Mimmo Citarelli invita le istituzioni ad aprire ai giovani

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Giovanni Sasso | Vede, sente, percepisce la sofferenza di tanti giovani calciatori che da due mesi e mezzo sono lontani dal campo. «Non immaginate nemmeno con quanti ragazzi sono in contatto tutti i giorni, a cui spiego che questo brutto momento prima o poi passerà e che potremo rivederci per riprendere gli allenamenti», dice Mimmo Citarelli, coordinatore del vivaio del Real Forio ma che tantissimi rapporti gioco forza li conserva con la terraferma avendo quasi sempre allenato nelle varie realtà calcistiche della provincia e non.

In piena pandemia, i social sono stati utilizzati in maniera massiccia da istruttori e tecnici per tenere impegnati migliaia e migliaia di ragazzini delle scuole calcio e dei settori giovanili. Ma anche dagli stessi allenatori ed educatori come una sorta di “valvola di sfogo” in una fase di apertura-non apertura che sta confondendo il mondo del calcio professionistico, Serie A in primis, figuriamoci a questi livelli. «Siccome adesso si può andare al ristorante a un metro di distanza, si può andare al mare, al bar finalmente vicino al bancone, nella metro e nel pullman, pensavo che si potesse anche ritornare a lavorare su un campo di 100 metri. E’ lì il mio lavoro», commenta Citarelli, il quale completa il pensiero: «E’ importantissimo anche iniziare sul campo con il lavoro individuale (naturalmente osservando i dettami relativi alla sicurezza), per migliorare il singolo calciatore. Ma penso che chi è deputato a prendere delle decisioni non conosca minimamente cosa sia il calcio giocato. Con il lavoro individuale, il talento e la tecnica prevalgono sulla tattica».

Citarelli non ha alcuna intenzione di indossare i panni di Hiroo Onoda, il mitico soldato giapponese rimasto sull’isola deserta ben oltre la fine del secondo conflitto mondiale. «In questi giorni di quarantena non sono stato con le mani in mano, ho affinato delle metodologie già applicate nel corso di alcuni stage svolti in terraferma. In più, ho pensato a come far divertire i ragazzi sul campo, sfruttandone gli ampi spazi per un lavoro individuale che ha una importanza enorme sulla formazione di un calciatore», sottolinea Citarelli. L’ex allenatore di Volla, Gragnano, Savoia, Casertana, Procida e Ischia, al pari di altri colleghi che da anni sono impegnati nel perfezionamento a dir poco maniacale delle tecniche che vengono insegnate (o accennate) durante i corsi per ottenere il “patentino”, ha messo sul tappeto (è proprio il caso di dirlo) alcune ipotesi di allenamento individuale, con un numero di calciatori (sedici, ndr) sufficiente a impegnare una squadra intera. «Se il ministro Spadafora ha indicato nella data del 18 maggio quella utile affinché si possa ritornare ad allenarsi anche se individualmente in palestra, perché non prevedere anche la possibilità di “aprire” ai ragazzi del calcio, e sottolineo facendo attenzione da parte nostra che non si creino gruppi o assembramenti? Purtroppo chi ci governa – continua Citarelli – non ha la benché minima percezione di quanto stanno soffrendo i ragazzi. Si sta negando loro la possibilità di dare sfogo alla propria passione. In tanti non hanno la possibilità di usufruire nemmeno di uno spazio attorno alla propria abitazione. Questi sono i più penalizzati».

DISCRIMINAZIONE – Calcio giovanile discriminato secondo mister Citarelli. «Non aprendo ai dilettanti, ai giovani, hanno penalizzato il “calcio povero”. Una pur minima apertura doveva esserci. Come me la pensano in tanti. Il problema strutture si poteva risolvere mettendoci un pizzico di impegno. Ma immaginate quanti milioni di ragazzi sono fermi? Sarebbe stato così difficile sanificare gli spogliatoi alla fine degli allenamenti? Dappertutto c’è stato un impegno massimo per le aperture, invece il “nostro” calcio, il calcio cosiddetto minore, è passato non in secondo ma in terzo piano. I politici non sanno nemmeno come è formato il nostro mondo. Se si potrà andare al mare mantenendo le giuste distanze, se si può andare al parco per respirare aria pura togliendosi la mascherina se intorno non c’è nessuno, se si potrà andare in palestra, perché un ragazzo non può sfruttare un “tot” metri quadrati di un campo all’aperto (nel mio caso 5×5) con il compagno che si esercita ad una distanza sicuramente superiore a quella indicata dai decreti e dai protocolli?», si chiede l’allenatore. In una struttura cha ha almeno tre spogliatoi, non sussisterebbe nemmeno il problema della doccia. E poi, visto che l’estate si avvicina, chi abita a poca distanza dal campo sportivo, potrebbe provvedere a farsela a casa, utilizzando nel frattempo una maglietta di ricambio dopo la seduta. Ipotesi, idee che si ascoltano nei tanti webinar e dibattiti online che si susseguono ogni giorno. Chi conosce Citarelli sa che il “pallone” è tutta la sua vita, che non riuscirebbe a stare nemmeno un giorno senza accarezzare l’amato attrezzo, senza un palleggio. «Abbiamo esperienza da vendere, lavoriamo sul campo da anni, sappiamo come lavorare in sicurezza – prosegue il tecnico – . Non capisco proprio perché vogliano penalizzarci in questo modo. Mi sono sentito da poco col presidente (del Real Forio, ndr) e se mi dirà che la scuola calcio riaprirà direttamente a settembre, organizzerò degli stage, così come fatto l’anno scorso, tra giugno e luglio. So che i comuni non conoscono ancora le ultime normative, ma nei prossimi giorni dovrebbero arrivare le direttive per gli allenamenti individuali. Ho in mente uno stage di tecnica individuale uno contro uno, rispettando gli spazi. Ogni calciatore lavorerà con un pallone, nessuna partitella. GingaWall è la mia specialità, la paretina che utilizza anche il Calcio Napoli. Ci sono alcuni video che dimostrano che i calciatori azzurri a Castelvolturno usano l’attrezzo fatto costruire da un falegname. E’ da due anni che utilizziamo la paretina a Forio. Convinsi il presidente Esposito a farmele fare, poi in questa stagione a Panza ne sono arrivate delle altre costruite dal falegname Ciro Raia. Questo attrezzo semplice affina la tecnica, perché il piacere del gesto è dominante sulla tattica. Un maestro di tecnica deve saper spiegare e poi saper correggere. Essere stato un calciatore professionista aiuta, ma non basta. C’è sempre bisogno di studio e aggiornamento. Per stare a capo di un team di allenatori, devi per forza essere aggiornato. A Coverciano abbiamo approfondito molte tecniche per far divertire i giovani e allo stesso tempo metterli in condizione di rendere meglio in campo».

«TIFOSO DELL’ISCHIA» – Calcio giovanile da tutelare ma non possiamo non buttare un occhio su quello “grande”. A mister Citarelli chiediamo anche un parere in merito alla richiesta dell’Ischia di fare il doppio salto. «Sapete bene che sono tifoso dell’Ischia. Ormai la promozione in Eccellenza c’è, è quasi scontata. Quella piazza, quei tifosi, meriterebbero di ripartire da una serie superiore, quella interregionale. Lo dico non perché a Ischia ho giocato e fatto l’allenatore, ma perché sono proprio tifoso!».

«FIDUCIA AI GIOVANI» – Le due isolane di Eccellenza conserveranno la categoria perché a rischiare la retrocessione potrebbe essere soltanto l’ultima, il Napoli Nord. «Sia Barano e Real Forio possono continuare a fare calcio continuando con un progetto giovani. Approfittare del momento per riorganizzarsi e dare un’opportunità ai ragazzi già pronti».

Mimmo Citarelli chiude il suo pensiero con una nota dolente del “comparto calcio”, sottolineando il lavoro che sta svolgendo l’Associazione Calciatori, soprattutto in Campania grazie all’instancabile Antonio Trovato. «Mi auguro che la politica intervenga, venendo incontro alle esigenze dei calciatori dilettanti, con il riconoscimento in maniera ufficiale del loro status. Anche nelle categorie minori ci sono calciatori che vivono di calcio e sarebbe ora che venga ratificato un accordo economico con tutti i crismi».

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