No alle patatine olandesi. Anche Ischia sceglie i friarielli

    La singolare campagna, in stile sovietico, del napoletano CCCF, Comitato Centrale Combattenti Friariellisti

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    Patatine olandesi? No grazie. Anche l’isola d’Ischia si apre, nel suo centro storico, all’ineluttabile invasione del fritto «made in Paesi Bassi». Con il rischio – concreto – che le ultime arrivate, in combutta con kebab e yogurt – soppiantino i prodotti tipici della nostra terra. E che nell’eterna sfida tra global e local, sia il secondo a soccombere. Ma c’è chi dice no. E lo fa – pensate – con una vera e propria associazione, ancorché goliardica. Nella dirimpettaia Napoli, è infatti nato il CCCF, Comitato Centrale Combattenti Friariellisti. L’idea di Cesare Cascella, che di professione fa l’architetto, è quella di protestare contro l’invasione campana delle patatine olandesi, simbolo dei fast food sempre più pervasivi nei nostri centri. E allora Cascella, con malcelata ironia, attinge alla grafica della vecchia Urss per un vero e proprio manifesto che non mancherà di riscuotere successo sull’isola dei bucatini con il coniglio e delle maxi bruschette, della «zingara» e delle prelibatezze di pesce, ma soprattutto dell’immancabile panino con salsiccia e, per l’appunto, friarielli: «È giunto il momento di sostenere non più l’impresa di un singolo, ma quella che sarà una rivoluzione urbana contro il neoliberismo del tubero fritto olandese, per un friariello libero e socialista. Sostenete il Comitato, Sostenete il Friariello!»
    pas.rai

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