Massimo Ielasi: «L’arte ischitana finirà nel dimenticatoio senza un museo»

La mostra in memoria di Peperone a Lacco Ameno. Una grande amicizia: «I quadri di Michele Petroni sembrano surreali, ma non è così. Lui raccontava la storia di Forio, pura realtà». E la frecciata: «A livello culturale sembriamo un paese da terzo mondo»

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Gaetano Di Meglio | Da poco è terminata la mostra “Michele Petroni Forio Mon Amour”, in memoria dell’artista foriano. Massimo Ielasi forse è il miglior esperto di Peperone…
«Ero un grande amico, come anche Corrado D’Ambra, Michele Longobardo e Giorgio Brandi. Con lui ci divertiamo un sacco e facevamo mostre o viaggi. Lui si innamorò subito di Parigi, lo portai lì e lì incontrammo anche il giornalista Giuffrede. Li é nata la famosa frase “Forio Mon Amour”, perché mentre stavamo chiacchierando Peperone disse ad Enrico “perché non te ne vieni a Ischia, che fai a Parigi?”. Lui rispose che a Parigi aveva ancora amici, allora io dissi “Paris Mon Amour” e lui fece la stessa domanda a Peperone, chiedendogli di restare a Parigi dove poteva avere anche successo.

Lui rispose che poi, senza Forio, non avrebbe più dipinto. Enrico, l’amico, disse Forio Mon Amour. I quadri di Peperone sembrano quadri un po’ surreali, fantastici, ma sono realistici, anzi sono la storia di Forio. Vicino ai quadri non vi é un titolo, perché il titolo complessivo é proprio “Forio”, lui racconta la storia di Forio, una pura realtà. Lui quelle cose le vedeva, non le sognava. Il suo amore per Forio è stato grande».

Il concetto di continuare a parlare della sua bara è bellissimo…
“Tutti i quadri di Peperone hanno una vena di ironia, lui faceva ironia su tutto, anche su se stesso. Faccio un esempio: lui fece la bara e all’interno mise i pantaloni, ciabatte, camicia e una foto sua come se stesse li dentro. Al di fuori della bara vi erano come degli oblò e io gli chiesi perché li avesse fatti. Lui rispose: “Aggia sentí cosa dicono i foriani quando io sono morto”. Questo per far capire il personaggio che sembra surreale, ma è reale».

Dopo il Covid sembra che anche nel mondo dell’arte sull’isola si stia iniziando a muovere qualcosa.
«Per l’arte ischitana non si fa nulla. Fino a che non si farà un museo che raccolga le opere degli artisti ischitani, per l’arte isolana non si fa niente. Proprio niente. Benvenuta questa Amministrazione di Lacco Ameno che ci ha regalato questa mostra di Petroni. Ma ricordatevi, tutti gli artisti ischitani andranno a finire nel dimenticatoio proprio perché non esiste un museo dove raccontare la loro storia. Noi abbiamo anche la possibilità di raccogliere e donare una serie di carte topografiche dell’isola di Ischia, ma non c’è un luogo che le possa ricevere. Anche i costumi storici, non vi è un luogo dove mostrarli ai nostri turisti. E’ assurdo. Sembriamo un paese da Terzo Mondo. Tolte le cose che esplodono, molto belle, come il Festival della Filosofia, per altre cose siamo al di sotto della media culturale del Paese».

Facciamo un provocazione. Comunque Ischia continua ad essere Mon Amour di qualcuno. Ad esempio Marchegiani…
«Marchegiani, per 4 o 5 ragazzi quando lui viene qui è un punto di riferimento. Ma è un fatto nostrano, per pochi. Lui dovrebbe essere un personaggio di tutti, se noi avessimo un museo potremmo accogliere le sue opere».

In conclusione un giudizio sul dono del PIDA al comune di Forio.
«Non l’ho vista. L’opera non la discuto, l’artista é bravo. Ma voglio raccontare un episodio che ben si colloca quando accadono queste cose nei centri storici. A Capri proposero l’installazione di una scultura di un artista famoso, Perez, al centro della Piazzetta. Insorsero tutti i capresi perché la scultura di Perez non poteva essere posta lì in quanto si alterava la Piazzetta. Perez capì e non la fece mettere. Invece qui funziona che il primo che arriva posiziona la scultura e basta, senza chiedere se sta bene o meno, se ha un senso o un valore. Si alzano la mattina e realizzano cose assurde di cui a Ischia, in questo momento, siamo pieni».

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