McDonald’s e BurgerKing… in salsa ischitana

0

Non è la prima volta che McDonald’s (solo per i meno avvezzi al fast food val la pena di ricordare che si tratta del leader mondiale del settore) lanci una campagna come quella appena trascorsa negli Stati Uniti a vantaggio dei bambini ammalati di cancro.

Andando alla ricerca di altri “McHappyDay” (questo il nome della giornata speciale indetta in tutti i punti vendita del paese), ne ho trovato anche uno in Argentina nel 2017 e, a quanto pare, tutto lascia presupporre che al di là delle già tantissime charity actions della Fondazione Ronald McDonald, quella di cui sto per parlarVi si ripeta puntualmente ogni anno, in settembre.

La società di cui il celeberrimo “BigMac” è figlio (un gustoso doppio hamburger in pane soffice guarnito con salse, cipolle tagliate sottili, cetrioli, formaggio e lattuga), ha deciso da tempo di dedicare un’intera giornata di vendite del suo panino “di bandiera” ai bambini ammalati di cancro. Nella stessa giornata, la strategia di comunicazione di BurgerKing, principale competitor di McDonald’s in tutto il mondo, è stata quella di esimersi dalle vendite del “Whopper” (l’equivalente del BigMac in casa del “re”), pubblicizzando l’intenzione di sostenere l’iniziativa del suo principale competitor e mandando finanche la propria mascotte in persona, ove possibile, ad acquistarne uno nel punto vendita della concorrenza. Proprio così! Chiunque andasse in qualsiasi ristorante BurgerKing e ordinasse un sandwich Whopper nel corso del McHappy Day, verrebbe educatamente invitato a recarsi dal McDonald’s più vicino.

Il management di BurgerKing, rispondendo alle domande dei tantissimi cronisti ed addetti ai lavori letteralmente sorpresi dall’iniziativa, non hanno avuto particolari problemi a dichiarare che “dato che McHappyDay accade quattro mesi dopo la nostra iniziativa filantropica istituzionale, abbiamo pensato che fosse una grande opportunità per mettere da parte le differenze e aiutare i nostri concorrenti. Entrambi gli eventi sono abbastanza distanti tra loro. E adoriamo il fatto che chiedere alle persone di acquistare dai nostri concorrenti sia il tipo di cosa che BurgerKing può fare per McDonald’s, ma non potrebbe mai succedere il contrario. È semplicemente una questione di personalità del marchio. La nostra azienda è matura abbastanza per un’azione del genere, anche se ciò significa perdere un po’ di profitto nel processo”.

A quanto pare, non c’è mai stata una risposta ufficiale da parte di McDonald’s all’iniziativa di BurgerKing, ma solo una off the record, con il plauso di molti manager e dipendenti McDonald’s che hanno comunicato con le controparti di BurgerKing, congratulandosi con loro per la campagna e ringraziando per il supporto, ma ovviamente chiedendo di restare in incognito. Nel 2017, in Argentina, McDonald’s ha venduto nel McHappyDay ben oltre 70.000 pezzi in più del 2016 a favore della sua beneficenza e, con tutta probabilità, un notevole contributo alla causa, rispetto all’anno precedente, lo ha dato proprio il sostegno del suo acerrimo concorrente, che di norma non perde occasione per attaccarne le campagne nel tentativo di ridicolizzare il brand agli occhi della clientela.

Come sempre, traspongo questo esempio nella realtà ischitana: prendiamo i bar o i negozi di abbigliamento di Via Roma e Corso Colonna, oppure i ristoratori della Riva Destra e di Ischia Ponte, o ancora gli autonoleggi delle aree portuali, senza per questo escludere i Sindaci dei nostri sei Comuni (e mi fermo qui solo per non tediarVi troppo). Anche solo per un attimo, riusciremmo ad immaginare una simile forma di rispecchio, giocando su un’iniziativa di un proprio “concorrente”, non necessariamente da copiare sic et simpliciter ma sostenendola seppur con il secondo fine di trarne un vantaggio, per così dire, induttivo? Troppo difficile, amici.

Questo significherebbe dover riconoscere i meriti altrui, saper dire “bravo” al nemico della porta accanto senza provare invidia per il fatto che sia riuscito a pensare qualcosa che a noialtri non è neppure passata per la mente. Quindi, è molto più semplice criticarla e, se possibile, combatterla con ogni mezzo a nostra disposizione, piuttosto che comprendere l’importanza di accaparrarsi una pur minima porzione di visibilità e, per il pubblico più attento, i complimenti per avere, una volta tanto, “volato alto”.

Neppure nei momenti di crisi più nera sono stato in grado di assistere, qui sull’Isola, ad intraprese in grado di mettere insieme (ma in modo concreto) attori dello stesso film nel recitare una parte utile a migliorarlo e, in breve tempo, a condividere l’aumento di un monte incassi insperatamente sufficiente a soddisfare le esigenze di tutti pur senza inficiare l’identità di ciascuno. L’istinto malevolo di sopraffazione che tanto ci appartiene e che sta diventando uno degli elementi negativamente pregnanti della nostra Comunità ha sempre avuto il sopravvento, calpestando in nome dell’egoismo, di un’ignoranza ed un’improvvisazione sempre più dilaganti in ogni settore qualsiasi fine più o meno nobile possa mai appartenerci.

E se neppure l’arte del compromesso, che per diffusa accezione comune viene attribuita alla politica (quella vera), sembra essere nota dalle nostre parti, credo che le prospettive residuali di risalire la china siano sempre più ridotte ai minimi termini. Del resto, noi ad Ischia non abbiamo né un McDonald’s né un BurgerKing. E, probabilmente, non è un caso che nessuno dei due brand si sia mai concretamente interessato, nonostante gli oltre sessantatremila stanziali e i milioni di presenze turistiche che totalizziamo ogni anno, ad aprirne uno.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui