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Nello Massa: “La zingara ischitana come resistenza ad hamburger e wurstel”

INTERVISTA: Nello Massa è il papà della zingara. Una storia, questa di Nello e della “Virgola” che nasconde una mission e una visione che vince il tempo, le mode e che, oggi, torna ad essere l’interpretazione giusta che dovremmo tutti avere.

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Nello Massa è il papà della zingara. Lo incontriamo mentre si dibatte tra Procida e Ischia, su chi abbia la “paternità” di questo panino.
Una storia, questa di Nello e della “Virgola” che nasconde una mission e una visione che vince il tempo, le mode e che, oggi, torna ad essere l’interpretazione giusta che dovremmo tutti avere.

“L’idea della Virgola – ci dice – nasce con un manifesto pubblicitario: “la virgola, un punto di riferimento per il tuo stomaco” e nasce da un’idea inglese. Tornando dall’Inghilterra, ero giovane, volli realizzare qualcosa di prettamente tipico. Avevo visto un pub inglese dove c’erano veramente delle cose tipiche inglesi mentre qui da noi non vi erano tanti posti con le tipicità. Tutti pensavano a fare qualcosa che somigliasse a quelle delle città, la mia, invece, era l’idea opposta: fate qualcosa di veramente tipico, di veramente ischitano. E così la Virgola fu messa su. Invece dei posacenere avevamo delle piccole scafaree, facemmo degli archi a sesto ribassato, invece degli schienali comodi decidemmo di realizzarli con basti di crine verde per muli (stora ‘e ciuccio), tutta roba come quelle che compravano le persone che avevano gli asini, il legno e tutte cose semplici. Invece dell’intonaco liscio, lasciammo l’intonaco ad arriccio. Fatto il locale, dovemmo affrontare l’argomento menu. E anche con il menu cercavo di portare avanti le stesse idee perché l’hamburger era invasivo, il wurstel era invasivo, si doveva cercare di uscire fuori da questa logica e cominciammo a pensare su cose nuove da fare, cose che non avessero, però, dei riferimenti urbani.

Prova e riprova ed esce questa Zingara insieme a un ragazzo che lavorava da me, Massimo Acunto, un ragazzo molto intelligente, e insieme cercavamo di elaborare diverse cose, e ne elaborammo, ma quella che ebbe più successo fu proprio la Zingara.
Quando partimmo era al maschile. Lo chiamammo lo Zingaro, poi, però, dopo 10 o 15 giorni, sono passati tanti anni, stiamo parlando del mese di luglio o agosto del 1977 se non sbaglio, e il menù era ancora in lavorazione, tutti iniziarono a chiamarlo Zingara. Esattamente non ricordo il nome da dove venne fuori, ho solo il ricordo, appunto, che venne fuori prima “zingaro” perché era riferito al panino. Ma tutti continuavano a chiamarlo Zingara e così facemmo la correzione per facilità di pronuncia.”

Un successo immediato?
“In verità no. All’inizio non lavorammo tanto, ma poi si venne a conoscere questo panino e, piano piano, la clientela crebbe in maniera costante. Ma fu una crescita lunga, tant’è che dopo qualche anno decisi di vendere tutto perché era tanta la gente che veniva che il vicinato si lamentava troppo e non ne potevo più.
Ero giovane, nella mia testa giravano anche altre cose, dovevo sperimentare e poi ho portato avanti tante altre iniziative sia nel campo della ristorazione sia nel campo del pellame e dell’abbigliamento.”

La passione per la cucina ti è rimasta?
“Assolutamente sí. Credo che la cucina sia una cosa rilassante. La cucina è una cosa che ti fa concentrare solo sulle cose che stai facendo e non pensi tutto il resto. Ti isola quanto basta da tutti i problemi esterni.”

Sono passati 46 anni da quel famoso giorno in cui uscì questa zingara, oggi si registrano marchi, si fanno le polemiche… che ne pensi di tutto questo?
“Volevo fare una cosa del genere, parlammo anche con un legale per un brevetto, ma fu un problema di costi. Anche se in verità, non ci pensammo più di tanto. Avevamo un futuro lungo, non era una cosa su cui basarsi. Avevamo un futuro, un tempo pieno di iniziative. Ischia era un paese che piaceva, si correva, si faceva tanto, non bisognava fermarsi…”

Ma oggi c’è un po’ di orgoglio?
“Mi fa molto piacere che questo panino sia stato un appoggio per tanti locali di ristorazione, i quali oltre a quello che sanno già fare molto bene, hanno qualcosa di ischitano da poter offrire. E le cose ischitane appartengono a questo territorio.”

C’è un po’ di soddisfazione personale? Io arrivo da te perché il popolo di Ischia riconosce che la Zingara è stato il tuo panino…
“Non ho mai dato tanta importanza a questa cosa. Quando si fece il Giro d’Italia Ischia, la tappa ischitana, vidi uno striscione “zingara ed estathe”. Pensai veramente che forse quella era una cosa importante che non ho fatto… Oggi, però, credo che qualcuno dovrebbe garantire e proteggere che questa idea e vorrei che rimanesse ischitana.”

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