Metanopoli. Sfilano dinanzi ai giudici i vertici della Cpl Concordia

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UDIENZA. Sono testi chiamati a deporre dal pubblico ministero Celeste Carrano: l’ex vice presidente Guarneri e l’allora responsabile dell’ufficio legale Costa. Per chiarire il contratto di consulenza all’avv. Massimo Ferrandino. Una testimonianza che non ha fatto emergere alcuna incongruenza tale da confermare l’assunto accusatorio di una corruzione mascherata

Si è iniziato ad ascoltare i testimoni che il pubblico ministero Celeste Carrano ha ottenuto dal tribunale l’autorizzazione a convocare. Per affrontare il nodo del rapporto intercorso tra gli attuali due imputati, il sindaco d’Ischia Giosi Ferrandino e il responsabile dell’Ufficio tecnico Silvano Arcamone. Per sbrogliare la matassa in ordine al reato di corruzione per l’esercizio delle funzioni, che di fatto è stato derubricato dal tribunale del riesame allorquando venne discussa da parte dei difensori la revoca della misura coercitiva. Per i giudici, non eravamo nell’ambito della corruzione, ma in una ipotesi meno gravosa. Mantenendo nel contesto le esigenze cautelari che vennero confermate per tutto il vertice della Cpl Concordia e soprattutto per coloro che rispondevano anche di associazione per delinquere, per Ferrandino e Arcamone.
Il pubblico ministero ad un certo punto dell’esame del teste Luca Costa, che all’epoca dei fatti ricopriva la carica di responsabile dell’ufficio legale della Cpl Concordia, ha cercato in tutti i modi di dimostrare che il contratto di consulenza che era stato firmato in favore dell’avv. Massimo Ferrandino altro non era che una partita di giro di natura corruttiva. E lo ha dovuto spiegare innanzitutto al presidente, quando alcune domande non sono state ritenute necessarie per chiarire la contestazione che viene fatta ai due imputati. Per il pubblico ministero il castello accusatorio si poggia su un presupposto preciso: Massimo Ferrandino ottiene a 2.500 euro lordi al mese il contratto di consulenza con la Concordia e questo sarebbe il pagamento di una parte dei favori che avrebbe fatto il sindaco d’Ischia alla cooperativa modenese. Più arduo è stato dimostrarlo con l’esame del Costa e soprattutto con quello di Guarneri, che all’epoca ricopriva la carica di vice presidente della Cpl. Dall’altro la difesa ha invece tentato di dimostrare che un sistema così come prospettato dall’accusa si regge soltanto se quei soldi vengono regalati senza fare alcunché. Depositando documentazione, facendo domande pertinenti ai testi sulle molteplici attività legali svolte dall’avv. Massimo Ferrandino. In sintesi il dibattimento ha dimostrato che è stato del tutto difficile dimostrare che siamo in quell’ambito prospettato dall’accusa. Anche perché ad un certo punto questi ex dirigenti della Cpl Concordia hanno dovuto ammettere alcune circostanze.
Ma prima di entrare direttamente nel merito delle risposte, è indispensabile chiarire di cosa rispondono i due imputati. in un’articolata contestazione che tocca alcuni aspetti dei rapporti che sono intercorsi tra la Cpl e la famiglia Ferrandino: «Perché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, Ferrandino Giuseppe, nella sua qualità di pubblico ufficiale Sindaco del Comune di Ischia (già Sindaco del Comune di Casamicciola Terme dal 2002 al 2007), nell’esercizio di tale funzione e abusando di tale qualità – essendo, tra l’altro, Sindaco del Comune capofila per l’opera pubblica di metanizzazione dell’intera isola di Ischia – per consentire alla Cpl Concordia la aggiudicazione e l’assegnazione dei lavori relativi alla “metanizzazione” del Comune di Ischia e alla successiva gestione in concessione di tali impianti (e dunque per adottare o per far adottare dai tecnici e dai funzionari del predetto Comune, ed in particolare da Arcamone Silvano, longa manus del Sindaco Giuseppe Ferrandino, i relativi provvedimenti e i relativi atti inerenti ai suddetti lavori e alle conseguenti varianti), nonché per favorire ed accreditare la Cpl presso i Sindaci degli altri Comuni dell’Isola di Ischia (Casamicciola, Lacco Ameno, Forio) consorziati per la realizzazione della medesima opera pubblica, provvedendo in tale prospettiva a sollecitare e a “pressare” in tal senso i predetti Amministratori, si faceva promettere e poi anche dare indebitamente, per sé e per i suoi familiari, da Simone Francesco (responsabile delle relazioni istituzionali della predetta Cpl), Verrini Nicola e da Casari Roberto (Presidente della suddetta Cpl) danaro ed altre utilità, consistite in particolare:
nella stipula di due fittizie convenzioni (con la corresponsione dell’importo previsto dalle convenzioni medesime), per gli anni 20I3 e 2014, con l’Hotel Le Querce di Ischia – albergo di proprietà della famiglia del Sindaco Ferrandino Giuseppe – sottoscritte dal Presidente Casari e da Ferrandino Giovanni Giuseppe, padre del più volte citato Sindaco Ferrandino Giuseppe (convenzioni che prevedono l’impegno da parte della Cpl Concordia ad erogare la somma di circa 165.000 euro, per ciascuna delle suddette annualità, alla società alberghiera della famiglia del Sindaco Giuseppe Ferrandino a fronte dell’impegno della stessa società di “mantenere a disposizione” della Cpl, in persona dei dipendenti che di volta in volta intendessero usufruirne, 7 stanze di albergo per le stagioni estive 2013 e 2014 (con l’esclusione del periodo compreso tra il 10 e il 24 agosto) e per il Capodanno del 2013 e 2014;
nella assunzione da parte della Cpl Concordia di Ferrandino Massimo, fratello di Ferrandino Giuseppe, quale consulente della medesima società, nonché nell’assunzione di numerose altre persone presso la stessa Cpl e nella espressa indicazione ai dirigenti della predetta società cooperativa di un giornale (locale), diverso dal Golfo, sul quale essa avrebbe dovuto fare la pubblicità;
nel pagamento di un viaggio in Tunisia (pagato dalla Cpl allo stesso Sindaco Ferrandino G.), asservendo, in tal modo, l’esercizio della richiamata pubblica funzione alle esigenze della Cpl, aggiudicataria o meglio assegnataria dei lavori pubblici per la realizzazione dell’opera di metanizzazione dei Comuni prima di Ischia e poi del Consorzio costituito dai Comuni Casamicciola, Lacco Ameno e Barano.
Essendo stato commesso il fatto con il contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato.
Accertati in Ischia nel 2013 – Commessi in Ischia dal 2007 fino al 2014 con condotta reiterata e perdurante».
Quest’udienza è stata incentrata esclusivamente sul rapporto intercorso tra Massimo Ferrandino e la cooperativa che si era aggiudicata i lavori di realizzazione della rete di metanizzazione ad Ischia. Anche se la sua posizione è attualmente al vaglio di altra autorità giudiziaria e più specificatamente quella di Modena. Interessa molto alla Procura questo aspetto, perché ritiene che vi siano delle concatenazioni tra le varie posizioni, un unicum che porta al reato consumato. Il Costa ha spiegato che il rapporto con la Cpl era stato molto semplice: «Fu il Casari (all’epoca presidente della cooperativa, ndr) a consegnarmi il contratto di consulenza tra la Cpl e l’avv. Ferrandino. Con un contratto iniziale che venne poi prolungato a cinque anni ad una cifra di 2.500 euro lordi. Il Ferrandino svolgeva l’attività prevalentemente a Roma, presso l’ufficio di rappresentanza della Cpl dove si recava due volte a settimana. Si occupava di contratti e di attività legali».
Non sa di preciso quali fossero i rapporti che intercorrevano con i vertici della Concordia e non ha saputo dire nulla di più in ordine ad una vicenda giudiziaria presso il tribunale di Vallo della Lucania dove l’avv. Ferrandino rappresentava Casari in un contenzioso che riguardava aspetti immobiliari. Su un altro punto è stato chiaro: «Ho saputo solo successivamente che era il fratello del sindaco di Ischia».
La difesa ha posto l’accento su tutta una serie di contratti di consulenza che erano stati commissionati dalla stessa Cpl alla studio Montale, che «per uno studio di fattibilità per un investimento in Romania e in Canada, la Cpl dovette sborsare 80.000 e 450.000 euro. Che io definii vergognose e che non portarono a nulla. Tutto venne deciso dall’alto».
E ritornando al fratello del sindaco, lo stesso Costa ha poi spiegato di «aver saputo che il Ferrandino si era attivato per svolgere alcune attività per espandere gli interessi della Cpl nel perfezionare contratti per l’aggiudicazione dei lavori presso la Città del Vaticano. O come sviluppare un rapporto con un importante immobiliarista di Roma di cui non so dire il cognome».
Un altro accenno è stato fatto in ordine al famoso contratto stipulato tra l’amministratore dell’Hotel Le Querce e la stessa Cpl: «Di questo ho saputo solo successivamente ed è stato gestito ai massimi livelli della Cpl ed in particolare direttamente dalla sede di Roma».
Dopo le perquisizioni che vennero fatte nelle sedi di Roma e Modena della Cpl, si scatenarono una serie di iniziative atte a capire cosa stesse accadendo e il Costa ha spiegato al tribunale che vennero «predisposte delle verifiche interne ritenute necessarie nell’ambito dell’inchiesta penale. Posso dire che le fatture che giungevano presso l’ufficio legale non venivano vistate fino a quando non vennero eseguiti i necessari controlli. Ma in quel periodo preciso, prima delle perquisizioni, il Ferrandino non era più un nostro consulente, si era dimesso».
Il pubblico ministero che ha chiuso l’esame è ritornato sul lavoro svolto dal fratello del primo cittadino e il Costa in una circostanza legata proprio al giugno del 2014, aveva scritto a Verrini per sapere quale lavoro avesse svolto l’avv. Ferrandino. Non ottenendo risposta dal responsabile dell’ufficio commerciale della Cpl. Una risposta che non poteva pervenire in quanto si era dimesso dall’incarico. Anche se poi ha aggiunto che «aveva un contratto abbastanza ampio. Liquidavo le sue fatture in base alla fiducia del collega che me le portava. Senza che mi venisse detto quale attività avesse svolto».
L’unica anomalia che ha riscontrato il Costa in questa consulenza è che «non erano state rispettate le procedure interne alla cooperativa».
Un altro passaggio ancora sul rapporto con l’hotel di famiglia: «Ricordo benissimo che la convenzione con l’Hotel Le Querce ebbe una importante pubblicizzazione con dei volantini che vennero distribuiti in tutti gli uffici della Cpl e ad altre società legate».
Poi c’è un rapporto che non tocca da vicino i Ferrandino, ma su cui però il pm ha voluto insistere, ossia il ruolo di Simone, altro personaggio coinvolto in questa inchiesta, per capire quale ruolo ricoprisse all’epoca: «La sua posizione era legata allo sviluppo commerciale in particolar modo in Tunisia tramite una sua società, la Tui. Poi venne costituita una società apposita di cui il 90% del capitale era della Cpl e il restante di Simone, per meglio sviluppare i rapporti che intercorrevano con la Tunisia».
La testimonianza del vice presidente Guarneri suppergiù ricalca quanto dichiarato dal Costa. Il Guarneri, per farla breve, ha dichiarato che di contratti di consulenza con alcuni professionisti ne aveva sottoscritti a decine. Una soluzione obbligata, perché era inimmaginabile poter seguire tutti i contenziosi che aveva nei luoghi ove operava ed essendo l’ufficio legale di Modena composto da tre-quattro persone che nella maggior parte dei casi si occupavano del coordinamento e di seguire le pratiche nella regione Emilia-Romagna. Venivano pagate consulenze anche di molto superiori, in alcuni casi per procedimenti dinanzi alla giustizia amministrativa. Ha poi spiegato che non c’era bisogno del voto del consiglio di amministrazione per approvare le varie consulenze. All’epoca al presidente Casari erano stati concessi ampi margini di manovra con una spesa ben superiore al previsto.

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