sabato, Maggio 15, 2021

Nuovi filoni investigativi a Procida coperti con l’ascolto dei telefonini…

Il caso. Tutto è costantemente coordinato dal sostituto procuratore John Henry Woodcock

In primo piano

Paolo Mosè | C’è da dire che l’attività investigativa non si è fermata nei meandri della politica procidana e nei rapporti che intercorrono tra l’imprenditoria e chi ha un ruolo di governo. Di questo c’è da stare sicuri, conoscendo la determinazione e la pervicacia del sostituto procuratore della Repubblica di Napoli John Henry Woodcock, che dopo diversi anni in forza alla Direzione distrettuale antimafia è ritornato al suo vecchio “amore”, la sezione reati commessi contro la Pubblica Amministrazione. Nelle indagini condotte da questo magistrato i telefoni sono sempre caldi e come avviene di solito, nell’ascoltare le conversazioni che avvengono tra coloro che sono costantemente monitorati, si vengono a conoscere altre storie, altri rapporti. Indagini che vengono definite come gustare una ciliegia dopo l’altra e chi è amante di questo gustoso frutto non riesce a fermarsi tanto facilmente.

E’ ciò che si sussurra in ambienti investigativi, dato che nella fase delle indagini preliminari non tutto ciò che è acquisito durante il susseguirsi degli accertamenti viene reso in qualche modo pubblico e consegnato all’attenzione della difesa, che sempre ricorre al tribunale del riesame per revocare la misura adottata nei confronti del proprio assistito. Una parte di queste indagini rimangono sistematicamente coperte da segreto per escludere che ciò che si sta approfondendo possa essere svelato e perdere l’effetto sorpresa. E’ naturale che chi è a conoscenza di un’indagine nei suoi confronti o quantomeno di personaggi collegati, mette in atto una serie di contromisure o informa l’amico, il parente o conoscente e come d’incanto i telefoni diventano muti, sigillati, tutti si chiudono la bocca preferendo in questi casi scambiarsi informazioni di persona per non essere intercettati. E’ di moda oggi anche una precauzione più sofisticata, dopo che il legislatore ha approvato la legge secondo la quale la magistratura può infilare il trojan anche per i reati contro la Pubblica Amministrazione. Per colpire in modo duro le corruzioni, le concussioni, tutto ciò che è un mercimonio in danno della collettività con un giro vorticoso di denaro per conseguire appalti, per “premiare” il politico di turno che si mostra compiacente e sensibile.

LE DIMISSIONI DA ASSESSORE
L’ipotesi che viene contestata all’ex assessore Antonio Carannante e alla sua assistita, proprietaria di un immobile, Rita Giuditta Giaquinto, è di tentata estorsione. Un reato non collegabile a quelli che rientrano nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Anche se vi è una coda di questa vicenda che rimarca un interessamento del pubblico amministratore presso gli uffici comunali per sollecitare eventuali interventi su alcune opere edilizie. Di questo si discuterà all’udienza che verrà fissata quanto prima dinanzi al tribunale del riesame, a cui è ricorso l’avv. Luigi Tuccillo, che ha rappresentato l’assessore anche durante l’interrogatorio di garanzia. In quella stessa sede, infatti, dopo aver risposto puntualmente e controbattuto alle accuse, il Carannante ha depositato nelle mani del giudice per le indagini preliminari Roberto D’Auria copia della lettera di dimissioni dalla carica in Giunta. Una scelta per spiegare che in questa fase non è affatto positivo per l’Amministrazione ritrovarsi un suo membro in una situazione di impossibilità a poter svolgere le sue funzioni e in qualche modo a rallentare il lavoro del governo procidano. Ma serve anche per affievolire di molto le esigenze cautelari, in modo da sperare nell’ottenere la revoca degli arresti domiciliari, tornare libero o quantomeno ricevere una limitazione meno afflittiva. Tant’è vero che il gip dovrà pronunciarsi sull’istanza che è stata formalizzata a conclusione dell’interrogatorio e con il deposito dell’istanza scritta in cancelleria. In attesa del parere del pubblico ministero Woodcock, che molto probabilmente non sarà certamente favorevole. Tutto resta comunque nelle mani del giudice, che potrebbe, alla luce delle dimissioni da assessore, modificare lo stato detentivo con un ritorno in libertà.

Ma come abbiamo detto all’inizio di questo servizio, l’attività investigativa comunque è discreta, attenta nel valutare eventuali altre ipotesi. Non è da scartare che anche in questa situazione procidana possa essere stato utilizzato il trojan e chissà in quale telefonino è stato infilato alla chetichella. Sarà il tempo a spiegarci le modalità e personaggi che possono essere finiti al vaglio scrupoloso della magistratura.

RAPPORTO BURRASCOSO TRA CUGINI
Tornando ai fatti che sono ormai noti ai più, c’è da dire che l’imprenditore procidano che si è “ribellato”, denunciando questo rapporto alquanto teso con la cugina e di conseguenza non troppo amichevole con l’ex assessore, fa delle dichiarazioni molto precise allorquando afferma in un primo passaggio: «Tornando alla mia proprietà sita in via Lavadera 37, essa è contraddistinta da un ‘abitazione ad un livello, attualmente in affitto a terzi, e da una striscia di terra in cui vi era un rudere; un muro dello stesso era ubicato sulla linea di confine con la proprietà della Giaquinto. Nel 2017 ho ottenuto dal Comune di Procida il permesso a costruire numero 152/2017, che mi autorizzava alla ristrutturazione edilizia pesante ed alla traslazione del rudere per civile abitazione ad un livello. Nel settembre/ottobre 2018, ho avviato i lavori autorizzati, servendomi della ditta RGrup di Afragola (NA)… (omissis)…».

A conferma che le indagini non sono limitate, è la presenza infinita di diversi omissis, che vengono piazzati in diversi passaggi dell’ordinanza cautelare. A dimostrazione che vi sono altre vicende, altri episodi e personaggi su cui è necessario e interessante eseguire degli approfondimenti. Come emerge nel successivo passaggio delle dichiarazioni del Costagliola: «(omissis) … mentre gli operai stavano montando il cantiere, mia cugina mi ha contattato per chiedermi di realizzare una doccia all’interno della propria abitazione a mie spese. Atteso che la stessa non ha redditi, così come ho fatto altre volte in passato, ho comunicato a mia cugina che avrei realizzato il lavoro. Difatti, subito dopo, gli operai della ditta RGrup hanno demolito un muretto divisorio dell’abitazione di mia cugina; dopodichè, siccome sono bravo a fare i lavori di impiantistica, ho provveduto personalmente a realizzare la doccia. Mentre facevo questo lavoro, mia cugina ha iniziato a farmi ulteriori richieste costose, ovvero la realizzazione del bagno completo, due porte a scrigno, impianto idrico della cucina, i relativi mobili ecc… Nel frattempo, visto che tali lavori dovevano essere tutti a mio carico, in cambio, ho richiesto a mia cugina con lettera scritta consegnatale a mano di approvare una variazione della dimensione delle luci ingredienti dell’unità che dovevo realizzare. Se lei avesse accettato, io avrei richiesto poi l’approvazione della variante del permesso a costruire. Lei non ha voluto firmare dicendomi che ci avrebbe pensato… (omissis)…».

RICHIESTE INSISTENTI
Gli inquirenti focalizzano l’attenzione sull’esponente politico nonché avvocato. E ciò che acquisiscono è ritenuto di rilevanza. In particolar modo la registrazione eseguita dallo stesso imprenditore Costagliola durante l’incontro clou con il Carannante, dove si parla e si discute di questa famosa “tassa” da 20.000 euro, che se versata avrebbe potuto risolvere tutti i problemi e consentire alla parte offesa di poter ultimare definitivamente i lavori alla sua preziosa dimora: «(omissis) … Ad un certo punto, con estrema sorpresa, ho ricevuto a casa una raccomandata con ricevuta di ritorno da parte dell’Avvocato Antonio Carannante, assessore comunale del Comune di Procida, che, per conto di mia cugina Giaquinto, mi chiedeva un incontro presso il suo studio in data 03.12.2018 alle ore 19:00, contestandomi che i lavori in corso presentavano delle difformità sulle dimensioni delle luci ingredienti… (omissis) … Preciso subito che l’unità non era ancora stata eretta e che, pertanto, non c’erano ancora le luci ingredienti… (omissis) …

Di conseguenza, in data 03.12.2018, accompagnato dal mio tecnico di fiducia, Ing, Biagio Lubrano Lavadera, mi sono recato presso lo studio dell’Avvocato Carannante, Questi, dopo le presentazioni iniziali e dopo i chiarimenti fornitigli dal mio tecnico sulla regolarità dei lavori che avrei realizzato è rimasto qualche secondo in silenzio e ha pronunciato le seguenti parole: 20,000 euro aggiungendo poi che la Signora era molto arrabbiata… (omissis) … Nei giorni successivi, siccome ero perplesso da tale situazione, ho chiamato l’Avvocato Carannante, il quale mi ha invitato nuovamente presso il suo studio. Nel giro di pochi giorni l’ho incontrato, questa volta registrando tutta la conversazione … [omissis] … Durante il colloquio io ho tentato di focalizzare la discussione sulla richiesta dei 20.000 euro, ma l’Avvocato non ha abboccato, presumo perché è stato molto cauto. Tuttavia, alla fine del colloquio, l’avvocato ha fatto un velato riferimento alla richiesta della Signora senza mai citare la somma di denaro… (omissis)… In un passaggio del colloquio mi sono sentito minacciato dall’Avvocato, poiché mi ha detto che la Signora Giaquinto era molto arrabbiata e che avrebbe comunque agito a 360 gradi. Dopo tale incontro, l’avvocato ha comunque chiamato per altre tre/quattro volte il mio tecnico, Ing. Lubrano Lavadera Biagio, chiedendogli se io avessi deciso di versare questo denaro… (omissis)… Era il 23.01.2019… (omissis) …Lo stesso… (n.d.r. Avv. Carannante)… stava entrando nel Comune e mi ha detto Costagliola la finiamo con questa storia. Tu sei un imprenditore. La devi prendere come una tassa. Paghi questi soldi e ti puoi fare la tua bella casetta… (omissis)».

IL SOPRALLUOGO DEI VIGILI
E seguendo il tracciato indicato dagli investigatori, lo stesso imprenditore si sofferma anche sui rapporti intercorsi tra l’ex assessore e alcuni vigili urbani a cui aveva chiesto di intervenire: «(omissis)… Nel pomeriggio del 20.02.2019, a seguito di una denuncia di mia cugina sporta presso i Carabinieri di Procida, ho ricevuto un controllo edilizio… (omissis) … Dopo alcuni giorni, in data 04.03.2019, appena ripresi i lavori, ho ricevuto un ulteriore controllo da parte della Polizia Municipale di Procida… (omissis)… Il 05.03.2019 sono andato al Comando di Polizia Municipale insieme all’Ing. Lubrano Lavadera per chiedere lumi. Lo stesso pomeriggio è venuto sul cantiere il Geometra Di Bernardo Luigi dell’Ufficio Tecnico di Procida, il quale, alla presenza dei Carabinieri, ha eseguito le misurazioni dell’opera in costruzione accertando la conformità di quanto in progetto… (omissis)…».
Ed infine concludendo con un’altrettanta osservazione: «(omissis) … Con riferimento all’intervento della Polizia Municipale, vorrei precisare che qualche mese dopo ho incontrato l’Agente Intartaglia Vincenzo… (omissis)… Nella circostanza Intartaglia, riferendosi al controllo che aveva eseguito presso il mio cantiere, mi ha detto Noi eravamo stati sollecitati dall’assessore Carannante, il quale era sceso dal piano superiore del comune, io gli ho risposto… Ma tu che veste sei? Avvocato o assessore? Perché le due cose non sono compatibili… (omissis)».

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