Oggi si discute la scarcerazione di Ferrandino e D’Abundo

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PAOLO MOSE’ | Oggi dovrebbe essere il giorno della verità, nella camera di consiglio della X sezione collegio E del tribunale del riesame. Che deve decidere sul ricorso presentato dagli avvocati di Giovan Giuseppe Ferrandino e Antonello D’Abundo, detenuti agli arresti domiciliari. Il collegio ascolterà con attenzione quanto avrà da dire anche il pubblico ministero che quasi certamente si presenterà dinanzi ai giudici per difendere la propria inchiesta, ma soprattutto l’imputazione di concussione. E’ un passaggio, quest’ultimo, determinante, perché se il tribunale dovesse modificare la struttura accusatoria da concussione a corruzione per induzione, risucchierebbe automaticamente anche il grande accusatore, l’albergatore foriano Ciro Castiglione, che risulta allo stato parte lesa nel procedimento per essere stato, secondo la Procura, indotto ad esaudire le richieste degli indagati. E’ una questione che tra l’altro era stata sollevata durante gli interrogatori di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari Mariella Montefusco, ma diciamola tutta, su questo punto delicato non c’è stata molta attenzione, nel valutare diversamente i fatti accaduti. Tutta la “partita” si gioca sulle due vacanze che sarebbero state “pagate” dal Castiglione come riferisce nella fase delle indagini preliminari. Ribadendolo nella denuncia presentata e successivamente allorquando viene sentito dagli investigatori che gli pongono una serie di domande, come vedremo in altra parte del servizio, quando specifica i vari passaggi seguiti.

Dall’altro, invece, c’è una ricostruzione diversa, completamente opposta, fatta da D’Abundo e Ferrandino quando vengono sentiti dal gip dopo alcuni giorni dalla esecuzione della misura. Riferiscono all’unisono che quelle vacanze sono state pagate dal Ferrandino. Il maresciallo della Capitaneria di porto aggiunge che ha prelevato le somme in contanti dal proprio conto corrente (depositando i relativi riscontri bancari) e i soldi sono stati consegnati ad Antonello D’Abundo. Nella sua qualità di agente di viaggio e conosciuto nell’ambiente come un operatore capace di offrire delle vacanze a costi non particolarmente esosi. Non sapeva nulla che quei soldi poi sarebbero finiti a Castiglione, che a sua volta tramite un giro di società di tour operator prenotava le vacanze presso una struttura turistica di Castellaneta in Puglia. A riscontro di questa ricostruzione, c’è quella del D’Abundo che conferma il primo passaggio del recupero del denaro per pagare il soggiorno e la consegna dei voucher. Ma tende a precisare di non aver mai informato il Ferrandino che lui si era rivolto al Castiglione per perfezionare le operazioni. Proprio per non ingenerare una situazione che avrebbe potuto provocare la reazione giustificata del sottufficiale della Marina Militare. Perché solo così facendo avrebbe potuto garantire un prezzo estremamente concorrenziale. Aggiungendo poi, a specifica domanda del pubblico ministero Cannavale, che la richiesta fu fatta in contanti, rifiutando qualsiasi bonifico bancario, proprio perché il Castiglione gli aveva fatto espressa richiesta. Servivano all’albergatore soldi liquidi che poi utilizzava per spese gestionali e per il pagamento della parte in “nero” degli stipendi dei propri dipendenti.

Due ricostruzioni che si contrappongono, quella degli indagati o quanto riferito dalla presunta parte lesa. E’ questo il dilemma su cui si dovrà sciogliere il confronto nella camera di consiglio. E i giudici della “libertà” dovranno dire quale è la ricostruzione più autentica, quella che si avvicina di più alla verità. E poi dovranno entrare nel merito delle esigenze cautelari, sulle quali certamente gli avvocati Mario Tuccillo, Bruno Molinaro e Stefano Pettorino si soffermeranno nella parte conclusiva dei loro interventi. Perché la parte centrale è nella ricostruzione dei fatti che dovranno incastrarsi con i riscontri, con i documenti che sono stati acquisiti dalla polizia giudiziaria e quelli prodotti dalla difesa. Che sono tanti e alcuni di essi contrastano tra loro proprio per la complessità di alcuni aspetti che sono stati già affrontati nei due interrogatori e sui quali si sono basate le richieste di revoca della custodia cautelare agli arresti domiciliari. Formalizzate dalla difesa con un atto secco, senza l’applicazione di un’altra misura meno afflittiva. Pretendendo che Ferrandino e D’Abundo tornino liberi senza alcuna altra costrizione. Di potersi muovere liberamente come lo erano prima della misura cautelare. Su questa istanza i due pubblici ministeri che hanno svolto le indagini si sono già espressi negativamente. Dichiarando che non ci sono le condizioni per accogliere quanto sollecitato dalle difese. Ma andando oltre, soprattutto legando il parere su quanto hanno dichiarato D’Abundo e Ferrandino. Spiegando che le loro risposte non sono state convincenti, per nulla collaborative e tali da ritenere un affievolimento delle esigenze cautelari o la loro definitiva cessazione. Permangono molti lati ancora oscuri che hanno bisogno di nuove indagini ed approfondimenti su quanto già acquisito. Riallacciandosi ad un’espressione che era stata già pronunciata al termine dell’interrogatorio, quando il magistrato inquirente ha riferito: «Lei non vuole collaborare, non chiarisce nulla di quanto le è contestato. Chiudiamo qui l’interrogatorio…».

Il giudice per le indagini preliminari non si è ancora espresso. Sta rivalutando i fatti, sovrapponendoli alle dichiarazioni rese dinanzi a lei. E solo dopo aver avuto un quadro più chiaro e definito si pronuncerà sulla revoca, sulla modifica con una misura meno afflittiva o con il rigetto confermando quanto già deciso con il provvedimento applicato dei domiciliari. I rumors che provengono da palazzo di giustizia non sono troppo favorevoli per D’Abundo e Ferrandino. Il gip con ogni probabilità ha già valutato nella sua complessità le esigenze cautelari e risponderà anche sull’aspetto del capo d’imputazione, che per la difesa non sussiste in ordine alla concussione, ma che verrà difeso nel provvedimento del giudice. A questo punto il gip prenderà ancora un po’ di tempo ed attenderà quanto deciderà il tribunale del riesame, che potrebbe sciogliere la prognosi fino al termine massimo di venerdì prossimo. Quando scadranno i termini previsti dalla legge. Due giorni di riflessione che possono essere utili per quanto scaricherà la difesa questa mattina al termine dell’intervento. Documenti su documenti, fatti e circostanze. Ma soprattutto porrà l’accento sulla personalità di colui che accusa, che si ritiene vittima di una vera e propria estorsione dovendo pagare qualcosa di non dovuto. Molto probabilmente i difensori sottoporranno al collegio della “libertà” la personalità, i trascorsi di Ciro Castiglione. Soprattutto sotto l’aspetto penale, che racconta di una serie di reati consumati in ordine a diversi episodi legati nella realizzazione delle strutture alberghiere ampliate a dismisura per aumentare il numero dei clienti, per accrescere il fatturato e rendere il gruppo più competitivo rispetto a quelli già presenti sul territorio isolano e che gli fanno una forte concorrenza. Oltre ai reati urbanistici e paesistici, si porrà l’accento sulle indagini riguardanti aspetti della gestione del reparto termale, delle convenzioni stipulate con le Asl e dove effettivamente venivano trasferiti gli ospiti. Ed infine l’ultima vicenda più delicata riguardante il decesso di una ospite che dopo aver trascorso un periodo di vacanza in una delle strutture del Castiglione, venne colpita dalla legionella che fu la causa del decesso dopo qualche mese di sofferenze. Già rinviato a giudizio insieme al fratello con l’accusa di omicidio colposo e il processo prenderà il via tra qualche mese. Tutto questo per valutare la credibilità di chi accusa di un fatto grave un pubblico ufficiale ed un operatore turistico con il quale il Castiglione aveva già da diversi anni allacciato rapporti di natura commerciale. Una vicenda intricata e anche complessa. Perché stando alle stesse dichiarazioni del D’Abundo al gip, è stato posto in evidenza che le strutture alberghiere venivano utilizzate nel massimo della capienza senza che avesse mai ricevuto l’autorizzazione come prescrive la legge. Avendone ricevute di numero inferiore per posti letto e che se ci fosse stata una più attenta valutazione di chi ha l’onere e il compito di controllare, avrebbe seriamente messo in ginocchio il gruppo di Castiglione. Ma non solo il suo, tanti altri operatori che si trovano nelle medesime condizioni.

Il tallone di Achille per il maresciallo della Capitaneria di porto è quella famosa registrazione eseguita dallo stesso Ciro Castiglione durante un incontro da lui stesso voluto con il Ferrandino. E’ richiesto più volte ad Antonello D’Abundo perché si facesse tramite per concordare una data e un orario ben preciso perché il Castiglione era estremamente preoccupato dei continui controlli e per essere stato oggetto di provvedimenti di sequestro di alcune aree delle strutture perché non in regola con gli scarichi delle acque termali, dei fanghi e di quanto potesse provocare inquinamento. Non voleva rischiare di essere oggetto di ulteriori visite. Il Ferrandino dinanzi al gip si è difeso spiegando che aveva accettato di incontrare l’albergatore, ma solo per capire se durante le diverse visite e sequestri gli avesse nascosto qualcosa, lo avesse raggirato. Una preoccupazione che si era amplificata con una serie di controlli che vennero fatti alla fine dell’estate scorsa dai carabinieri presso la struttura del Castiglione. Il Ferrandino in quell’occasione cercava di carpire informazioni utili per procedere successivamente a nuove verifiche, farlo parlare, insomma, e svolgere appieno il proprio dovere come gli era stato richiesto in precedenza dalla stessa procura della Repubblica. Quali dei due racconti è quello vero, esatto? Anche su quest’ultimo punto il tribunale del riesame dovrà dare una risposta, la più convincente possibile.

2 Commenti

  1. Questi della CP poi….peggio di casthotel. Sto ferrandino se fosse cosi tanto innocente,potrebbe difendersi pure da solo, non mettere due avvocati e lasciare comunicazioni a mezzo stampa.
    Sto raccomandato,invece di fare il guallizziello a ischia perche’ non va nel battaglione san marco a sputare sangue veramente.non e’ in grado.
    W la Marina,quella VERA!

    • Nel processo penale è obbligatorio avvalersi del ministero di un difensore!
      L’obbligatorietà della difesa tecnica – pur se non espressamente prevista nel codice di rito – si desume chiaramente dalla struttura del processo, la cui vocazione dialettica esige un contraddittorio pieno: la difesa tecnica è, dunque, una garanzia indisponibile, non essendo prevista l’autodifesa esclusiva quandanche l’imputato svolga la professione di avvocato (Corte Cost. 421/1997).
      Quindi, caro Gimmy, invece di fare il galluzziello…si informi!!!

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