Notaio, una scelta che non va fatta a “scatola chiusa”

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Francesco Di Iorio | Il giorno 22.01.2021 su LA7, seguendo Omnibus, trasmissione diretta da Gaia Tortora, sono stato colpito dall’intervento del senatore Nicola Morra, autorevole esponente politico eletto nelle file del Movimento 5 Stelle e presidente della “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle associazioni criminali, anche straniere…..”. Tra le argomentazioni esplicitate la mia attenzione si è soffermata su un’osservazione riferita al comportamento di un notaio che aveva attribuito delle proprietà in barba a titoli veri. Probabilmente lo stesso notaio indagato per “intestazione fittizia di beni” (parole del procuratore Gratteri titolare dell’inchiesta di Catanzaro).

Il tema mi è sembrato interessante, anche per il fatto che può ravvisarsi un collegamento con una delle organizzazioni criminali. Poi mi sono chiesto se la scellerata pratica risulta unica o diffusa. Da qui nasce il mio desiderio di diffondere la conoscenza ai lettori de “Il Dispari”. E’ un fatto che non potrebbe escludere anche il nostro territorio, proprio perché una mela marcia la possiamo trovare dappertutto. Per onestà intellettuale va pure detto che i notai non ingolfano le carceri e non appesantiscono il contenzioso penale. Vero è di non avere alcuna prova per pensar male dei notai presenti sulla nostra isola. Comunque che un notaio (pubblico ufficiale) abbia lo stesso comportamento è una vicenda gravissima.
Il professionista, non citato per nome dal senatore Morra e neppure dal procuratore Gratteri, è stato accusato di falsità ideologica, commessa in atti pubblici. Da questo ne discende la richiesta ai nostri lettori di porre massima attenzione perché «”A norma dell’art. 2700, “l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”».

Il pubblico ufficiale che, nell’esercizio delle proprie funzioni, confeziona, in tutto o in parte, un atto falso è punito con la reclusione da uno a sei anni. Nel momento in cui l’atto fa fede fino a querela di parte, la pena di reclusione parte da anni tre fino a dieci. Il pubblico ufficiale, o “nell’esercizio delle sue funzioni” o in caso diverso, risponderà come privato su tutti gli atti compresi nella sfera di competenza. Sia ben chiaro che la disposizione tende a difendere la legittima formazione dell’atto dall’inizio alla fine. Il reato può costituire mezzo scorretto, non vero, tendente all’imbroglio che porti alla fattispecie di truffa, trova l’applicazione dell’articolo 640. E dunque, vi è una responsabilità penale molto limitata. Invece, nel caso venga accertato il dolo trattasi di responsabilità civile. Una appropriazione a danno del privato è punibile con l’articolo 646 c.p. Trattasi di appropriazione indebita aggravata procedibile d’ufficio (nel merito ritengo estremamente difficile trovare una sentenza della Suprema Corte).
Questo, a mio modesto avviso, è positivo in quanto fa capire l’alta capacità di autocontrollo della categoria, pronta a rimediare per non esporsi al rischio penale. «Si parla esplicitamente di una posizione di garanzia del notaio nei confronti della regolarità complessiva di certe operazioni che poi sfociano nell’atto; quindi, quello che potrebbe sembrare ai più una sorta di negligenza magari sanzionabile a livello disciplinare – ho apprezzato i dati che venivano forniti sul fatto che l’autocontrollo disciplinare funziona a livello notarile, visti i non pochi provvedimenti che vengono adottati – assume un contorno penale. Costruire una posizione di garanzia significa introdurre dal punto di vista penalistico l’applicazione dell’art. 40 c. 2 c.p., per la presenza di un obbligo giuridico di impedire l’evento. Quale evento? L’evento di una manovra truffaldina della parte privata che si presenta con carte false, con dichiarazioni false davanti al notaio e, in qualche modo, vende ciò di cui non è proprietario alla controparte».

Sottolineo che è fondamentale fare attenzione su determinati passaggi per non avere brutte sorprese. Chi desidera essere garantito contro qualsiasi truffa deve accertarsi che nel contratto preliminare (il cosiddetto “compromesso”) siano già contenuti tutti gli elementi poi riportati nel rogito che conclude il passaggio del bene. E’ di estrema importanza diffidare da contratti composti di poche e striminzite pagine, spesso non garantiscono la dovuta correttezza dell’atto.

Va considerato che in tutte le categorie non troviamo responsabili con uguale preparazione e soprattutto identica morale. Va pure affermato che gli esseri umani, come pure i notai, non sono uguali e possono essere corrotti o sbagliare in buona fede. Con la crescita di soggetti che vivono nell’imbroglio incuranti del rischio penale, credo vada fatto un’attenta riflessione. Pertanto consiglio di scegliere un notaio di alta qualità. La scelta deve essere oculata fin dall’atto preliminare per garantire, per tutto l’iter, il corretto andamento della pratica. Va pure considerato l’impegno dell’agenzia o del professionista di fiducia che consiglia un certo studio notarile semplicemente perché porta diverse pratiche e quindi avrà un occhio di riguardo nel quantizzare la spesa. E’ fuori da ogni dubbio che la preparazione e l’onestà del notaio, in qualsiasi compravendita o altri atti di sua competenza, fa la differenza. Logicamente non bisogna avere il pensiero di acquistare un bene e risparmiare sulle spese notarili. Conosco bene la pratica molto in uso: chiedere il preventivo rivolgendosi a due o tre notai per poi scegliere il più economico. Non è cosi per il semplice fatto che, probabilmente, le maggiori spese verranno computate alla firma del rogito.

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