domenica, Giugno 20, 2021

Nello Governucci: «L’Ischia ha potenzialità tecniche e societarie per farcela»

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Ha scelto la Baia di Citara per trascorrere le vacanze con la famiglia. Nello Governucci ha “staccato la spina” per qualche giorno, per modo di dire visto che il telefonino squilla in continuazione. Il poliedrico direttore sportivo, sempre prodigo di consigli per calciatori e presidenti di società, è nel mondo del calcio da giovanissimo. Le esperienze in D con Gladiator e Turris (è partita da lui la scalata corallina al calcio professionistico) e quella maltese con l’Hamrun Spartans, lo hanno rilanciato nel calcio che conta «tanto che da qualche anno ho instaurato collaborazioni ed intermediazioni per calciatori italiani con società greche, cipriote, maltesi, svizzere e slovene e di altri paesi esteri (che in queste ultime annate sono cresciute parecchio come ad esempio Dubai) perché ho potuto constatare sulla mia pelle che in Italia la meritocrazia non esiste e questo vale anche per tantissimi calciatori che possono realizzare il loro sogno lontano dal paese d’origine», sottolinea il dirigente sportivo che a quarant’anni vanta svariate esperienze in società campane. Governucci ha fatto la cosiddetta gavetta, iniziando dal basso. Una crescita rapida: simpatico, spigliato, ma con il cosiddetto “occhio lungo”.

Governucci fu d.s. del Gladiator che contese all’Ischia la vittoria del campionato di serie D otto anni fa; tre anni fa fu abile a costruire l’intelaiatura della Turris poi promossa in Lega Pro, ma grazie al suo intuito, giovani interessanti hanno spiccato il volo come ad esempio Tony Letizia (fratello di Gaetano del Benevento) – prelevato dalla Promozione e portato in D ad Ariano per poi essere ceduto al Foggia in B – e Nicola Leone, passato dal club corallino all’Hamrun Spartans di Malta e poi al Floriana in Champions League.

Dalla villetta al Cuotto che affaccia sulla magnifica Citara, la chiacchierata a trecentosessanta gradi non può non iniziare dall’affascinante esperienza maltese. «Purtroppo il Covid interruppe la crescita dell’Hamrun che poi ha cambiato proprietà, con l’ingresso di grossi imprenditori maltesi – spiega Governucci –. Di questa società sono consulente. Ho portato numerosi calciatori tra cui Leone, Dodò (che a Ischia e Procida è assai noto, ndr) facendo importanti plusvalenze. Mi sono aperto questo mercato internazionale che mi ha dato la possibilità di conoscere nuovi calciatori, un nuovo mondo, collaborando con club di serie A di Dubai, Grecia, Slovenia, Svizzera visto che in Italia…». Dalle nostre parti, Governucci aveva messo le basi della Turris vincente di Antonio Colantonio (già sponsor dell’Ischia e patron del settore giovanile) «il cui novanta per cento dell’organico da me costruito è approdato in C».

LE ISOLANE

Governucci però non ha perso di vista il calcio campano: almeno le realtà più importanti dei vari campionati vengono seguite e monitorate. Luca Di Spigna e Luigi Castagna sono due calciatori isolani a cui è legatissimo e pertanto conosce bene anche la realtà locale. «Ho visto l’Ischia contro il Pianura all’andata e, nonostante il risultato, mi fece un’ottima impressione. Conosco bene “Billone” Monti, un allenatore esperto della categoria. Questo è un torneo anomalo – sottolinea Governucci – vista la formula e la durata. Contro la squadra del mio amico Sasà Marra, l’Ischia si è confrontata uscendo dal campo a testa alta. Credo che i gialloblù abbiano le carte in regola e le potenzialità tecniche e societarie per andare avanti. Mi dicono che il presidente D’Abundo sia ambizioso, quindi ci sono le credenziali per approdare nella categoria che inizia con quarta lettera dell’alfabeto. Ischia non può non partecipare ad un campionato nazionale».

Governucci parla anche delle altre due isolane che hanno fatto parte del girone B. «Il Real Forio è un mix di giovani ed esperti. Il mio amico Di Spigna è ritornato dopo l’esperienza sarda. C’è un allenatore come Leo di cui me ne parlano molto bene, quindi una squadra che ha onorato questo torneo. Il Barano è formato da tanti giovani ed ha partecipato per organizzarsi in vista della prossima stagione, dando la possibilità ad un mio ex calciatore come Mario Terracciano di intraprendere la carriera di direttore sportivo. Gli faccio un sincero in bocca al lupo ed auguro alle società isolane di migliorarsi sempre».

BLOCCO PLAY-OFF

Il campionato di Eccellenza campano si è fermato sul più bello: alla vigilia della disputa dei play-off. Si conoscono i nomi delle sedici squadre in lizza per la D ma non la data di inizio degli spareggi. Rispetto ai pronostici della vigilia, risultati fin qui alla mano, quali sono le società che in sostanza possono arrivare fino alla fine? «E’ un torneo anomalo, molto breve, senza precedenti e non è facile delineare una vincente. Chi gioca in casa può contare sul doppio risultato ma può anche diventare un’arma a doppio taglio. Questo ricorso dell’Agropoli ha allungato i tempi e si giocherà praticamente in pieno caldo. Chi avrà la fermezza, una squadra in condizione e pimpante, può andare fino in fondo. Non bisogna fare pronostici anche se le squadre accreditate non mancano. Ad esempio l’Ischia è una buona squadra ma ha fatto qualcosa di importante – continua Governucci –. Il Pianura è una squadra fortissima. Il San Giorgio ha il presidente Mango che ha investito tantissimo e con l’avvento di Borrelli al posto di Carotenuto sono arrivati ottimi risultati. Non dimentichiamo Buccino, Mariglianese, la Palmese di Aldo Papa che affronterà l’Ischia, squadra giovane ma che esprime un ottimo calcio. Possono venir fuori delle squadre di cui finora si è parlato poco che possono costituire una sorpresa: mi riferisco all’Albanova del presidente Zippo e di mister De Michele, squadra tignosa che rispecchia il carattere del tecnico. Senza dimenticare la Frattese di Ambrosino (prima della graduatoria, ndr) che gioca molto bene. Sono tante le squadre che se la giocheranno, le ho citate quasi tutte. Chi arriva a tre partite dalla fine ha qualità e non è giusto fare delle percentuali. La bellezza di queste partite è che si giocheranno davanti ai tifosi: non vedremo le tribune piene ma il decreto consente di ritornare a vivere le gare negli stadi. Spero che vinca il migliore e che soprattutto siano in grado di portare avanti un progetto ambizioso non solo per queste tre partite ma negli anni».

ISCHIA MERITA

L’Ischia vorrebbe anche in futuro conservare un’intelaiatura formata da calciatori isolani. Nel caso in cui si dovesse fare un discorso ad ampio respiro, un consiglio lo daresti al presidente D’Abundo? «Innanzitutto sono orgoglioso di godermi questa vacanza nella vostra meravigliosa isola che secondo me è molto sottovalutata ai valori che esprime il territorio, alla cultura e alla gente del posto – replica Governucci –. Ischia per le qualità che esprime meriterebbe la Champions League… Battute a parte, qualora ci fossero i presupposti per una mia collaborazione, sarei a disposizione. Ho avuto il piacere di incontrare l’Ischia quando ha vinto il campionato di Serie D con Campilongo, c’era il presidente Carlino. Ero il d.s. del Gladiator, ricordo che davanti ad una marea di tifosi fummo sconfitti per tre a zero. All’andata finì zero a zero. Eravamo due grandi corazzate».

Dell’Ischia attuale, Governucci ha parole di elogio per il giovane d.s. Mario Lubrano: «Sono contento che questo ragazzo che conosco stia ricoprendo il ruolo di d.s. e faccia parte di un progetto importante insieme a Pino Taglialatela. Sicuramente hanno le qualità per svolgere queste mansioni. Se in futuro ci fossero i presupposti per una collaborazione, perché no. Ho fatto tanta gavetta. Senza falsa modestia, con tanta umiltà, se ci fosse un progetto per approdare tra i professionisti, sarei propenso a portare avanti il mio credo vista la tanta esperienza, i sacrifici fatti ed i risultati ottenuti. Solo chi conosce questo tipo di calcio può approdare a livelli importanti. Per me è una vera palestra di vita. Quando si sminuisce o si discrimina il calcio dilettantistico, si commette un errore. Per arrivare a certi livelli, se non sei passato per il calcio dilettantistico – aggiunge Governucci – non puoi capire i veri valori di un vero dirigente. Anche perché al momento di queste figure ne vedo poche. Faccio sempre una metafora che mi si addice ed è quella del capo stazione della tratta Nola-Baiano, che faceva salire la gente sul treno, chiudeva le porte e si metteva alla guida. In questo calcio quando si vestono i panni del segretario, dell’addetto stampa e del direttore sportivo in un tutt’uno, allora si può dire che si è in grado di affrontare le insidie del calcio che conta». Governucci sa cos’è la gavetta e ha l’umiltà di confrontarsi e crescere giorno per giorno. Un appassionato come lui meriterebbe di trascorrere più tempo non lontano da casa. Ma il calcio, si sa, a volte è proprio strano…

G.S.

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