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Orrore all’orfanotrofio, i commenti sui social tra stupore, indignazione, delusione, amarezza e qualche riflessione

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Il caso dell’orfanotrofio di Casamicciola ha ovviamente destato scalpore nell’opinione pubblica isolana (e non solo). Stupore, indignazione, amarezza e delusione, e anche tanta confusione emergono dai commenti postati sui social. Come pure qualche opportuna riflessione.

Maurizio Pinto rivela: «Conosco suor Edda dal 1993, oggi ha 81 anni. Ha salvato, dalla strada e dalla miseria, generazione intere: molti bambini, oggi adulti, possono testimoniarlo. Ho sempre creduto che suor Edda fosse una santa in terra, perché ha combattuto contro il mondo per tutelare i suoi ragazzi. Nessuno è al di sopra della legge e la Giustizia, oggi più che mai, deve fare il suo corso ed accertare ogni responsabilità, ma prima di condanne mediatiche sarebbe giusto attendere di conoscere bene i fatti, le singole responsabilità. Oggi è un momento di grande dolore e tutta la comunità ha il dovere, in un modo o nell’altro, di non abbandonare i ragazzi della casa Famiglia di Casamicciola, fino ad oggi punto di riferimento importante per le fasce deboli della nostra isola. Distrutto».

Cesare Gravina: «E brava suor Edda… Che delusione, e pensare che mamma si prodigava anche per te… I bambini non si sfiorano. Che tristezza infinita».

Salvi Monti: «Maltrattamenti nei confronti di minori, lesioni personali aggravate e violenza privata aggravata: una suora arrestata, la madre superiora allontanata dall’isola ed altre due destinatarie di provvedimenti di misure cautelari. Una brutta vicenda per una delle istituzioni religiose più amate della nostra isola».

Annalisa Leo propone una interpretazione diversa: «Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno Basta davvero poco per ritrovare la forza, per superare le prove e continuare il cammino. E ogni volta che vado via, dopo un pomeriggio passato insieme, avverto quel senso di pace e serenità che riesci con il tuo amore a trasmettere a me come ai tanti tuoi piccoli tesori, quelli che tu stessa definisci “doni di Dio”. Grazie suor Edda perché accogli tutti come solo una madre sa fare…».

Titti Schiano vuole precisare: «Guardate che quella arrestata non è Suor Edda, di cui io ho sempre sentito parlare bene. Quindi onestamente questa levata di scudi non la condivido, è stata al momento semplicemente allontanata insieme ad altre due, posso supporre perché abbiano “chiuso gli occhi”, ripeto che suppongo. Poi c’è quella arrestata… e non si arresta una suora per uno schiaffetto. Pace e bene».

Marianna Sasso racconta: «Quando ero adolescente con i ragazzi del Porto ogni anno in primavera organizzavamo una giornata con i bambini dell’ “orfanotrofio” in pineta: pranzavamo, facevamo giochi, cantavamo… eravamo felici… a fine giornata ero sempre triste e mi chiedevo perché solo un giorno da dedicare a quei bimbi, perché non stare insieme più spesso… piano piano crescendo gli interessi e le responsabilità sono cambiati ma ogni tanto mi lavavo la coscienza e mi ricordavo di quei bambini, degli ultimi, dei poveri e facevo la spesa, portavo dolci e doni di ogni tipo. Incrociare lo sguardo duro ma buono di quella suora mi faceva sentire utile… una sorta di auto celebrazione. Anche quest’anno per Natale mi ero riproposta di andare in maniera distratta da quei bimbi che raccontavano storie tristi con i loro profondi occhi, e avrei fatto la mia buona azione quotidiana. Poi a Natale vale doppio… Ora non voglio entrare in merito alla triste vicenda di queste ore, non ne ho i titoli, le competenze, le conoscenze e la forza. Posso esprimere solo la mia profonda solidarietà alle vittime.. ai bambini e alle loro famiglie assicurando presenza e vicinanza. Esprimo solidarietà anche ai carnefici (se ci sono) perché possano ritrovare la luce di Dio, certa che la giustizia farà il suo corso. Però mi chiedo solo una cosa: perché nessuno ha denunciato prima? Da quando sono direttrice dell’ufficio di Pastorale sociale della Diocesi abbiamo davvero accolto le istanze di chiunque ha bussato alla nostra porta: i familiari dei vecchietti di Villa Joseph, i lavoratori di Villa Mercede, i terremotati. Abbiamo cercato di dare sostegno a chiunque subisse un disagio o un sopruso e laddove non ci riuscivamo da soli avevamo il sostegno del vescovo, di sacerdoti e tanti uomini di buona volontà. Oggi se mi fermo a pensare piango e il mio pensiero va agli occhi di una suora che con orgoglio e commozione vedeva una delle sue bimbe andar via perché finalmente una famiglia le avrebbe assicurato un futuro migliore. Forse non avrei dovuto scrivere, il mio ruolo a volte mi impone di essere meno impulsiva, ma io un po’ di amore l’ho visto lì dentro…».

DOVE SONO LE ISTITUZIONI LAICHE?

Benedetto Valentino si riallaccia a un episodio passato: «Stamattina ci siamo svegliati con la notizia delle violenze sui minori nell’orfanotrofio di Casamicciola, con l’arresto di una suora e l’allontanamento di altre tre.

Uno scandalo simile accadde nel 1906 quando il convento delle suore della Mandra di Ischia Ponte fini su tutte le prime pagine dei giornali dell’epoca per episodi molto simili. E’ passato oltre un secolo e non è cambiato nulla. Questi sono servizi essenziali che dovrebbe offrire lo Stato, non la Chiesa. Ma dove è lo Stato Italiano? Che cosa è stato fatto in un secolo ? I giudici accerteranno le responsabilità individuali, resta il problema sociale: dove andranno questi bambini se sull’isola non ci sono altre strutture?».

Anche Valerio Pero Mobili Forio chiama in causa le istituzioni laiche: «Oggi su tutte le testate giornalistiche c’è il nome, il cognome e la nazione di provenienza della suora cattiva che ha picchiato i bambini. Ovviamente la suora è stata messa alla gogna e data in pasto a tutti prima ancora di qualunque processo. Da due mesi, ovvero da quando è stato commesso il fatto, non si conosce nome, cognome e paese di provenienza del marito che ha letteralmente spaccato a sangue la faccia della moglie in quel di Forio. Ditemi voi se è accettabile il tutto.

P.S. In tutto questo non si è capito cosa accadrà all’istituto, se resterà aperto o meno, non si è capito che fine faranno i bambini ospitati lì e cosa più grave, non ho letto mezza riga da parte di un qualche amministratore comunale di un qualunque Comune che si sia interessato alla sorte di quei bambini a testimonianza che se, come leggo, molti sapevano e nessuno parlava è perché conveniva che non si sapesse e l’istituto restasse aperto. La comunità tutta pertanto prima di puntare il dito contro qualcuno dovrebbe quantomeno puntarlo contro se stessa perché omertà e ignavia sono due binari su cui viaggia il treno dell’inciviltà».

Melania Di Meglio: «E comunque la mitica suor Liberina, con cui ho fatto la primina a San Ciro, aveva una bacchetta talmente lunga che le consentiva di menare il malcapitato mentre era comodamente seduta alla cattedra. Quella bacchetta sembrava avere i superpoteri. Arrivava ovunque. E ci metteva pure in ginocchio dietro alla lavagna. Nessuno stupore. Nessuna denuncia. All’epoca si educava cosi. Frisc all’anm soia. Pozza sta in Paravis. Denuncia con ironia. I bambini non si toccano!!!».

Una visione diversa offerta anche da Giuseppe Conte «Premetto che il mio discorso, seppur chiaramente originato dal fatto di cronaca su cui la Giustizia (quando dalle indagini preliminari si arriverà alla sentenza) accerterà e punirà eventuali responsabilità, è di portata generale. Quelli della mia età a salire sono cresciuti (per fortuna!) in un’epoca in cui se l’insegnante ti tirava un ceffone e lo andavi a raccontare ai tuoi, questi ultimi ti davano “il resto”, come si suol dire. Oggi, invece, se va bene vanno a denunciare l’insegnante, se va male lo vanno a picchiare! Con questi presupposti, non dobbiamo meravigliarci né indignarci se le generazioni più o meno nuove non hanno rispetto per le Istituzioni, se difettano di senso civico, se vanno allo stadio e intonano i cori contro la Polizia, se lasciano i mozziconi di sigaretta sulla sabbia, se buttano la carta per terra in strada, se parcheggiano davanti al cancello e anziché scusarsi vogliono pure avere ragione, se imprecano allorquando fai notare loro che la manovra che vogliono a tutti i costi intraprendere non è esattamente coerente col Codice della Strada. Una volta un insegnante delle scuole medie (educazione tecnica) mi mise 5. Probabilmente fu una delle mie prime insufficienze. Redarguito pesantemente da mamma, mi misi sotto e a fine anno riuscii ad arrabattare la sufficienza. “Mazze e panell fanno ‘e figlie bell”, fu il commento del Prof!».

Invece per Gianni Messina: «Comunque la storia che ai tempi nostri e che te lo dico a fare prendevamo ceffoni ed era normale, visti i risultati… non regge. Cosa era normale? Tornare a casa tumefatti e inconsapevoli, convinti che fosse normale? E per cortesia: Ma anche no!!! La violenza di genere nasce da questo. L’insegnamento e l’emulazione del più forte sul più debole. Cattivi maestri per esempi cattivi».

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2 Commenti

  1. pochi anni fa-non dico il motivo il perche’-entrai in possesso di una cifra di euro abbastanza sostanziosa-mi ero promesso che al momento di esserne in possesso -li avrei devoluti ai bambini del ‘orfanatrofio di Casamicciola-mi recai in loco e volevo consegnarlo alla Madre Superiore-con mio stupore lei rifiuto i soldi come moneta e mi disse di provvedere con quei soldi all acquisto di cibo-lo avrebbe accettato volentieri-mi rivolsi ad un noto commerciante all ingrosso e detta somma fu spesa per cibo e consegnato all orfanatrofio con ringraziamenti delle suore e della madre superiore-il noto rappresentate è ancora vivo e vegeto e tutto cio’ è dimostrabile dalla sua voce

  2. Qualche schiaffone,è sempre stato utile,quando con le buone maniere c’è poco da fare. Ai tempi miei ci fu’ un bambino che infilo’ le mani in mezzo alle cosce di una bambina,non racconto di quello che glisuccesse dopo. I miei figli quando presero una punizion a scuola io gli ho dato pure il resto a casa. Oggi ,laureati eindipendenti ,mi ringraziano.
    piena solidarietà alle suore.
    Oggi si vede come è formata la nuova generazione buonista.

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