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Non si vive di solo CAS. Pascale: “La ricostruzione non cade dal cielo!”

Sono stati i giorni del ricordo, del dolore e del lutto. Ma anche il tempo dei bilanci nel quarto anniversario del terremoto che ha messo in ginocchio i suoi borghi più interni ed antichi. Questa volta, però, l’attenzione è tutta rivolta alla Ricostruzione, un dovere che lo Stato non sa ancora assolvere. Il più lungo passaggio tra la Cessazione dello Stato di Emergenza e l’inizio dei cantieri della Ricostruzione che non arrivano mai. Il nostro è stato e resta il sisma degli errori e delle contraddizioni. La fiera dell’assurdo sotto ogni punto di vista

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IDA TROFA | Eppure questo tragico 21 agosto, il giorno più lungo, sembra dover scandisce la svolta della rinascita. A quattro anni, non c’è ancora la posa della prima pietra, nei centri storici del Cratere, quelli ammalorati. Ma l’inizio dell’ultimo cantiere su Via Serrato, per rimuovere le macerie della palazzina simbolo dell’orrore, voluto con l’Emergenza Sisma. Quella che non c’è più per ordine i calati dall’alto senza criterio apparentemente valido e razionale. Vite polverizzate dal disastro che qui, è più prevedibile che altrove. I tubolari e i cavi d’acciaio, le assi di legno pesano ancora sulla ricostruzione, non parla solo del perimetro più importante dell’isola, la zona rossa, ma di un giro di boa che non arriva mai, che non è stato ancora completato se non in sterili proclami, pseudo piani ricostruzione regionali e percorsi a ritroso e continue rivisitazioni di una norma per Ischia che sta per scadere.

Ne abbiamo parlato con il sindaco Giacomo Pascale.

Il quarto anniversario la celebrazione, 21 agosto. Il giorno più lungo. Il giorno della memoria e del ricordo, ma anche il tempo dei bilanci. Sindaco con quale stato d’animo si entra nel quinto anno da cratere sismico?
“Oggi si rinnova il giorno il dolore. Ci riporta a quei momenti che nessun sindaco e nessuna comunità meriterebbe di vivere. Ti segnano, ti restano. Il primo pensiero va alle vittime del terremoto. Dopodiché l’auspicio è che si possa anche tenere accesa quella che, come giusto che sia, l’attenzione sulle cose da fare. Io non sono d’accordo con chi sostiene che non si è fatto nulla. Io sono d’accordo che è stato fatto. Forse non tutto, ma è stato fatto tanto. Quattro anni durante i quali, vuoi avete seguito, io posso parlare per tre, perché per un anno sono stato commissariato, dove sono stati chiesti e fatti  tanti provvedimenti legislativi. Non tutte le abbiamo portate a casa. Per qualcuno, anche importante,  ci siamo riusciti. Oggi siamo nella condizione che chi vuole la ricostruzione può ottenerla. Forse qualcuno si è adagiato sul contributo di autonoma sistemazione, o forse abbiamo difetto di comunicazione. Io potevo capire certi rallentamenti fino a quando non usciva la norma che avrebbe previsto il ristoro economico, una volta sanati, oggi non capisco questo fermo. Evidentemente qualcuno non ha compreso che la ricostruzione non la fa né il commissario Schilardi, né il governo, né il sindaco. La ricostruzione la fa il privato. Ci sono le norme, ci sono le risorse. Per quanto riguarda  Lacco Ameno, ho istituito un ufficio per l’edilizia privata con un responsabile per la ricostruzione privata, un ufficio con un responsabile per il pubblico. Il II piano stralcio dal Dott. Schilardi per i finanziamenti delle opere pubbliche già accordato, basta solo procedere. Per i privati è la stessa cosa”.

Insomma lei ritiene che la “non ricostruzione” è anche colpa dei cittadini che si sono adagiati al CAS, in parte ed in parte c’è un po’ di confusione anche nei ruoli.Penso alla trilogia commissariato-regione-comuni. Lei come la spiega?“La ricostruzione privata la fa il privato. I cittadini venissero al Comune! Ho fatto già due avvisi pubblici, ma non noto questa folla, non noto questa corsa. Allora mi viene da pensare: o forse abbiamo difetti di comunicazione, o evidentemente qualcuno avrà capito che della ricostruzione se ne occupano altri. Come vorrei chiarire, fosse possibile incontrare i cittadini al più presto, che il piano di ricostruzione in capo alla Regione Campania, ancorché legge è praticamente circoscritto ad ambiti molto ristretti. Quindi questo significa che tu la tua pratica di ricostruzione per il singolo immobile, la puoi comunque presentare. Quindi non si comprende questo stallo e non possiamo più addebitarle ritardi della pubblica amministrazione e delle pubbliche amministrazioni. Che pure c’è stato, per l’amor di Dio. Quindi ognuno si assume le sue responsabilità. E’ chiaro che l’auspicio è che si possa accelerare in questa direzione. Anche perché, io penso che niente è uguale per sempre. Non vorrei che chi si è adagiato sul CAS potrebbe poi, praticamente, vivere l’esperienza di vederselo all’improvviso “non più accordato” proprio in virtù del fatto che non si è attivato per la ricostruzione abitazione”.

La norma c’è, le disposizioni parlano chiaro. Ovvero non rispondere al dettato normativo equivale ad essere inadempiente. Non basta o non basterà  più il patentino “Aedes” di sfollato. Il 31 dicembre la Legge sulla ricostruzione scade come scade il mandato commissariale. Le lacere scorrono e la legge non ammette ignoranza, anche se dolorosa.
“Per sgombrare il campo da ogni equivoco, e voi che avete seguito  il mio pensiero dall’inizio, a me questa ricostruzione non piace.  Io sognavo una ricostruzione diversa, una ricostruzione basata su un piano omogeneo intercomunale che riguardasse l’intero territorio dei due comuni, a partire dalla zona ammalorata, affinché questo piano, questa ricostruzione, poi potesse anche dare, diciamo un un futuro, sotto l’aspetto, per queste zone, sociale, commerciale e turistico. Noto, ahimè, che noi stiamo, in qualche modo, rimettendo o cercando di rimettere, e alla fine forse 99% sarà così, tutto dov’era, così com’era. Francamente io non sono soddisfatto di questo, ho provato a fare altro. Non ci sono riuscito. Mi adeguo a quello che sono le norme e le leggi, come uomo delle istituzioni e quindi su questa falsariga, io resto a disposizione con la mia amministrazione dei cittadini che vorranno ricostruire, perché la ricostruzione è possibile ancorché non da me non  completamente condivisa”.

Quindi governi in ritardo, errori di valutazione nel concederci le norme e gli aiuti, ma anche cittadini al palo, bloccati . Non è forse, piuttosto, eccessiva la burocrazia, la gestione complessiva e dispersiva  che si alimenta intorno a questo sisma a render tutto più improbo?
“No! Perché se noi riflettiamo, poi alla fine, la burocrazia l’abbiamo già subita. Nel senso che abbiamo subito provvedimenti legislativi utili con un arco temporale molto lento. Se penso che il primo rapporto era comune governo, per quanto riguarda la ricostruzione e noi ci attiviamo per promuovere un piano dal basso. Nel 2019, se non ricordo male 5 o 6 giorni dopo la mia sfiducia, il parlamento approva una legge che riporta il campo di ricostruzione in capo alla regione, per cui ridà un ruolo alla regione sotto l’aspetto e la pianificazione. Dopodiché ci sospendono il personale, poi sospendono il CAS per i consanguinei, ancora oggi sono scaduti, per esempio, la norma che dovrebbe consentire la sospensione dei ratei di mutuo per le aziende ammalorate. E sono altri provvedimenti di cui abbiamo bisogno”

Lei parla di previsioni da Stato di Emergenza? Ma due anni è cessata e siamo in piena ricostruzione?
“Appunto. Continuiamo a pagare il fatto di non avere più lo stato di emergenza. Ma di fatto sia in emergenza fino alla ricostruzione e quindi ogni volta siamo costretti ad elemosinare norme, questo sicuramente si allunga i tempi. Ma oggi parlare di questo mi sembra fuori luogo, in considerazione del fatto che le norme per la ricostruzione privata e pubblica, già ci sono e io noto che i cittadini non sono così veloce a venire in comune per avviare le pratiche come invece sta avendo sul fronte pubblico”.

Sindaco in tutto questo caos, determinato, diciamoci la verità, da guerre politiche di bassa lega e affarucci spiccioli, vogliamo prendere anche qualche merito da piccoli cittadini terremotati di provincia. Siamo finiti, come i barili, nella guerra dei ciucci tra PD e 5 stelle. Il piano che oggi la regione spaccia per la panacea di tutti i mali, in realtà è una brutta copia di una proposta lanciata propria da queste macerie nell’ottobre 2017. Piano intercomunale, parchi fluviali, Ischia Modello di Sicurezza, vogliamo parlarne?
“Dopo quattro anni sono arrivati da dove noi eravamo partiti nel 2017 e questo, chiaramente, denota due cose. Uno che forse abbiamo perso tanto tempo prezioso e due che noi avevamo visto giusto, ma da persone rispettose, persone di Stato e rispettose dei ruoli, ci siamo affidati allo Stato. Purtroppo qualcuno ha sbagliato. E’ chiaro che però, nel momento in cui noi avevamo previsto quello, avevamo previsto qualcosa, però, leggermente diverso da questo che oggi ci propinano. Avevano previsto  un piano intercomunale che prevedesse una ricostruzione omogenea, questo pare di capire che è un piano di ricostruzione, circoscritto a quelle che attualmente sono le cosiddette zone rosse. Quindi, diciamo di pianificazione, non parlerei. Poi è chiaro, se sappiamo cogliere da questo spunto, la possibilità di andarlo ad estendere a tutto il territorio, come sto cercando di fare a Lacco Ameno, la cosa è diversa”.

Ci spieghi meglio
“Si, perché poi, tra l’altro, mi ero anche entusiasmato dall’idea che coincidevano i tempi. Infatti noi avevamo da una parte l’obbligo di redigere il piano urbanistico comunale, pena il commissariamento, dall’altra parte avevamo bisogno di un piano di costruzione della zona ammalorate e dall’altra parte la Regione Campania era andato nella direzione di modificare i piani paesistici e, guarda caso, alla fine il professionista che noi avevamo indicato, il prof. Michelangelo Russo del DIARC Federico II, si era, aggiudicato anche la modifica del piano paesistico. Quindi quale occasione migliore per far coincidere i tempi, far coincidere i piani ed avere la stessa mano che ci lavorava”.

E’ evidente che la ricostruzione, non funziona, se non con tempi biblici. Serve una maggiore presenza e un approccio coraggioso di tutti gli attori coinvolti. Il cammino è ancora lungo e tortuoso, eppure abbiamo il dovere morale di non mollare per rivedere finalmente quei luoghi, recuperati, rifondasti e guattì dalle loro ataviche ferite.

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