Orgoglio San Vito: “not in my name” Oggi arriva il vescovo «invasore» Lagnese

Chiesa & Politica. Il sindaco attacca Vescovo e “preti giovani” (Don Christian e Don Emanuel)

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Gaetano Di Meglio | La festa per Don Giovì, i foriani, i sanvitesi, l’hanno fatta domenica sera. Quella di oggi, organizzata con il Vescovo Pietro Lagnese e con il clero isolano non è la festa del popolo di Forio. Non è la festa di quel popolo, sincero, schietto e forte che non ha perdonato, ancora, lo strappo del diritto di patronato.
La storia di cui abbiamo parlato spesso e che si è conclusa con il 16 aprile2019 con il decreto del Vescovo Lagnese che stabilito “a partire dalla data odierna la nomina del parroco di San Vito in Forio per libero conferimento da parte del Vescovo diocesano ( ex can. 157 CJC)” e che, dopo il ricorso a norma dei cann. 1734-1737 del codice di diritto canonico, è stato confermato da Papa Francesco.

Una vicenda, però, che se ha trovato la parola “fine” per quanto al diritto canonico, non è arrivata la parola fine per i sanvitesi. Per gli uomini e le donne che, da tempo, frequentano la Basilica di cui Mons. Giuseppe Regine è parroco da 50 anni.
Una storia così sentita e vita e una spaccatura, totale, tra la Forio e la Ischia della chiesa che trova conferma nelle parole del sindaco Francesco Del Deo.

Domenica sera, infatti, Del Deo non ha risparmiato bordate.
Con i toni giusti, con le parole ben pensate, Del Deo ha ricevuto l’approvazione del popolo e, oltre a stigmatizzare l’azione del Vescovo ha scovato parole come macigni contro Don Emanuel Monte e Don Christian Solomonese.
Ma leggiamolo insieme.

«La nostra società – ha detto il sindaco Del Deo – è cambiata in questi 50 anni, siamo cambiati anche noi , come anche sono cambiate le Istituzioni. Cari concittadini, cari fedeli, purtroppo non posso non citare l’ultimo grande cambiamento, la cessazione del diritto di patronato per quanto riguarda la nomina del nostro Parroco di San Vito.

Cosa che, di fatto, renderebbe Don Giovì l’ultimo parroco nominato dal popolo di Forio attraverso l’amministrazione comunale. Ho detto renderebbe e lo dico da Sindaco, da cristiano e da cattolico perché la speranza è l’ultima a morire. Era il 26 Ottobre del 1969 quando la Parrocchia di San Vito accoglieva come suo nuovo parroco il professore Don Giovì, Canonico della Cattedrale d’Ischia, Rettore della Madonna della Libera, nonché da poco insignito del titolo di Monsignore. Ricordo bene – chiosa Francesco Del Deo – che nella seduta del consiglio comunale di Forio eri stato nominato come primo nella terna indicata dal consiglio comunale al vescovo. E all’unanimità, con 20 voti su 20, il consiglio comunale di Forio fece il tuo nome. 50 anni sono trascorsi ed è segno che il popolo di Forio ha saputo scegliere bene. Voglio ricordare che al tempo il sindaco del comune di Forio era Maurizio Valenzi, galantuomo comunista, convinto gentiluomo – evidenzia il sindaco – che non volle sottrarsi all’osservanza delle nostre antiche e più che centenarie tradizioni».

Ma Del Deo ha ancora miccia e, raccogliendo il sentimento della strada, il malessere della comunità cattolica locale, il chiacchiericcio che non cessa da anni, va diritto per diritto.
«Don Giovì – continua il sindaco di Forio – sei stato e sei un custode esemplare del tempio del comune di Forio. L’intelligenza, la preparazione, la cultura ti consentivano e ti consentono una capacità di sintesi unica. Riuscivi e riesci ancora oggi ad esprimere dei concetti ed a spiegare il Vangelo della Domenica in 5 o 6 minuti al massimo. Questi concetti e quelle spiegazioni rimangono impresse chiare significative – nelle nostre menti.

Oggi, caro Don Giovì – Del Deo usa il fioretto -, spesso assistiamo ad alcuni sacerdoti che fanno dell’altare il loro palcoscenico. Nelle omelie sembrano spesso dei Savonarola, urlano, gesticolano, si ripetono oltretutto senza dire nulla di concreto senza sapere che è provato scientificamente che dopo 3 o 4 minuti il meglio della concentrazione umana scompare. A questi sacerdoti dico prendete esempio da Don Giovì, le sue omelie sono immediate incisive permanenti perché il linguaggio e gli esempi utilizzati arrivano direttamente al cervello e principalmente al cuore. Queste sono alcune delle grandi doti del nostro Parroco, del nostro Pastore del nostro Don Giovì.»

Quella di oggi, forse, sarà un faccia a faccia tra due parti opposte. Da una parte il Vescovo Lagnese, dall’altra il popolo dei sanvitesi. Due parti contrapposte. Due parti nemiche.
Ma Lagnese va sul velluto, questa volta non sarà come al Pontificale di San Vito: stamattina i non “chiesani” saranno a frotte per baciamani e struscio clericalchic.

2 Commenti

  1. Ma perché il sindaco di Forio non fa il suo mestiere che peraltro fa pure male ( i suoi colleghi isolani non fanno meglio, sia chiaro) viste le condizioni in cui versa il territorio del suo comune e dell’intera isola ( ascoltino i turisti, se proprio non vogliono sentire i loro concittadini), invece di pensare alla chiesa e ai preti?

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