Micallo: “Sfido chiunque a fare calcio come lo abbiamo fatto noi. Ci va fatto un applauso”

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Il Procida ha chiuso il suo 2019 con una brutta sconfitta in casa, l’1-4 subito contro lo Sporting Ercolano, fra l’altro arrivata nel giorno in cui ha fatto il suo esordio stagionale al Mario Spinetti, finalmente tirato a lucido dopo la ristrutturazione durata ben oltre il previsto.

Comunque, considerati tutti i disagi relativi alla mancanza di un campo dove allenarsi per praticamente 4 mesi, la prima parte di stagione della squadra allenata da Giovanni Iovine può definirsi positiva, anche se ad un tratto si è addirittura immaginato che potesse iniziare a lottare per la promozione diretta in Eccellenza con Pianura ed Ischia.

Evidentemente, la dimensione dei procidani non è quella, anche valutando attentamente come è andato il mercato dicembrino: all’uscita di Improta ha fatto seguito il ritorno di Enea Coppola, poi sono stati fatti movimenti significativi. Di quanto esposto poc’anzi e di altro, ne abbiamo parlato con il capitano della compagine isolana, Giovanni Micallo. Ecco le parole del forte difensore.

Micallo, il Procida non ha chiuso bene il girone di andata. Avete perso malamente contro l’Ercolano, proprio nel giorno in cui lo Spinetti riapriva alle partite ufficiali. Siete andati in black out…
“Diciamo che il rammarico più grande è stato proprio il non riuscire a tornare sul nostro campo, quantomeno con una buona prestazione. Già abbiamo chiesto scusa, sia ai tifosi che alla società. Però, se analizziamo un po’ come si è arrivati ad oggi, si può dire che stare tanto tempo senza un campo su cui allenarsi, alla lunga ti porta a concedere qualcosa. Abbiamo perso contro l’Ercolano, che gioca bene, è migliorata e corre, quindi era l’avversario peggiore in quel momento. Poi, si deve dire che abbiamo perso Russo dopo pochi minuti ed abbiamo giocato con un non difensore centrale al mio fianco, poi è capitata la giornata storta di 5-6 calciatori. Si è messo un po’ di tutto. E’ un peccato aver chiuso il girone di andata in questo modo, ma credo che ci vadano fatti gli applausi per quanto fatto fino ad oggi”.

Quando ha pesato il non avere un campo, quindi l’allenarsi una volta in strada, una volta in palestra ed una volta sul campo di calcetto, sul vostro rendimento totale in questo girone di andata appena chiuso?
“Fino ad oggi ho parlato poco di questo problema, perché non volevo che qualche compagno potesse crearsi un alibi, anche inconscio. Ma sfido chiunque, dalla Prima Categoria alle serie più importanti, a fare calcio come l’abbiamo fatto noi. Veramente, andare una volta a correre sulla spiaggia, una volta sulla scogliera non è facile. Il massimo che abbiamo avuto è stato un campo di calcetto per fare la rifinitura e delle partitelle. E’ molto difficile andare in campo la domenica senza aver provato niente. Per noi è stato un grosso handicap. Infatti siamo ancora un cantiere aperto, anche come società stiamo migliorando man mano. La nostra fortuna è l’avere un blocco unito, che gioca insieme da 2 anni. Forse questo è stato il segreto dei nostri risultati, ma il resto ha influito tantissimo”.

Nonostante tutti i problemi, per un attimo abbiamo pensato che il Procida potesse ambire alle più alte vette della classifica. Ora vi siete attestati nei play off. Ma, secondo lei, qual è la vera dimensione della vostra squadra? Gli spareggi per l’Eccellenza, qualcosa di meno o qualcosa di più?
“In verità, quando parlai col presidente Cesarano la prima volta, gli dissi che avremo avuto un anno in salita. Per noi calciatori, per i tecnici e per la società lo sarebbe stato. Perché, come organico ci siamo ridimensionati ed abbiamo iniziato un discorso quasi interamente procidano, ovvero inserire in Prima Squadra ragazzi provenienti dalla Juniores, che stanno facendo bene e stanno crescendo. Noi puntiamo a crescere come squadra e società, tenendo vivo il discorso della procidanità del club. I giovani devono crescere in modo che fra 10 anni il Procida possa essere quasi interamente fatto da procidani, potendo attingere dal suo Settore Giovanile. Questo si fa negli anni, ma abbiamo iniziato adesso. Si deve crescere. Certo, in classifica siamo li, fa piacere, ma il nostro primo obiettivo deve essere quello appena descritto. Se dovessimo riuscirci, poi vedremo anche la classifica come sarà. Onestamente, avendole incontrate tutte, dico una cosa…”.

Quale?
“Credo che l’Ischia abbia qualcosa in più rispetto a tutte, anche perché è una grande piazza. Poi c’è il Pianura e poi ancora altre 5-6 squadre, che possono giocarsi i play off. Il Procida è in questo gruppo ed alla fine più chiudere al terzo posto oppure fuori dai play off. Poi, il girone di ritorno è un campionato a parte e tutto può succedere. Oggi, la squadra più in forma è l’Ercolano, ma le cose possono cambiare. C’è stato un momento che anche noi sembrava potessimo spaccare il mondo, poi è passato. Anche l’Ischia sta attraversando un momento buono, con risultati importanti anche se non sta giocando benissimo. Questo vuol dire che la squadra è importante. Ma è anche giusto che l’Ischia torni in Eccellenza, tenerla in Promozione non è buona per tutto”.

La crescita dell’ambiente Procida, passa anche per la guida che possono dare i più anziani, come lei e come gli altri. Sappiamo che lei ha deciso di chiudere la carriera in biancorosso, ma ultimamente – me lo confermerà, credo – le è arrivata qualche offerta che l’ha fatta vacillare. Vero?
“In questa stagione dovevo restare a Procida, dove mi avrebbe legato anche un discorso professionale. Poi, le cose non si sono concretizzate in un certo modo ed a quel punto sono nati un po’ di problemi. In quei momenti, mi è arrivata una grossa proposta economica. Non avevo ancora parlato con la società, ma è normale che di fronte a certe cifre uno rifletta. Poi, è bastata una chiacchierata col presidente per trovare un punto d’incontro. Ormai sono a Procida da 5 anni e, quindi, anche di fronte ad una offerta molto importante, pensa a trovare una soluzione con la società con cui è tesserato. Non si cambia da un giorno all’altro per qualche soldo in più”.

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