Peculato alla Colombaia. Il tribunale dissequestra le somme sottratte a Massimo Bottiglieri

Processo. I giudici hanno annullato l’ordinanza del gip. Bottiglieri è imputato del reato di peculato per distrazione di somme di denaro erogate dalla Regione Campania e dalla ex Provincia di Napoli in favore della Fondazione La Colombaia, di cui era stato amministratore.

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La X sezione del tribunale del riesame ha disposto l’annullamento del decreto di sequestro emesso in data 11 settembre 2017 dal giudice per le indagini preliminari a carico di Massimo Bottiglieri nell’ambito di un’inchiesta in cui risulta essere imputato del reato di peculato per distrazione di somme di denaro erogate dalla Regione Campania e dalla ex Provincia di Napoli in favore della Fondazione La Colombaia, di cui era stato amministratore.
Nel provvedimento del gip si ordinò il sequestro (eseguito dalla Guardia di Finanza) della somma per un importo di 62.855,46 euro, che furono prelevati dai conti correnti della società “Emmebi srl”, di cui il Bottiglieri ne era titolare. Una somma equivalente al presunto danno arrecato.

Ne è nata una lunga battaglia in sede giudiziaria a seguito dei provvedimenti cautelari emessi, i cui difensori di fiducia del Bottiglieri, gli avvocati Michele Calise e Alfredo Sorge, hanno portato avanti in questi circa tre anni. Dinanzi ai giudici del reisame hanno dimostrato che l’iniziativa di sequestro palesava profili di illegittimità e che i ricavi che erano stati sequestrati erano provento di un’attività imprenditoriale che non aveva alcuna colleganza al ruolo di amministratore de La Colombaia e che provenivano del tutto da un’attività commerciale di gioielli e preziosi gestita dallo stesso Bottiglieri a Forio. In questo arco di tempo le indagini sono proseguite e la procura della Repubblica ha chiesto per Bottiglieri ed altri indagati il rinvio a giudizio, il cui processo si sta celebrando con fatica dinanzi alla III sezione del tribunale di Napoli e non si è entrati ancora nel vivo del dibattimento.

Ciò che è stato riferito ai giudici della “libertà” sarà la tesi che si sosterrà dinanzi ai giudici che dovranno emettere la sentenza con la richiesta di ascoltare numerosi testimoni conoscitori delle attività svolte nell’ambito della gestione della preziosa villa un tempo di proprietà del regista Visconti. E che la contabilità è precisa al centesimo e che non c’è stata alcuna distrazione del denaro pubblico; che non c’è stata alcuna distrazione di fondi per realizzare denaro al nero, tutto a svantaggio delle casse pubbliche.
Quella de La Colombaia è una storia travagliata, tant’è vero che tra il 2010 e il 2011 era stata interessata da interventi di manutenzione e di adeguamento degli impianti, trovandosi in una situazione di semi fatiscenza e necessitava di un intervento straordinario affinché venisse nuovamente aperta al pubblico. In quanto già nel 2007 era stata chiusa dal responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Forio per inagibilità. Rimanendo così sbarrata ad ogni iniziativa per due anni e dai documenti presentati dai difensori si attesta che il Bottiglieri assunse l’incarico nel direttivo della Fondazione nell’aprile del 2009 e solo il 16 luglio del 2010 la struttura fu riaperta al pubblico, dopo i lavori di riqualificazione e di ristrutturazione. Ai giudici del tribunale del riesame è stata depositata anche una consulenza tecnica dell’arch. Carmine Di Scala, con la quale si attesta che sono stati espletati presso La Colombaia lavori complessivi per 171.500 euro.

Fu comunque un periodo alquanto movimentato, come si dimostra negli atti in possesso dei giudici, a cui sono stati consegnati gli interventi per comprimere il più possibile i costi della gestione, che assorbiva circa 257.00 euro per i soli costi generali di funzionamento, a fronte di un bilancio complessivo di 499.000 euro.
I giudici del riesame hanno quindi ritenuto che quel provvedimento del gip eseguito dalla Guardia di Finanza non avesse alcun fondamento in ordine alla “distrazione” di somme di denaro erogate da Enti pubblici e che le attività di intervento per la manutenzione siano state effettivamente eseguite. Un’ordinanza che peserà non poco sul processo che dovrà giudicare gli imputati per il reato di peculato.

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