martedì, Aprile 13, 2021

Muore Salvatore Iacono: la nuova provocazione nel nome dell’arte

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Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima – Inizia così, con una citazione del poliedrico scrittore irlandese George Bernard Shaw, il nuovo intervento urbano, tra i più provocatori finora attuati dal noto gallerista di Ischia Street Art, a sostegno dell’arte contemporanea e a denuncia dell’attuale situazione nella quale essa riversa.
E poliedrica è anche la personalità dell’attivista e performer Salvatore Iacono, ideatore di questa nuova messa in scena, figura molto in vista e discussa dell’isola e non solo che, alle prime luci dell’alba di lunedì 29 marzo, lascia comparire, per le vie di Ischia, un classico manifesto funebre, corredato di una foto personale (a destra) e di un quadro dell’artivista Mimmo Di Caterino (a sinistra), riportante la notizia della sua stessa morte, sconcertante e inattesa, suscitando sorpresa e sgomento nei suoi compaesani e conoscenti, che hanno subito inondato il suo profilo Facebook di messaggi di cordoglio.
“E’ venuto a mancare improvvisamente il gallerista, attivista e performer Salvatore Iacono dopo una strenua opposizione alle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid-19 che hanno duramente colpito il settore dell’arte e delle gallerie d’arte. Lo ricordano gli artisti, gli amici ed i collaboratori. I funerali si svolgeranno in forma privata e le ceneri saranno custodite nei locali della galleria di Ischia Street Art di Forio in via Costantino 28. Si dispensa dalle visite e dai fiori.”.
Così prosegue il suddetto manifesto, del tutto realistico e credibile, se non fosse che a un occhio attento e allo sguardo di chi segue il lavoro di Ischia Street Art ed è informato sulla tipologia di interventi artistici messi in atto dal suo gallerista fondatore, non sfugge l’intento provocatorio, a denuncia della stasi nella quale l’arte, lentamente, sta morendo. Perché in effetti, anche se Salvatore Iacono è vivo e sta bene – e ci tiene a farlo sapere spiegando, nella stessa mattinata di lunedì, attraverso un post apparso sui suoi social network, lo scopo sociale della performance – in qualche modo è, e si sente, morto per le istituzioni e per uno Stato che, da oltre un anno ormai, continua ad ignorare le sue richieste, che altro non sono che i bisogni di un’intera categoria, quella delle gallerie d’arte, della quale Iacono si fa portavoce.
L’intervento, infatti, fa seguito a due social performance attuate nei mesi scorsi e aventi identico scopo: la prima, “C’è anche l’arte!”, realizzata a gennaio quando Iacono, facendo irruzione in un maxistore marchio Decò a Forio, ha posizionato due quadri di Di Caterino (scontati e svenduti) tra i ripiani dei generi alimentari; la seconda quando, a febbraio, i quadri sono stati esposti in chiesa, causando un certo scalpore mediatico nonché l’indignazione della comunità cristiana.
Entrambe le azioni sono un chiaro riferimento all’attuale situazione economico-finanziaria che attanaglia il mondo globalizzato, in particolare l’arte e la cultura, messe completamente da parte, lasciate nel dimenticatoio di questo momento buio che il cosmo sta vivendo, a causa del Covid-19 e delle restrizioni imposte dal Governo. In particolar modo, le gallerie d’arte stanno patendo gli effetti della crisi e dei mesi di chiusura imposti dai numerosi e ormai insensati DPCM, che si susseguono da marzo dell’anno scorso e che non danno tregua né speranza alla cultura e soprattutto al mondo dell’arte.
Salvatore Iacono non è nuovo a questo genere di interventi costruiti sul filo dell’illegalità, attraverso performance estreme di denuncia sociale e, fin dal primo lockdown, ha continuato la sua battaglia personale contro il sistema corrotto dell’arte contemporanea, a difesa dell’intero comparto delle gallerie d’arte italiane, senza lasciarsi fermare dalle costrizioni governative, ideando e inscenando nuovi modelli di fruizione dell’arte. Dai primi interventi di poster art realizzati con Street Art File Print da maggio ad agosto 2020, passando per le varie mostre/non-mostre con protagonista Mimmo Di Caterino (da Lockdown/Social alla più recente trilogia di Social Distancing), fino ad arrivare all’installazione – Oxygene di Michele Penna “Non dare per scontato l’aria che respiri!” – realizzata a dicembre scorso nei sei comuni dell’isola.
Il lavoro che da anni svolge Salvatore Iacono con Ischia Street Art Gallery, una “non-galleria”, una galleria a cielo aperto, centro d’arte e luogo multi-operativo, promulgatore di una cultura artistica e di rilancio del territorio, attrattiva turistica e snodo centrale di aggregazione sociale, è un lavoro più che significativo, essenziale per l’intera comunità dell’isola ma anche per tutti quegli artisti socialmente impegnati che trovano nella gallery un modo nuovo per esprimersi.

ISCHIA STREET ART GALLERY
Ischia Street Art Gallery è il primo modello di galleria d’arte interattiva per il sociale al mondo, uno spazio underground dedicato a espressioni, cultura e concetti di arte urbana, un centro privato ma aperto a tutti che diviene luogo di riflessione, di provocazione senza censure, di dialogo, perché no, di conflitto aperto e addirittura strumento di rieducazione civica.
Uno spazio espositivo che supera il concetto di galleria d’arte anche perché il visitatore non è più un’ombra vagante e sconosciuta che conserva e porta via con sé le proprie emozioni, ma viene coinvolto in prima persona e da elemento passivo diviene attivo avendo la possibilità di “taggare” direttamente sulle superfici già utilizzate dagli artisti una traccia delle sue impressioni, esprimendo la propria creatività con la stessa immediatezza di una scritta-simbolo-messaggio che si può trovare nei bagni delle scuole, nelle gallerie e sui treni delle metropolitane, in certi posti meno esposti alla vista di tutti come sottopassaggi, stazioni ferroviarie, pareti delle celle delle prigioni, addirittura su alcuni monumenti o all’interno di edifici storici. In maniera civile o incivile la gente tende ad apporre un segno, una testimonianza del proprio passaggio o a dichiarare le proprie sensazioni di un momento particolare persino sulla corteccia degli alberi. Da questo istinto ancestrale di comunicazione, in fondo, è nato il writing, il graffitismo e in ultimo la street art, e allora, perché non farlo in una galleria rendendola il “latore” autorizzato di un messaggio creativo?
I.S.A.G. intende presentare l’opera d’arte intesa non più come mera rappresentazione di una ricerca estetica o di espressione formale e neanche più come oggetto di speculazione di mercato e di investimenti finanziari, bensì veicolo di divulgazione diretta, manifesto di sdegno, di satira, di ironia, denuncia, strumento di militanza artistica nelle problematiche del sociale.
Centro d’arte, luogo multioperativo non autorizzato, non ufficializzato da etichette o marchi commerciali e politici o di stato e quindi non strumentalizzabile I.S.A.G. nasce come percorso di idee e di emozioni. Promuove mostre, eventi, performance, tra cui un festival dedicato al Graffiti Writing ed alla Street Art nazionale ed internazionale che coinvolge in maniera esperienziale e creativa appassionati, gente del posto, turisti, studenti e bambini.

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Il prossimo obiettivo, però, è quello di evitare di continuare con la clientela da vaccino e con il mercato dell’inoculazione! La moltiplicazione degli hub e la spicciola clientela locale non possono trovare spazio in questa vicenda. La priorità deve essere chiara: annullare la realizzazione del terzo hub del Negombo e realizzare un unico hub al palazzetto dello sport di Ischia dove concentrare le operazioni di vaccinazione.
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