L’allenatore, alla guida di un gruppo giovane, punta sulla compattezza, sulla pazienza e sul sostegno della piazza per dare un’identità forte alla squadra: “Voglio vedere più gente allo stadio, far divertire e far capire che difendiamo il territorio”
L’Ischia Calcio si prepara ad affrontare il campionato di Serie D nel girone G, un raggruppamento che il nuovo tecnico Alessio Martino conosce bene e che considera tra i più competitivi. Tra trasferte insidiose, derby dal sapore antico e un avvio di stagione senza sconti, l’allenatore racconta le sue impressioni sul calendario, le insidie del campionato, il ruolo dei tifosi e la crescita di un gruppo giovane ma ambizioso.
Mister, partiamo dal girone. Era nell’aria il girone G, ora è ufficiale. Che impressioni ha?
“Per me, sinceramente, non cambiava molto. Entrambi i gironi erano affascinanti, anche perché li ho già vissuti. Ho allenato nel girone H il primo anno, poi nel girone F, e oggi mi ritrovo in un raggruppamento dove ho accumulato più panchine con il Gladiator, circa 34. È un girone molto competitivo: le squadre sarde, quelle laziali e anche le campane mantengono alto il livello. Spesso si pensa che questo girone sia più “abbordabile”, ma è un errore. Ci sono difficoltà specifiche della categoria e squadre che giocano un calcio sfrontato. Inoltre, il movimento calcistico laziale porta sempre giovani di qualità, ragazzi che magari sfiorano la Serie A con Roma e Lazio e poi arrivano in Serie D. Non sono “giovani” qualunque. È un girone competitivo, e noi ci faremo trovare pronti”.
Guardando alle campane del girone ci sono Scafatese e Nocerina come possibili protagoniste. Che idea si è fatto?
“Nocerina e Scafatese hanno il peso di dover essere protagoniste e credo che abbiano lavorato bene, sia nelle riconferme sia negli acquisti, per riuscirci. Ma attenzione anche a qualche squadra laziale o sarda: sono realtà solide, con tradizione. Le insidie sono sempre le stesse, soprattutto nelle partite in casa, dove a volte si dà per scontata la vittoria. Noi siamo fiduciosi del lavoro della società e contiamo molto sul supporto dei nostri tifosi. Già l’altro ieri sono venuti a salutarci, ieri un rappresentante della tifoseria organizzata ci ha ricordato cosa significa indossare questa maglia. Io l’ho detto subito ai ragazzi: dobbiamo capire la storia dell’Ischia. Essendo una squadra giovane, chiedo ai tifosi di darci energia e di non far pesare la pressione, che a inizio stagione può condizionare i più inesperti”.
Si parte in trasferta a Cassino, poi il ritorno al Mazzella e subito la Sardegna. Un inizio impegnativo?
“Sì, affronteremo una squadra che l’anno scorso è arrivata nelle prime posizioni e ha cambiato pochissimo, se non l’allenatore. È un gruppo collaudato, che conosce bene il girone e lavora bene dal settore giovanile, un po’ come vogliamo fare noi in futuro. Sarà un avvio difficile, ma in fondo, qualsiasi fosse stata la prima avversaria, l’avremmo affrontata con lo stesso approccio. In casa speriamo di avere il sostegno di più gente possibile e che i lavori allo stadio Mazzella finiscano presto. Poi, andremo avanti partita dopo partita: in Serie D le cose possono cambiare in tre o quattro giorni”.
L’ultima giornata è Ischia-Nocerina. Il “derby” alla fine è un vantaggio o un rischio?
“Prima o poi bisogna affrontarle tutte. Non sono scaramantico: penso che tutto dipenda da noi, anche se la fortuna conta. Ma l’atteggiamento e la fame fanno la differenza. Il nostro obiettivo è chiaro: salvarci in maniera dignitosa, portare più persone allo stadio, dare un’identità alla squadra. Questo è più importante della classifica. Affronteremo la Nocerina con lo stesso rispetto e la stessa determinazione che avremo col Cassino”.
Il test amichevole con il Florio è stato rinviato per problemi fisici. È preoccupato?
“No, fanno parte del gioco. In un giorno abbiamo avuto quattro, cinque, sei defezioni, più altri piccoli problemi già presenti. Saremmo stati costretti a giocare con nove o dieci ragazzini, e non sarebbe stato giusto per loro. Io sono un po’ restio alle amichevoli: mi è capitato di perderle tutte in ritiro e poi fare un grande campionato, oppure vincerle tutte e poi iniziare male. Le amichevoli possono illudere o deprimere, preferisco lavorare in campo e testare la squadra nelle gare ufficiali”.
Coppa Italia il 31 agosto e campionato il 7 settembre. Partenza subito a ritmo alto.
“Meglio così. Il calcio di agosto può significare tutto o niente. Noi dobbiamo pensare a ciò che conta davvero: dal 7 settembre in poi si gioca per i tre punti. La Coppa sarà solo un assaggio, ma sarà utile per capire a che punto siamo”.
Chiudiamo con il ritiro: che gruppo ha trovato?
“Un gruppo che vuole lavorare e che ha bisogno del sostegno dell’ambiente perché è giovane. Io devo essere paziente, pratico e dare un’identità chiara alla squadra. Stiamo lavorando tanto e continueremo a farlo fino al 31, sfruttando ogni giorno per crescere”.







