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«NO SCUSE» Sul balletto dei numeri del terremoto: per l’Ingv: «nessun errore, dati affinati e incertezze ridotte»

Ida Trofa | Casamicciola si riprende il suo osservatorio. INGV e Comune, con una apposita commissione paritetica, saranno protagonisti del rinnovato e augurato miracolo e di un auspicato piano di valorizzazione. Eppure il passato di incertezze e dubbi, anche scientifici, sul lavoro dell’Istituto e degli scienziati pesa. Brucia ancora sulle ferite mai rimarginate del paese più colpito da dove, ieri, le istituzioni sono tornate a parlare di sisma, studi e consapevolezza.

Il direttore Doglioni e la Dottoressa Bianco, giunti a Casamicciola Terme per celebrare il rinnovato futuro dell’Osservatorio de La Sentinella, affrontati dai nostri giornalisti, hanno ripercorso le tappe dolorose della tragedia di quattro anni fa. Per l’Ingv di Doglioni e Bianco non c’è stato nessun errore, ma dati affinati e incertezze ridotte, dicendo “No” alle scuse alla comunità colpita.
Di fronte a questi fatti, la dottoressa Bianco ed il Dottor Doglioni hanno tentato, non del tutto in maniera convincente, di fare, chiarezza e di spiegare cosa è accaduto sul terremoto di Ischia.
Se si è trattato di una sequenza di pesanti leggerezze o se c’è una ragione che lega il complesso di circostanze. Entrambi, a modo loro (in maniera più convinta Doglioni, meno diretta la Bianco), hanno chiarito che non ci sono scuse da fare alla comunità. Non merita scuse Casamicciola, dove, proprio ieri i protagonisti del “miracolo” dell’Osservatorio restituito alla comunità.

Nessun errore, dati affini e incertezze ridotte
Il più categorico è stato il direttore dell’INGV Nazionale Carlo Doglioni che ha ribadito: “Ritengo che INGV non debba assolutamente chiedere scusa. Ha fatto il suo lavoro al meglio e punta a farlo sempre al meglio” ha detto il presidente Doglioni ai giornalisti de Il Dispari.
“Da parte dell’Ingv non c’è stato errore, ma solo un normale affinamento dei dati scientifici”. Il presidente dell’ Ingv replica così alle formali richieste sui dati relativi al sisma di Ischia, comunicati anche alla commissione Grandi Rischi.

La profondità è stata corretta a 2 km, inizialmente era di 5.
“La prima valutazione di magnitudo 3.6 era arrivata dalla rete sismica nazionale, poi abbiamo fatto una rivalutazione con un’altra tecnica portandola a 4 entro pochi minuti” ha spiegato Doglioni ribadendo il passato. Una prassi che riguarderebbe tutti i terremoti.
Gli fa eco la dottoressa Francesca Bianco che ha parlato a lungo e compiutamente del lavoro svolto e dell’impegno profuso per Ischia.
“Non ci sono stati errori, abbiamo fatto un lavoro meticoloso ed attento intervenendo come sempre. Abbiamo restituito un lavoro su Ischia in poco tempo che in altre realtà ha necessitato mesi. Non c’è stato errore, infatti la magnitudo non mai stata cambiata. Il lavoro è stato eseguito nell’ordine delle cose – spiega la Bianco sottolineando nel dettaglio i vari passaggi e sul black out parla di “soli” 3 secondi persi del terremoto a causa del malfunzionamento dei sistemi ausiliari – tutta la rete ha funzionato, abbiamo perso tre secondi del terremoto per un sistema che non era entrato, ma non c’è stato black out perché il sistema è dotato di apparati ausiliari. I giudizi e le dichiarazioni fatte da altri, che hanno potuto dispiacere, non dipendono dall’INGV”.

Una tragedia che, dunque, ancora attende di avere la giusta considerazione. Tutto per effetto di quelle che noi riteniamo leggerezze e uscite a caldo che hanno innescato effettiva catena ancor più gravi e pesanti dell’evento in se.
Tutto per effetto di un black out, “3 secondi” di buio dei sistemi che ancora scontiamo.
Quattro giorni per ottenere la rilevazione del terremoto di Ischia del 21 agosto 2017. Quattro giorni di dati ballerini, vulcanologi e sismologi a rincorrere valori incongruenti rispetto a quello che la storia sismica del luogo insegnava, a quello che i danni e gli effetti sul posto testimoniavano.
Il boato e lo scuotimento violento avvertito dalla popolazione dimostrano ampiamente queste condizioni confermate solo a distanza di 4 giorni dall’INGV.

La comunità colpita, costretta, purtroppo, a subire oltre il danno la beffa, data in pasto all’opinione pubblica ed etichettata come patria a dell’abusivismo e delle case pezzottate, costretta a piangere i propri morti e curarsi le ferite mentre il mondo interno le vomitava addosso ingiurie. Tutto per dare credito a numeri che dovevano essere scientifici e inoppugnabili e che di fatto non lo sono stati.

VOLEVAMO LE SCUSE PER QUESTI “FATTI”
Venti minuti dopo la scossa delle 20.57 di lunedì 21 agosto 2017: magnitudo locale (Ml) 3.6, profondità ipocentrale 10 chilometri, epicentro a mare, al largo di Forio, come dice l’Ingv. Poco dopo la mezzanotte dall’Osservatorio Vesuviano, sede napoletana Ingv, arrivano i dati rielaborati con magnitudo durata (Md) 4.0, ipocentro a 5 chilometri di profondità e un epicentro sempre a mare ma stavolta a circa 3 chilometri dalla costa Nord. Il dubbio si insinua tra gli scienziati. Quattro giorni dopo, l’ufficializzazione di una magnitudo durata di 4.0, una profondità ipocentrale di 1 chilometro 730 metri e un epicentro su via Santa Barbara, a Casamicciola e non in mezzo al mare.

Il volto delle cose
I nuovi dati hanno cambiato il volto delle cose spiegando i danni provocati dal terremoto nonostante la magnitudo non particolarmente elevata, ma con gli effetti di una bomba atomica con una energia più o meno pari a 1000 tonnellate di tritolo esplosa ad appena 1730 metri di profondità. Ma per la scienza non Ischia non merita scuse. Eppure vale sempre la pena interrogarsi ed interrogare i decisori istituzionali per accrescere la consapevolezza del pericolo nella comunità, per essere consapevoli e partecipi del nostro mondo e del territorio che abitiamo.
Le valutazioni iniziali hanno pesato, hanno causato un danno d’immagine ad un’isola che vive soprattutto di turismo, ma anche un danno esistenziale a chi dopo quei giorni non riesce più a ripartire proprio per certi facili giudizi. Difficile poi pretendere fiducia e coscienza civica, credito ad un popolo accusato di non avere consapevolezza del rischio. E’ stata sbagliata la magnitudo, la profondità del sisma, l’epicentro. Incertezze che aumentano ancor di più le nostre preoccupazioni: come possiamo star tranquilli se in un paese ad alto rischio sismico come l’Italia non si aha fiducia nel principale istituto che studia i terremoti e dove non si possono impiegare strumentazione sempre al top?

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