Non c’è due senza tre: sindaci ancora colpevoli

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Gaetano Di Meglio | La preparazione di un atleta si vede quando è in partita. Tutto il tempo passato in palestra, sui campi, sulle strade, sulle piste per perfezionare la tecnica, i fondamentali e gli schemi per affrontare la gara che ti è posta davanti serve per essere reattivo e pronto ai pochi momenti in cui hai l’avversario davanti.
Ecco, così i nostri sindaci. Nel giro di 3 anni si sono trovati davanti ad un avversario serio da affrontare e, come è successo nei giorni dopo il 21 agosto 2017, così domenica 23 febbraio hanno dimostrato di non essere all’altezza.
Hanno dimostrato di avere pessima stoffa, di non saper valutare la questione che avevano per le mani e, invece di fare bene, hanno fatto male.
Invece di operare per il Paese, nell’interesse del bene comune, dell’interesse superiore della Salute della comunità, hanno preferito seguire la loro natura di populisti, demagoghi e di cattivi amministratori. In nessun altro paese del mondo, infatti, nessun sindaco avrebbe assunto la decisione che hanno assunto loro, i nostri primi cittadini, domenica mattina.
Come abbiamo ampiamente raccontato il Prefetto di Napoli “ha disposto l’annullamento dell’ordinanza n. 25 in data odierna (domenica), con la quale i Sindaci dei Comuni di Ischia avevano disposto “il divieto di accesso ai Comuni dell’Isola di Ischia fino al 09/03/2020 e comunque fino a quando non saranno disposti d’intesa con la competente autorità sanitaria, idonei presidi sanitari prima degli imbarchi per l’isola: a) per i cittadini di nazionalità cinese provenienti dalle aree interessate dall’epidemia come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; b) per chiunque abbia soggiornato nelle aree di cui al punto a) negli ultimi 1 5 giorni: c) per i residenti delle Regioni Lombardia e Veneto interessate da casi di contagio da COVID-19”.
“L’annullamento – continua la nota ufficiale della Prefettura di Napoli – si è reso necessario in ragione dei profili di illegittimità rilevati nell’ordinanza, quanto al punto sub c) ingiustificatamente restrittiva nei confronti di una vasta fascia della popolazione nazionale e, non in linea con le misure sinora adottate dal Governo. Inoltre, l’ordinanza è stata adottata sul presupposto di un asserito D.L. del 22 febbraio 2020, allo stato, non pubblicato e quindi giuridicamente inesistente”
Questa è la motivazione, ufficiale, della bocciatura prefettizia sulla quale nessuno può discutere e che nasce dalla lettura dell’ordinanza firmata da Enzo Ferrandino, Dionigi Gaudioso, Francesco Del Deo, Giovan Battista Castagna e Rosario Caruso. Una motivazione tecnica, se vogliamo, e che, volendo, si potrebbe anche prestare ad interpretazioni.
Ma il testo di questa ordinanza, la sua genesi, la sua VERA motivazione resterà, per sempre, un gesto infame. Un gesto sbagliato!
Senza fare ulteriori valutazioni sulla natura (o sulla bontà) di quanto ha bocciato il Prefetto, restiamo sulle intenzioni, applicate male, dei nostri primi cittadini.

Nelle ultime 72 ore la psicosi da coronavirus ha avvolto la nostra nazione. L’escalation di casi, le iniziative del governo e i decessi hanno acceso i riflettori su quello che è il nostro turismo invernale. Un turismo che muove diverse migliaia di ospiti dal Nord Italia verso la nostra isola con cadenza settimanale o quindicinale che sia. Un turismo particolare che consente a diverse aziende di restare aperte e a diversi ischitani di lavorare. Un turismo che “ritorna” e che, in gran parte, stringe rapporti di amicizia e di conoscenza con gli ischitani. Ma andiamo avanti.

Così, con la diffusione della psicosi, con la paura in crescendo e con tutto quello che ci viene proposto, si arriva alla determinazione che domenica sarebbe arrivato un “carico” di lombardi. Una cosa che capita ogni domenica. Ogni santa domenica, infatti, bus carichi di cittadini del nord Italia raggiungono la nostra isola. Un fenomeno che va avanti da anni e che dovremmo preservare. Ma torniamo a sabato.

SABATO.
I sindaci si rendono conto che l’indomani sarebbe arrivato questo gruppo o questi turisti e si incontrano a Casamicciola Terme. Dopo un’ampia riunione, i nostri primi cittadini emettono la prima ordinanza. Inutile nella sua sostanza e condivisa sia con l’associazione albergatori sia con il consorzio COTI.
Un’ordinanza destinata a non aver nessun significativo impatto su quelle che erano le pressioni e le forzature che ricevevano i nostri primi cittadini.
Sabato firmano l’ordinanza senza sostanza, nel frattempo, però, l’attenzione mediatica sale, il silenzio dei sindaci crea il solito buco nell’informazione, i sentimenti razzisti contro altri esseri umani, sani fino a prova contraria, aumenta e la sera passa senza risultato.
Nel frattempo, però, nel Nord Italia ci sono tanti cittadini italiani che si sentono bene e che hanno voglia di andare in vacanza che preparano la loro valigia e si apprestano a salire sul bus che li porterà ad Ischia.
I sindaci stanno zitti. Vanno a dormire come se niente fosse e l’indomani mattina, senza aver mediato ufficialmente con nessuno, senza aver difeso, sul serio, la nostra comunità dopo la sala da the del bar Calise, si ritrovano al comune di Ischia.

DOMENICA MATTINA.
Mentre gli ignari turisti del Nord Italia percorrono tutta l’autostrada dalla Lombardia ad Ischia, mentre si fermano presso gli autogrill, i sindaci dell’isola pensano a come fermare questo convoglio di gente ipoteticamente malata e portatrice di coronavirus.
Non avevano trovato nessun modo di farlo il sabato pomeriggio e ci provano, con un colpo di mano, mentre l’autista con il GPS segnava il suo percorso (Bologna, Firenze, Roma, Capua, Napoli ecc ecc). Così, mentre i bus macinano chilometri, i sindaci firmano l’ordinanza numero 25.
L’atto di coraggio, invocato da tutti, doveva avere un’urgenza: fermare il convoglio degli italiani forse contagiati.
Poco dopo le 13.00, più o meno, l’atto viene firmato e pubblicato perché bisogna bloccare l’imbarco di questo convoglio di italiani forse contagiati. Non si può attendere lunedì mattina, si deve procedere subito, prima che il convoglio sbarchi.
Verso le 16 di domenica, come abbiamo già detto, il Prefetto Valentini boccia l’atto firmato per le motivazioni che abbiamo letto. Nel frattempo il convoglio è arrivato a Pozzuoli ed è rimasto fermo, oggetto di scherno e di controlli, fino alle 20.30, quando, poi è riuscito ad imbarcare.

Ma perché è infame l’ordinanza bocciata dei sindaci?
E’ infame perché, oltre ad essere stata bocciata, non ha tenuto conto di quello che era l’aspetto umano. Perché i nostri sindaci hanno provato a fare il dispetto al nostro turismo.
E’ infame perché ha una genesi che fonda sul fallimento di una classe dirigente, quella politica, che vive lontano dai veri problemi del paese. Che se ne frega di quelli che sono i fenomeni e i flussi che riguardano la nostra isola e la nostra comunità.
Agli atti non c’è traccia di nessuna interlocuzione con il Prefetto o con gli altri enti preposti alla gestione dell’emergenza coronavirus che avrebbe, in qualche modo, portato ad una risoluzione più intelligente, meno razzista dell’emergenza.
La questione non è quella della programmazione dei viaggi o la gestione della prenotazione nei singoli hotel, la vicenda che merita attenzione è la motivazione che ha spinto i nostri sindaci ad agire in questo modo.
Della serie “Che si infettino sul porto di Pozzuoli”, “che si infettino sull’autostrada”, “che si infettino dove vogliono, l’importante è che non arrivano da noi”: è questo che si legge tra le righe dell’ordinanza infame!
Perché il problema dei nostri sindaci non è stato bloccare la partenza dei possibili italiani “contagiosi”, ma solo evitare il loro sbarco. E questo resta un gesto infame. Infame in tutta la sua essenza.
Se i primi cittadini di Ischia volevano, davvero, fermare il “convoglio di italiani pericolosi” avrebbero interloquito e trovato una soluzione con gli organi di controllo, con gli imprenditori e, perché no, anche con i turisti che avevano scelto Ischia per la loro vacanza invernale.
Ma per Enzo e gli altri, l’unica preoccupazione era dare ascolto alla pressione populista, demagogica e razzista che arrivava dai social e da quanti, magari, gli scrivevano in privato, dalle chat delle mogli e dai tanti altri cattivi consiglieri.
E’ questo amaro retroscena che incolpa i nostri sindaci. Che li rende colpevoli oltre tutte le colpe relative al caos istituzionale che hanno attivato con la loro ordinanza, al danno che hanno arrecato alla nostra località, alla nostra denominazione. Che li rende colpevoli perché, ancora una volta, ci hanno fatto perdere in credibilità agli occhi di chi vive la gestione della nostra nazione a livello globale. Siamo i soliti dell’isoletta che pensano di essere una parte “speciale” della nazione. Come se non facessimo parte, anche noi, della nazione Italia.

Atto inutile e infame.
Ma oggi è martedì ed è normale valutare, con più calma, quello che è stato l’ultimo week end. Al lavoro da sabato pomeriggio, i nostri sindaci non sono stati capaci di bloccare l’arrivo di alcuni italiani, sani fino a prova contraria. Da domenica sera, però, questi “visitors” sono tra noi.
Signori e signore che hanno vissuto la loro colpa sul porto di Pozzuoli, sul Benito Buono che li ha portati a Ischia e che, sicuramente, si sentiranno ghettizzati e indicati come malati e come persone da essere rinchiuse in un qualche ghetto per italiani del Nord Italia.
Da sabato pomeriggio fino a lunedì sera, quando sono tornati a mani vuote dall’incontro con il Prefetto Valentini, quello che il giorno prima li aveva umiliati annullando il loro atto, è stato tutto tempo perso. Tempo perso perché gestito male come abbiamo detto.
Ma la cosa peggiore è che hanno fallito proprio in quello che poteva (e doveva essere) una loro iniziativa e prerogativa: provare a mitigare certi flussi. Avrebbero dovuto farlo con intelligenza e con pragmatismo politico, con attenzione e senza suscitare il caos mediatico che hanno suscitato. Ci hanno esposto al pubblico ludibrio solo per il gusto di bloccare un gruppo di italiani sani, forse, potenzialmente contagiosi.

Non c’è due senza tre.
E’ impossibile non ricordare l’imbarazzante presenza di questi personaggi (i nostri sindaci) sugli schermi tv di tutta Italia quando, con il corpo di Marilena Romanini ancora sotto le macerie dopo il terremoto del 21 agosto 2017, invitavano gli Italiani a venire ad Ischia e gridavano, ai quattro venti, che il “terremoto era solo a Casamicciola”.
Se non sei all’altezza si vede durante la gara. Se non sei all’altezza si vede quando c’è bisogno della tua preparazione, del tuo allenamento e della tua prontezza.

1 commento

  1. Una domanda nasce spontanea: ma l’isola d’Ischia, a parte l’eccezione dell’eccellente, purtroppo estinto, Enzo Mazzella, avrà mai avuto degli “atleti“ all’altezza?
    Ai posteri l’ardua sentenza…

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