Omaggio al pittore Massimo Venia

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Lo scorso anno ogni volta che passavo davanti allo studio del pittore Massimo Venia immancabilmente mi soffermavo ad ammirare le opere esposte con vero piacere per le emozioni che suscitavano in me.

Però non ho mai avuto il coraggio, per istintiva timidezza,di incontrarmi personalmente con lui. Ci sono passato anche quest’ anno e la curiosità ha vinto sulla timidezza. Ecco il risultato del colloquio intervento fra noi. Molto brevemente chi è Massimo Venia?  Cosa ha detto lui di sé? È pittore autodidatta, ma ha molto frequentato diversi artisti ischitani, tra cui il pittore post-impressionista Enrico Sapio.

All’inizio ha partecipato con frequenza ed intensità alle estemporanee, che sono solitamente il trampolino di lancio per farsi conoscere, conseguendo riconoscimenti anche in concorsi a premi. Da una iniziale preferenza per il figurativo è passato poi all’ astratto per giungere ad una sintesi delle due tendenze sempre in chiave coloristica. Nel corso della sua attività non ha disdegnato di dipingere etichette per vini e quadranti per orologi. Però va orgoglioso che per il Palio di Sant’Anna del 2009, barche allegoriche sul mare, gli sia stata affidata la realizzazione del relativo stendardo. Tra i pittori del passato la sua ammirazione va, nell’ ordine, all’inglese Turner e poi a Monet e Matisse. Le mie considerazioni e riflessioni. A stimolarmi a scrivere queste poche righe -ovviamente dopo l’ interesse per il pittore stesso- sono state due espressioni significative. La prima è la famosa e citatissima asserzione di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”. La seconda è quest’ altra, letta in questi giorni: “Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne?” Questa espressione di Papa Benedetto XVI mi piace riferirla alla intera produzione artistica di Massimo Venia, ma in particolare a quel Cristo Crocifisso, rappresentato con sinteticità nella sua essenzialità, dove i colori non sminuiscono la drammaticità della scena ma ne esaltano il profondo significato salvifico: Cristo si è fatto carne, cioè uomo come noi, per salvare l’uomo. Questa rappresentazione  non solo mi emoziona, ma pure mi induce alla meditazione ed alla contemplazione. La “bellezza” di Dostoevskij  forse andrebbe scritta, penso io, “Bellezza”. Ma perché sono arrivato a questa conclusione? La mentalità anche di molti ammiratori fa ritenere “artisti” quei pittori che vengono esaltati in vari modi e propagandati per il mercato dell’arte. Ma è forse la notorietà il criterio del valore di un artista? Penso di no. L’arte è tale per la sua espressione della bellezza, la quale viene resa palese dalle varie tecniche che ogni artista utilizza. Massimo Venia privilegia l’acquerello, in cui dimostra la sua eccellente padronanza. L’acquerello è di difficile realizzazione: bisogna saper dosare il colore perché acquisisca la giusta tonalità e non origini sbavature. Nelle sue opere, piccole o grandi,  i colori non sono giustapposti a caso, ma si amalgamano  e vanno a braccetto esaltandosi a vicenda: si direbbe che un colore è reso bello dal suo vicino e tutti insieme contribuiscono a rendere l’ intera scena del soggetto raffigurato una piacevole armonia. I suoi paesaggi ed in particolare il gruppo del castello aragonese, che si erge maestoso nel mare si fanno leggere nei colori sfumati con cui sono descritti nella loro essenzialità. A colpo d’occhio le sue opere si rivelano nella loro autenticità compositiva: non sono cartoline o riproduzioni fotografiche: sono opere originali di Massimo Venia, in cui si vede la mano dell’ artista che lui è, e non un altro qualsiasi. Dai non pochi ritagli di giornali e riviste che mi ha mostrato devo arguire che il suo percorso artistico sia stato costellato da meritati apprezzamenti. Una soddisfazione certamente Massimo l’ha ottenuta: Ha saputo mettere a frutto una istintiva ed innata virtù che gli ha consentito di essere quello che è: un artista, pur senza quella risonanza che spesso sa di artefatto e costruita a tavolino. Ma sono certo che avrà avuto non pochi ammiratori ed estimatori che hanno apprezzato le sue opere per la loro bellezza ed anche per lo stupore e le emozioni che hanno saputo suscitare. L’ artista è colui che sa rendere visibile l’invisibile nascosto nelle cose del creato perché siano gioia e rallegrino la vita. Caro Massimo ( concedimi la famigliarità) se hai saputo realizzare questo, ritieniti soddisfatto e pure un artista. Sii sempre te stesso e non ricorrere a trucchetti per raggiungere un successo fasullo. Te lo auguro di cuore per il tuo futuro.

Con ammirazione e stima Ambrogio Chiari  (Como).Critico d’arte/appassionato.

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