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«Per la frattura al braccio di mio figlio al Rizzoli hanno sbagliato tutto!»

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Ugo De Rosa | Ci risiamo con un episodio di malasità all’ospedale Rizzoli. Una vicenda che ha coinvolto una famiglia in vacanza sull’isola e che dunque, oltre all’aspetto sanitario, comporta anche un danno di immagine. Non solo: il lettore che la riferisce segnala anche altri aspetti di natura “burocratica” e fiscale, per la verità già evidenziati su queste colonne.
Ma veniamo al racconto del lettore, che non ha bisogno di ulteriori commenti: «Sono il padre di un bimbo il quale di recente, allorquando si trovava in vacanza sull’isola Ischia, ha riportato la frattura di un braccio. Portato al pronto soccorso dell’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, gli è stata diagnosticata una frattura composta ed applicato un gesso.

La scorsa settimana, dopo poco meno di 15 giorni dall’infortunio, mio figlio è stato visitato presso il nosocomio della città ove vivo ed ivi è stato rilevato che la frattura fosse, invece, di tipo scomposto, che non fosse stato effettuato un trattamento sanitario adeguato, che il gesso fosse stato applicato in maniera del tutto errata e che l’osso (per buona parte calcificato) fosse gravemente deforme.
I medici del nosocomio cittadino mi hanno prospettano una doppia opzione: effettuare una “manovra” (senza anestesia) finalizzata a scomporre l’osso ed a ripristinare la frattura, oppure, sottoporre il bimbo ad un intervento chirurgico d’urgenza.

Anche su loro consiglio, ho optato per la prima soluzione; dunque, viene scomposto nuovamente l’osso, applicato un nuovo gesso ed esposto il bimbo ad ulteriori raggi X.
Ad ogni modo, la vicenda, a prescindere dalla guarigione del bimbo, avrà certamente sviluppi in sede giudiziaria (sia penale, che civile).
Aggiungo, inoltre: questa settimana ho richiesto all’ospedale di Lacco Ameno la cartella clinica (costituita dalle immagini della radiografia e da due foglietti di carta contenenti i referti).
Per il rilascio della sola radiografia occorre pagare (ed ho pagato) 50 euro (dico cinquanta) ed inserirla in una macchinetta preposta, collocata nell’androne dell’ospedale (con la dicitura “altre prestazioni”), la quale, dopo il pagamento, rilascia una ricevuta che costituisce un documento NON fiscale, né vale come fattura.

Per la conversione di quella cartula in una ricevuta fiscale occorre rivolgersi ad un’altra struttura: il CUP di Ischia Ponte (ex clinica San Giovan Giuseppe), situata, cioè, a 7/8 km. di distanza dal nosocomio lacchese.
Tale considerevole distanza, evidentemente, induce la maggior parte delle persone a desistere dalla richiesta di rilascio di una ricevuta fiscale. Ma, così stando le cose, a mio avviso diviene giocoforza verificare se quegli incassi vengono regolarizzati sul piano fiscale e chi li incamera.
Per il rilascio del cartaceo (due fogliettini di carta, che costituiscono due referti), infine, mi sono stati richiesti (ed ho in concreto pagato) ulteriori 10 euro.

Ho inteso dare risonanza alla vicenda perché, al di là del personale coinvolgimento e sebbene continui a ritenere imprescindibile la presenza di un presidio ospedaliero sull’isola, essa suscita oggettivamente sgomento e disgusto».

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