Noi e il cristianesimo. Il vescovo di Ischia ischitano dell’anno

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LUCIANO VENIA | La civiltà cristiana ha superato il traguardo dei duemila anni e si è inoltrata nel terzo millennio ispirando, orientando e governando la vita delle comunità storiche italiane ed occidentali ed irradiando la sua luce al mondo intero.
Da laici non possiamo dimenticare il monito crociano del “non possiamo non dirci cristiani” proprio in relazione a questa sorgente inesauribile di pensiero che ha sviluppato e organizzato le antiche sapienze attorno al messaggio di Gesù Cristo e ne ha fatto mappa, costellazione e riferimento per il genere umano.

Anche posizioni antitetiche come ad esempio il marxismo sono nate dialetticamente per opposizione al messaggio evangelico. E infatti i maestri del sospetto cioè Nietzsche, Freud e Marx hanno espresso valutazioni e argomenti radicali sempre in relazione al corpo delle credenze cristiane.
Neppure Illuminismo e Rivoluzioni politiche sono state in grado di soffocare la cristianità vedendo miseramente naufragare qualunque tentativo razionalizzatore volto a soppiantare usi, tradizioni e credenze. Del resto il medioevo comincia a tramontare proprio nei luoghi sacri e negli ordini monastici che per inciso perpetuavano tradizioni di lavoro dei campi, di miscele profumate, di artigianato e di trasmissione dei saperi.

In alcuni luoghi poi come la nostra isola il radicamento della fede cattolica è forte ed evidente. Ricordo quando da V. Sindaco di Ischia incontrando l’ex capo dei servizi segreti, il Generale Ramponi egli si mostrò meravigliato della presenza di tanti luoghi di culto e della capacità della cultura cattolica di condizionare le nostre popolazioni.

Il Direttore de Il Dispari, Gaetano Di Meglio molto attivo nella narrazione dei fatti ecclesiali ha ritenuto di riconoscere al Vescovo di Ischia Mons. Pietro Lagnese il titolo di Ischitano del 2019. Gaetano motiva con precisione la scelta editoriale ed enumera una serie di vicende anche di cronaca ponendole in relazione con i provvedimenti incisivi assunti dal capo della Chiesa locale o valutando alcune scelte strategiche in punta di diritto come nel rapporto con le amministrazioni comunali in tema di patronato ed altri istituti.

Credo che la individuazione nel Vescovo di Ischia del destinatario di un riconoscimento così forte vada però ulteriormente motivato.
Io credo di potere aggiungere infatti due valutazioni a favore della proposta del direttore de Il Dispari, la fattiva iniziativa di Monsignor Lagnese nelle battaglie civili come per le criticità del dopoterremoto, la solidarietà, la lotta per l’ospedale e per la sanità; e nella elaborazione di un modello partecipativo nuovo per la vita delle parrocchie.
Al di là delle opinioni personali va riconosciuto che nel mentre la crisi della Chiesa anche in loco mostra la sua amara evidenza, con viva sorpresa dal recente Convegno Ecclesiale sulla “chiesa in uscita” esce un itinerario logico che rappresenta un laboratorio, un esercizio, una strategia per andare incontro ai tempi nuovi con la consapevolezza di giganteschi mutamenti sociali e tecnologici che, stanno avendo impatto fenomenale e stravolgente sui bastioni della società tradizionale.

La stessa nostra isola di Ischia sembra avere traversato differenti contesti: da un primo eroico sviluppo del turismo diffuso negli anni del dopoguerra (pur dovendosi riconoscere una vivace programmazione turistica sin dagli anni ’30 con la realizzazione delle grandi infrastrutture stradali) fino al massimo degli anni 80 e al raggiungimento per un breve lasso di tempo molti milioni di presenze turistiche con l’innesco di una vorace attività edificatoria finanziata proprio dal surplus economico degli anni d’oro fino all’attuale scenario di ripiegamento, recessione e crisi anche per la riduzione di quelle misure e quegli ammortizzatori sociali che alimentavano nella bassa stagione il focolare delle famiglie.
Sia chiaro il turismo isolano nasce almeno 150 anni prima, specialmente a Casamicciola luogo di cura e di turismo di fama mondiale; ma lo sviluppo dei motori e delle linee marittime assieme a una favorevolissima congiuntura economica hanno consentito una redistribuzione del reddito assai notevole che ha fatto germogliare attività economiche e infrastrutture ricettive adeguate a un turismo grande in ogni parte dello spazio insulare.

La Chiesa sembra avere vissuto da protagonista in tutte queste stagioni anche in quelle poverissime di certi periodi dell’800 e del novecento come le tre ondate migratorie dalle spiagge ischitane verso le terre “assaje luntane” dell’america.
Questo per dire che i problemi complessi del presente hanno trovato nel Vescovo Lagnese un attore centrale che intende rivendicare sia pure in forme moderne e aperte la propria funzione di vertice e di guida della Chiesa Cattolica.

I problemi non sono mancati e non mancano, oggi emergono alla luce grazie a una forte e preziosa società laica che rispetta le fedi di ciascuno e di tutti ma non consente più di tenere in ombra temi e questioni che in fondo appartengono all’intera comunità.
Ogni Vescovo ha i propri “carismi” e le proprie metodologie di azione e tuttavia sembra una felice sequenza di spiriti intelligenti quella che ha visto sbarcare sui lidi dell’isola verde l’indimenticabile e santo Mons. Antonio Pagano, il dolce Padre Filippo Strofaldi e l’attuale energico presule Lagnese.

Non sono un intellettuale confessionale né potrei esserlo in quanto Avvocato chiamato costituzionalmente a difendere i diritti e gli interessi legittimi. Neppure anelo a un rapporto troppo stretto tra religione e politica anzi, sono convintamente ghibellino ancorandomi non solo alle storie medievali e rinascimentali e mi piace riferirmi alla arguta divisione tra Imperium e Sacerdotium proclamando la necessità di una laicità dello Stato che però sappia riconoscere il valore e le radici per la nostra civiltà del Cristianesimo.

E poiché non siamo nati dalla spuma del mare ci troviamo già incapsulati alla nascita nella nostra Patria e nella nostra cultura. Con queste valutazioni ritengo giusta l’attribuzione al Vescovo di Ischia di un riconoscimento. Mi piace aggiungere infine che proprio mentre la Chiesa, come in tutta la sua lunga storia, pare disgregarsi ed affievolire il suo messaggio trova forme e modi, tecniche e intelletti per rifiorire proprio come avvenne nella Abbazia di Cluny e poi in tutta europa dopo il crollo dell’impero romano e la lunga stagione del Medioevo. Ed è proprio da laico che ritengo fondamentale per la coesione sociale il mantenimento, la conservazione e la trasmissione della nostra identità e dei nostri valori, della nostra storia e della nostra tradizione. Cristiana.

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