbraio 2021 in due pagine per la firma di Ida Trofa rappresentano la ridicolizzazione della Politica di Piano. Non sono state fatte nemmeno le statistiche con una “ anagrafe edilizia” e non si è tenuto conto di un Piano Territoriale Paesistico dell’Isola d’Ischia che è strumento “sovraordinato” rispetto al PUC. Il PUC di Lacco Ameno è uno “studio” costato 56mila euro largamente “scopiazzato”. Sarebbe bastato allo Studio Oliviero la lettura attenta dei 4 numeri della rivista Il Continente del 2019 per trovare parte delle statistiche, i dibattiti, le proposte, i convegni che per TRE ANNI abbiamo raccolto Gino Barbieri ed io . Se non altro l’ arch. Gaudino avrebbe saputo che le pratiche di condono edilizio a Lacco Ameno sono 2.209 per un territorio di appena 2 Km2. Il Risultato per il sindaco Giacomo Pascale – che ha alluvionato la stampa locale e la cittadinanza con paroloni sulla Pianificazione e sulla Finanza di Territorio – è che Piazza Fango è ancora ingabbiata con i suoi cadenti palazzi e case e che non c’è alcuna “ricostruzione” all’orizzonte. Non ci sarà. Casamicciola va trattata in altra parte.Ma è peggio.

Più serio sarebbe stato avviare un “contratto di programma” la cui ipotesi fu avanzata il 14 febbraio 2020 con un convegno al Sorriso Resort al quale partecipò personalmente l’ Amministratore Unico di Invitalia, Domenico Arcuri, nominato anche commissario al Covid 19. Si poteva formalmente e sostanzialmente costituire un ufficio di programmazione economica fra i sei Comuni per affrontare la Ricostruzione ed il rilancio dell’ economia. Forse dalla “ programmazione economica” si poteva arrivare con realismo alla possibile “ pianificazione territoriale” in tutta l’ isola con 30mila domande di condono. La crisi avanza mentre l’ epidemia resta. Non si sa né come né quando riapriranno gli alberghi per la stagione 2021. 6.500 lavoratori stagionali almeno non sanno quando cominceranno il loro lavoro di precari a vita. Emblematico esempio di una profonda crisi è quello della più importante e storica impresa di ristorazione che 10 anni fa dava lavoro a 130 persone che ha chiuso per la pesante situazione finanziaria. Anche altre strutture alberghiere e commerciali si trovano, di fatto, in terribile crisi finanziaria. Hanno “ immobili” dal valore enorme ma non hanno “disponibilità finanziarie” adeguate. La funzione dell’ aiuto delle Banche da noi più che altrove è decisivo. Il ruolo di INVITALIA come forza di “capitale pubblico” da investire in imprese locali con partecipazione al “capitale di rischio” almeno con 500 milioni di euro) potrebbe essere decisivo per un nuovo modello di sviluppo e per quella che il nuovo Governo Draghi chiamerà la “green economy”.

Se l’ economista tedesco Eucken uscisse dalla tomba e venisse qui si troverebbe nell’ “orroreliberalismo ” e verificherebbe come senza regole non si governa il “mercato” anche di un’isola “felice”.

  • direttore de il continente

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