Nassiriya, 16 anni dopo. Per non dimenticare

Sono passati appena 16 anni dal più grave attentato dopo la II guerra mondiale ai nostri soldati Italiani all’estero, il ricordo del Presidente della Repubblica e dell’Arcivescovo Mons. Marcianò, nel giorno dedicato al ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali.

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Italian soldiers guard the Carabinieri building which was destroyed Wednesday by a truck bomb, in the Italian compound in al- Nassiriya 350 km south of Baghdad on Thursday, 13 November 2003. A suicide bomber blew up a truck packed with explosives at the Italian military base Wednesday, killing at least 26 people. The United States struck at the Iraqi resistance hours later, destroying a warehouse in Baghdad and chasing attackers who were seen firing mortars. ANSA/ALI HAIDER

Mattia Rotondo | Era esattamente il 12 novembre del 2003, appena sedici anni dall’attentato alla base italiana Nassiriya, che tolse la vita a 19 italiani.

Indimenticabile fu l’attacco, più grave subito dai nostri militari impegnati nelle missioni di pace nelle aree di crisi. Un’autocisterna blu irruppe nella Base Maestrale di Nassiriya, una delle due sedi dell’Operazione Antica Babilonia ed esplose all’interno della base. Crollò gran parte dell’edificio, il bilancio di quel maledetto attentato fu devastante: 12 carabinieri, 2 soldati dell’Esercito, 3 della Marina e 2 civili. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in occasione della Giornata in ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali, ricorda che “L’esempio dei nostri caduti rappresenta un vincolo morale per la continuità del contributo del nostro Paese nei diversi ambiti: le donne e gli uomini presenti nelle diverse. Rivolgo un deferente pensiero a tutti coloro che hanno perso la vita – continua il capo dello Stato – impegnati nella pacificazione delle aree di crisi, per sconfiggere il terrorismo e consentire alle popolazioni oppresse un orizzonte di speranza. I conflitti e le tensioni, spesso provocati e sostenuti da forme di terrorismo transnazionale rivolte a sovvertire i principi di convivenza, rispetto dei diritti umani, libertà, vedono impegnata l’intera comunità internazionale per affrontare sfide insidiose contro l’umanità” Il Capo dello Stato conclude esprimendo la sua vicinanza ai familiari delle vittime “la sentita riconoscenza della Repubblica e i sentimenti della mia affettuosa vicinanza”.

Nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, a Roma, l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, Santo Marcianò, ha celebrato ieri mattina la Messa per i caduti nelle missioni internazionali di pace e ha invitato a pregare anche per i 5 militari italiani che sono stati feriti domenica scorsa in Iraq. Mons. Marcianò durante l’omelia ha esordito che – non possiamo non pensare, con affettuosa trepidazione e grande stima, ai cinque militari italiani, tre della Marina e due dell’Esercito, feriti nel terribile attentato di due giorni fa in Iraq, proprio la terra che ci ricorda il terribile attentato di Nassiriya. Il potere del servizio, l’autorevolezza della coerenza e della testimonianza, che ha molto da dire pure oggi. Un servizio che non cerca l’utile, non si inquina con la ricerca di interessi personali o ricompense, è libero da infiltrazioni, corruzioni o da qualsiasi forma di attaccamento a tutto, persino alla propria vita. Bisogna dare spazio a questo peculiare e nobile magistero esercitato dai nostri caduti e portato avanti da militari che vivono così il proprio servizio quotidiano”. L’arcivescovo conclude rivolgendosi ai familiari delle vittime “Carissimi, i vostri cari hanno vissuto profondamente il senso del servizio e del sacrificio e questo è motivo di gratitudine grande e commossa, questo loro sacrificio, però, non è facile per noi da accettare. Serve la fede specialmente quando ci sentiamo schiacciati dal dolore, bloccati dall’ingiustizia, angosciati dalla paura del ricordo e, forse, dall’amarezza di constatare quanto rimanga esposto al rischio, talora a un rischio eccessivo, il servizio di tanti uomini e donne delle Forze armate e Forze dell’ordine”.

Il Presidente Conte sulla sua pagina Fb lancia il suo messaggio di cordoglio “Oggi un pensiero va ai nostri connazionali caduti tragicamente a Nassiriya il 12 novembre 2003. Il nostro Paese tiene vivo il loro ricordo, i loro nomi sono scolpiti nella nostra memoria. Questa triste ricorrenza cade a pochi giorni da un altro attacco che ha visto feriti cinque nostri militari. A loro e alle loro famiglie esprimo vicinanza e gratitudine. A tutti i nostri connazionali che, in prima linea, rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza, difendere la libertà e affermare la pace, va il riconoscimento del nostro Paese. Le loro famiglie devono sentire l’abbraccio dell’Italia intera. Questa giornata ci spinge a rinnovare con determinazione il nostro impegno nella lotta al terrorismo e a lavorare per stabilizzare le aree di crisi. Un impegno senza colori né confini, che deve vedere tutte le istituzioni unite a livello globale in una battaglia comune”.

Anche il presidente del Senato Elisabetta Casellati ricorda Nasiriyah, «un tributo di sangue pesantissimo che il nostro Paese ha dovuto pagare alla causa della pace, della libertà e della sicurezza dei popoli. I civili e i soldati che persero la vita a Nassiriya sono caduti per la Patria che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare».

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