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Perché è importante partecipare ai viaggi naturalistici

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Le immagini degli animali che si riprendono i propri spazi durante il lockdown di noi umani hanno fatto il giro del mondo.

Acque ritornate magicamente limpide, cervi e orsi che passeggiano per i centri cittadini, leoni che dormono beatamente in mezzo alle strade, questo era lo scenario dei primi mesi del 2020.

Quello che nel breve periodo può e forse lo era una cosa positiva, ora con il prolungarsi della crisi le prime verità stanno venendo a galla.

I report dalle associazioni ambientaliste iniziano ad arrivare, in quei paesi dove i territori erano sotto tutela ambientale, ora le mani degli affaristi si allungano più facilmente.

Dove c’è turismo naturalistico ci sono tutta una serie di interessi a far sì che la natura rimanga protetta.

Pensiamo al giro d’affari che ogni anno si crea dai tanti turisti internazionali che vogliono ammirare i gorilla di montagna, o partecipare ai safari alla ricerca dei big five, o alle escursioni di trekking per ammirare gli orsi.

Ecco, ora con le frontiere chiuse a causa della pandemia, questi luoghi rimangono vuoti che, se da un lato è positivo per la tranquillità degli animali, dall’altro è deleterio per tutte quelle persone che lavorano nel settore turistico.

La presenza di parchi nazionali e aree marine protette infatti creano tantissimi posti di lavoro sia diretti che indiretti: non solo guide turistiche e guardie del parco, ma anche ristoratori, albergatori, trasporti.

Se anche in un paese come l’Italia i disagi sono palesi, ora pensiamo a tutte quelle zone dove il turismo è veramente la sola alternativa percorribile.

La lista delle nazioni che fondano le radici del loro sviluppo nel turismo naturalistico e non solo è molto lunga, paesi dove senza l’ecoturismo non rimane altro che lo sfruttamento selvaggio delle ultime risorse naturali rimaste.

In un contesto privo di resistenza, dove gli interessi legati alla conservazione del territorio viene meno, le opportunità per affaristi senza scrupoli aumentano a dismisura.

Dove la popolazione locale resisteva anche grazie alle opportunità del turismo internazionale, ora quelle stesse persone stanno soffrendo la fame nel vero senso della parola.

Quando riapriranno le frontiere, gli amanti della natura non dovranno farsi prendere dai dubbi, ma partecipare ai viaggi naturalistici perché senza l’ecoturismo, gli ultimi parchi moriranno sotto il peso delle difficoltà delle popolazioni rimaste senza alternative.

Alcune idee di viaggio naturalistico

Aspettando con impazienza la normalizzazione e la conseguente riapertura delle frontiere e quindi dei viaggi naturalistici, possiamo viaggiare con la mente iniziando a programmare la nostra prossima meta.

Tra i viaggi naturalistici da fare almeno una volta nella vita non possiamo dimenticare il trekking per l’avvistamento dei gorilla di montagna.

Un’esperienza unica che ci porta a contatto con il cuore dell’Africa, sulle montagne a cavallo tra Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo RDC.

Nonostante quest’ultima sia la nazione con il più alto numero di gorilla, per motivi di sicurezza è sconsigliato visitarlo.

Ruanda e Uganda invece sono due nazioni stabili che hanno investito molto nello sviluppo del turismo naturalistico e infatti i visitatori nel periodo prima della pandemia non mancavano.

Ora sono proprio questi due paesi a soffrire di più per la mancanza di turisti che apportavano notevoli risorse nelle casse pubbliche e private.

Tra i due paesi, l’Uganda è la meta preferita perché il costo di ammissione al parco nazionale costa 600$ contro i 1500$ richiesti dal Ruanda.

Il gorilla trekking è costoso, ma ne vale la spesa.

Un’altra destizionazione top per il turismo naturalistico è certamente il Brasile che più di altri sta subendo gli effetti della crisi sanitaria.

La natura brasiliana è sotto attacco da più fronti, sia da chi vorrebbe cancellare per sempre l’Amazzonia in cambio di un profitto a breve termine, sia dalla mancanza di turisti che oggi più che mai servirebbero.

Tra le varie destinazioni possibili segnaliamo il Pantanal, la più grande zona umida al mondo costituita da immense pianure alluvionabili che ospitano un incredibile biodiversità.

Per nove mesi all’anno circa viene inondata dalle acque che ricoprono circa l’80% della sua superficie.

È considerato uno degli ecosistemi con il maggior numero di specie di flora e fauna del mondo.

È una meta ideale per l’ecoturismo sostenibile perché qui è molto facile avvistare animali meravigliosi come giaguari, caimani, capibara, formichieri giganti, anaconda e centinaia di specie diverse di uccelli.

Per gli amanti del mare invece si consigliano gli ormai diffusi whale watching, l’attività che consiste nell’osservazione dei cetacei nel loro ambiente naturale.

Presente anche in Italia all’interno del santuario dei cetacei nel Mar Ligure, puoi prendere parte ad una delle tante spedizioni per osservare e monitorare queste incredibili creature.

Chi vuole fare un passo in più e non vuole sentirsi un semplice turista, può trasformarsi in volontario per l’ambiente come quelli consigliati dall’associazione ecologista Keep the Planet.

Il volontariato ambientale è una branca del volontario ed è rivolta a tutti coloro che desiderano sporcarsi le mani per la conservazione del pianeta.

Puoi unirti alla pulizia delle spiagge, puoi addentrarti nelle foreste remote del pianeta e piantare alberi, puoi costruire pozzi in ecovillaggi e molto altro ancora.

Le opportunità ci sono, basta solo aspettare l’apertura delle frontiere e partire per la tutela di animali e natura.

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