Parole, parole, parole….parole, soltanto parole?

Attori & Spettatori di Anna Fermo

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Eccoci giunti alla Vigilia della 70^ edizione del Festival di Sanremo ed eccoci giunti , puntuali, alla fiera delle polemiche artatamente costruite per alzare l’attenzione verso una kermesse musicale che di anno in anno fatica sempre più ad attrarre spettatori. Osservando con superficialità e con la stessa noia degli anni scorsi, potremmo dire che non c’è nulla di nuovo nel fatto che i diversi direttori artistici ed organizzatori, si siano inventati anche quest’anno un qualcosa capace di motivare un minimo di interesse nel telespettatore. Eppure, proprio quest’anno e mai come quest’anno, sta accadendo qualcosa di diverso e davvero mai si era scesi così in basso.
Siamo sempre stati abituati a polemiche della vigilia derivanti da gaffe e strafalcioni, da errori più o meno blandi, da esclusioni di cantanti attesi ed ammissione di quelli meno attesi, etc, etc. Questioni blande, capaci di aizzare l’ira e le accuse dei soliti cantanti o delle vallette e presentatori di turno. Eppure, mai e, ripeto, poi mai, si era visto un caso come quello di quest’anno.
Dalle accuse di “Sessismo” a quelle di “Violenza di Genere”, il passa è apparso piuttosto un salto immediato e la cosa più grave è che quanto sta avvenendo in questi ultimi giorni sta rivelandosi sempre più un copione già scritto e davvero mal scritto.
Dal forfait di Salmo e di Monica Bellucci alla partecipazione del rapper Junior Cally, dalla polemica sull’esclusione di Elisabetta Gregoraci da «L’altro Festival» di Nicola Savino alle 29 deputate italiane che chiedono le scuse pubbliche di Amadeus, l’impressione rispetto a tutte queste polemiche che stanno infiammando la 70esima edizione del Festival di Sanremo sembra sempre più quella che ci vede quali spettatori attoniti di un siparietto squallido, ancor di più perché osa strumentalizzare problematiche che più attuali quanto gravi non si può.
Ripercorrendo le passate edizioni, sforzandoci, potremmo ricordarci del boicottaggio delle case discografiche nell’edizione del 2004, dell’indignazione per la canzone Luca era gay arrivata seconda nel 2009 ed al massimo del monologo di Adriano Celentano che, tre anni più tardi, auspicava la chiusura di Famiglia Cristiana e di Avvenire in diretta tv, ma, ripeto, non è mai capitato quello che sta succedendo in questa edizione 2020, il tutto accompagnato tra l’altro, da una sorta di ammutinamento generale che, ad appena due settimane dall’avvio della settantesima edizione, sta aggravando ulteriormente la situazione piuttosto che destare la classica attenzione.
Tutto ha inizio il 14 gennaio, appena martedì scorso, alla prima conferenza stampa del Festival, quando Amadeus descrive le sue compagne d’avventura come «bellissime» e aggiunge che la modella Francesca Maria Novello sa stare «un passo indietro» rispetto al suo uomo, che è Valentino Rossi. Da lì, in pochi giorni, ecco acuirsi la polemica sulle parole utilizzate dal direttore artistico, il quale, inutilmente ha tentato di smorzare le polemiche ormai infiammatesi specificando che “le sue parole sono state mal interpretate riferendosi esclusivamente al fatto che la modella non sfruttasse la visibilità del compagno a suo favore”.
Troppo tardi: l’ondata di indignazione che, dai social, si è spostata addirittura in Parlamento è arrivata inaspettata, come uno tsunami sul Festival. Altro che attenzione, ciò che si è destato è stato un coro unanime di condanna, a tratti anche eccessiva.
29 deputate non hanno perso tempo: in un battito di ciglia hanno chiesto alla Rai le scuse ufficiali da parte del conduttore, mentre diversi personaggi del mondo dello spettacolo, tra cui Claudia Gerini e Michelle Hunziker, hanno consigliato ai propri follower di fare anch’essi «un passo indietro» e boicottare, neanche troppo velatamente, il Festival. A questo punto, dopo Elisabetta Gregoraci che accusa Nicola Savino di essere stata esclusa dal cast de L’Altro Festival per via dell’appartenenza politica dell’ex marito Flavio Briatore, la questione si è spostata ed a finire nel centro del mirino è andata la partecipazione del rapper Junior Cally, colpevole di aver utilizzato in passato dei versi sessisti all’interno delle proprie canzoni: ragione sufficiente questa per mettere in dubbio la sua presenza sul palco dell’Ariston.
Il Presidente della Rai, Marcello Foa, non ha potuto far altro che intervenire nella caotica situazione: «Provo una forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival, tanto più in occasione del suo settantesimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico».
Un invito tutt’altro che velato, quello del Presidente Rai, rivolto ad Amadeus al fine di «riportare il Festival nella sua giusta direzione» e valutare in maniera seria la partecipazione di Junior Cally che, attraverso il suo ufficio stampa, intanto ha fatto sapere di essere contro il sessismo, mentre, «sembrerà banale dirlo, ma non lo è», contro la violenza sulle donne.
Dalle scuse pubbliche di Amadeus ad una possibile sospensione di un Big in gara, si passa, in ultima istanza, agli ospiti. Il primo a tirarsi indietro è Salmo, che sarebbe dovuto intervenire nel corso della prima sera e che Amadeus aveva definito come un «super-ospite» a tutti gli effetti: «Non sarò presente, non me la sento, mi sentirei a disagio. Tra i due santi, Sanremo e San Siro, scelgo San Siro. Quindi, se volete venire a sentirmi nel posto giusto con la gente giusta, venite a San Siro il 14 giugno», fa sapere da Instagram.
Lo segue, tre giorni dopo, anche Monica Bellucci, che sarebbe dovuta intervenire tra la seconda e la terza serata. Lo fa attraverso una nota diffusa a mezzo stampa: «Il signor Amadeus e io ci siamo incontrati mesi fa ipotizzando un progetto insieme. Purtroppo, per cause maggiori, non siamo riusciti nel nostro fine. Auguro un bel Festival a lui e al suo team e spero in un’altra possibilità nel futuro».
Come è stato detto: “Se è vero il famoso detto «l’importante è che se ne parli» di Oscar Wilde, allora il Festival di Sanremo 2020 dormirebbe sonni tranquilli. Il vero problema è, però, che la cosa sia diventata una corsa contro il tempo nella quale potremmo aspettarci di tutto: nella storia della manifestazione, una tale «ansia» da prestazione non si era mai sentita”.
La 70^ edizione del Festival di Sanremo non è neanche iniziata ed ha già collezionato figuracce su figuracce oltre che condanne. Sanremo sta diventando tutto fuorché canzoni. Polemiche, scelte inopportune, messaggi sbagliati, strumentalizzazioni indecenti e vergognose in pieno sfregio delle donne.
Parole, parole ed ancora parole, tuttavia non d’amore, non solo quelle contenute nelle canzoni del rapper Cally, offensive e violente per le donne, ma anche stupide e cretine, quelle di chi fa la selezione degli artisti, che esclude Iva Zanicchi per inserire personaggi che fomentano nei giovani i sentimenti peggiori parlando di omicidio, stupri e furti, e che riduce a mere donnine “belle”, ma vuote, quelle che sanno stare un passo indietro rispetto agli uomini, le vallette scelte quest’anno.
“Non capiamo se la polemica sia di carattere musicale o politica”, ha spiegato in una nota il manager di Junior Cally. “Le polemiche non riguardano le rime antipopuliste nel testo di No grazie, il brano con cui è in gara tra i big ma”, aggiunge , “sono legate a canzoni pubblicate da anni in un età in cui Junior Cally era più giovane e le sue rime erano su temi diversi da quelli di oggi. Raccontare la realtà attraverso la fiction è la grammatica del rap. E non solo del rap: la storia della musica ha tantissimi esempi di racconto del mondo attraverso immagini esplicite, esagerate e spesso allegoriche. È evidente dunque”, ha concluso, “che su questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo non c’entrano nulla. Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”.
Ciò che non capisce questo manager è che qui non si tratta più di mere polemiche o di parole abusate alla vigilia di un Festival. Qui si tratta di una degenerazione gravissima. Il sessismo quanto la violenza di genere sono fenomeni reali e l’arte può significarli, ma mai fomentarli.
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